POTEVA MANCARE PROPAGANDA FIDE NELLA “RETE” DEL FISCALISTA-SPIA PAOLO OLIVERIO? CERTO CHE NO!

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Nella «rete» di Paolo Oliverio c'era anche Propaganda Fide. Il fiscalista arrestato per gli affari illeciti nella gestione patrimoniale dei padri Camilliani si sarebbe occupato degli immobili della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli e questo sembra confermare quanto la sua rete fosse ben radicata all'interno del Vaticano. Lo racconta ai pm uno dei finanzieri che si era messo al suo servizio e per questo è adesso in carcere.

Assistito dall'avvocato Davide De Caprio, il sottufficiale Alessandro Di Marco - accusato di sequestro di persona per aver tenuto in una caserma per un intero giorno due sacerdoti che si opponevano alla rielezione del generale superiore dei Camilliani Renato Salvatore - ha deciso di rispondere alle domande dei magistrati per cercare di alleggerire la propria posizione chiarendo che «con Oliverio eravamo diventati amici perché io volevo entrare nei servizi segreti, è il mio più grande desiderio da quando sono nella Guardia di Finanza».

E aggiunge: «Ero in condizione di sudditanza nei confronti di Oliverio, ancora oggi penso che abbia potentissimi contatti». Giura di aver prelevato e interrogato i due prelati «perché Oliverio disse che c'era un'istituzione che operava in tutto il mondo al cui interno c'erano fenomeni di mal governo, mi diede un dossier, mi disse che i due sacerdoti stavano operando lo svuotamento delle casse e dunque era nostro interesse capire che cosa stesse accadendo».

Gli appalti della Santa Sede
La ricerca della verità sulla vita di Oliverio appare tutt'altro che conclusa. Lo accusano di aver riciclato i soldi della ‘ndrangheta e dei vecchi esponenti della Banda della Magliana, di aver organizzato ricatti e truffe, di aver fatto da prestanome per grosse operazioni finanziarie.

Di certo c'è che, pur non essendo iscritto all'ordine dei commercialisti, aveva clienti facoltosi che a lui si rivolgevano per risolvere problemi fiscali. Soprattutto che per due anni - da settembre 2009 allo stesso mese del 2011 - ha lavorato per gli 007 dell'Aisi, l'Agenzia per la sicurezza interna. E proprio con una tale «copertura» si sarebbe infiltrato in numerosi ambienti. Adesso bisogna capire per conto di chi, soprattutto con quale obiettivo. Per questo è importante ascoltare che cosa raccontava ai militari suoi complici.

Dichiara Di Marco: «Oliverio mi disse: "Io conosco tanta gente in Propaganda Fide", che gestiva gli immobili, "ho conoscenze importanti" e un mio amico imprenditore era molto interessato a questa cosa. Poi nel corso di una cena mi disse che era il direttore amministrativo della congregazione che a Napoli stava ristrutturando un ospedale». È uno degli affari che gli furono affidati dai Camilliani.

Secondo gli avvocati del superiore generale, Massimiliano Parla e Annarita Colaiuda «Oliverio fu presentato all'Ordine religioso nel corso di una cerimonia di intitolazione cardinalizia di una Basilica minore del centro storico di Roma e fu accreditato non solo come titolare di un importante studio tributario di Roma, ma anche come alto ufficiale della Guardia di Finanza sotto copertura per il suo ruolo nell'ambito dei Servizi Segreti». Si tratta della chiesa di Santa Maria in Aquiro a Roma gestita dal cardinale salesiano Angelo Amato.

I nomi dei potenti
Il finanziere Di Marco racconta che Oliverio parlava molto del suo ruolo nei servizi segreti «e io mi fidavo perché quando gli squillava il telefono io vedevo nomi noti... vantava conoscenze, vantava amicizie con Attilio Befera e personaggi di alto rango istituzionale, con il presidente di Finmeccanica Gianni De Gennaro, con Lorenzo Borgogni di Finmeccanica, con due mesi di anticipo sapeva che De Gennaro sarebbe stato presidente».

Gli inquirenti appaiono convinti che in alcuni casi si trattasse di millanterie per convincere i finanzieri a collaborare con lui visto che alcune «anticipazioni» di nomine erano in realtà uscite sui mezzi di informazione. Lo riconosce lo stesso Di Marco quando afferma: «Mi faceva vedere le telefonate forse per aumentare il suo credito, ancora oggi non so chi sia questa persona, chi è che conosce».

Con Borgogni aveva certamente una partecipazione societaria. E nella zona di Montalcino, dove l'ex manager di Finmeccanica ha una grossa tenuta, Oliverio aveva anche altri interessi. Dice Di Marco: «Ci recammo a Montalcino, non capii bene il senso dell'invito. Mi portò in una località, c'era una villa di Salvatore Ferragamo... Aveva un immobile che stava facendo ristrutturare, Oliverio mi disse che la persona che stava ristrutturando era in soggiorno obbligato».

 

PADRE RENATO SALVATORE GUARDIA DI FINANZAUN PALAZZO DI PROPAGANDA FIDE IN PIAZZA DI SPAGNA il vino di Borgogni

Ultimi Dagoreport

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...