SU NEW YORK SVENTOLA FALCE E MARTELLO

Da "Il Foglio"

Ci risiamo. Ai tempi di Gordon Gekko erano i giapponesi a far la corte ai simboli di New York, Rockefeller Center in testa. Oggi, respinti i samurai, tocca ai cinesi. In particolare a miss Zhang Xin, pronta a staccare un assegno da 3,4 miliardi di dollari per il 40 per cento del General Motors Building, il grattacielo da 215 metri d'altezza che si affaccia su Central Park, ospitando l'Apple Store e Fao Schwarz, il più famoso negozio di giocattoli del pianeta. Il riferimento a Gordon Gekko non è casuale perché Zhang Xin, 48 anni ben portati, due figli di 10 e 11 anni, convertita nel 2005 alla religione bahai, ha interpretato una piccola parte, quella della commerciante cinese, in "Wall Street 2", il sequel di Oliver Stone.

Ma non è questo ad aver garantito a Zhang, che la rivista Forbes ha inserito in cima alla classifica delle "donne che si sono fatte da sé", una certa notorietà in patria e fuori. La signora Zhang, la donna più ricca di Cina con un patrimonio personale di più di due miliardi di dollari, a capo assieme al marito Pan Shiyi (sposato quando entrambi erano poveri in canna), è uno dei più prolifici autori di Sina Weibo, il Twitter cinese in cui i pensieri di miss Zhang contano cinque milioni di follower.

"E' la coppia più cool ed estroversa di Cina", ha scritto di loro il Times. Lei, che conosce bene le arti del comunicare, disdegna le abitudini dei miliardari: gira in Lexus, non su un'ammiraglia del lusso tipo Ferrari, in aereo non viaggia in prima classe, sera e weekend sono destinati ai figli.

Ai suoi fan, l'imprenditrice distribuisce perle di saggezza spicciola: allarme inquinamento, fatti di cronaca, frecciate contro le crociate per riportare negli Stati Uniti le imprese delocalizzate ("ma chi crede che gli americani vogliono fare il lavoro dei cinesi?"). Le riflessioni più politiche le riserva ai media occidentali. Ecco quel che ha detto a "60 Minutes", programma di culto della tv americana. "Chiedete a un cinese la cosa cui aspira di più. Non vi dirà la casa o il cibo. La gente chiede democrazia".


Tra vent'anni, chiede l'intervistatore? "No, molto prima", dichiara convinta e consapevole del suo ruolo di Giovane leader globale che ricopre al meeting di Davos. C'è da domandarsi se il prossimo sbarco a New York sia solo un'operazione d'affari del più potente tycoon immobiliare cinese, ansioso di mettersi al riparo dal possibile scoppio della bolla del mattone, o una prudente presa di distanza dagli umori di Pechino, ove si fiuta aria di azioni anti corruzione dopo il cambio della guardia.

Un mese fa un'inchiesta del Beijing Times ha accusato la Soho Properties, la casa madre dell'impero di Zhang e del marito (lei amministratore delegato, lui presidente) di complicità in un caso di riciclaggio: una portaborse, ben introdotta nel giro delle licenze edilizie, è risultata proprietaria di 41 appartamenti quasi tutti ceduti dalla Soho, la maggior immobiliare della capitale. Zhang ha subito proclamato la sua innocenza, ovviamente via blog, ma, da donna prudente quanto capace, può aver preso atto che l'aria della capitale, già così inquinata, nei prossimi mesi rischia di esser poco salutare anche per altri motivi.

E' ora, forse, che la tartaruga di mare - come vengono definiti i cinesi rientrati in patria dopo un'esperienza all'estero - riprenda a nuotare verso altri lidi. Non è la prima volta che Zhang deve fare le valigie. I suoi genitori, figli di emigrati in Birmania, rientrarono in Cina nel 1950 per partecipare alla costruzione della patria socialista. Il sogno si infranse durante la Rivoluzione culturale, quando i due furono costretti a divorziare: la madre di Zhang, già traduttrice ufficiale del Partito, riuscì a emigrare a Hong Kong con la figlia.

Dopo cinque anni di lavoro in una fabbrica di elettronica, la giovane Zhang si trasferì in Inghilterra, fino a conseguire, a 27 anni, un master a Cambridge. Poi l'assunzione a Goldman Sachs. Due anni dopo miss Zhang sentì il richiamo delle riforme lanciate da Deng Xiaoping. Di nuovo a Pechino, assieme a Pan Shiyi, di lì a pochi mesi suo marito, dà vita a quella che è diventata la più grande impresa immobiliare privata di Cina che s'appresta a piantare la sua bandierina sui tetti che sovrastano Central Park.

 

ZHANG XIN ZHANG XIN GENERAL MOTORS BUILDING NEW YORK ZHANG XIN E PAN SHIYI GENERAL MOTORS BUILDING NEW YORK

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