jack ma alibaba

QUEL FURBETTO DEL QUARTIERINO DI JACK MA – FINGE DI ESSERE IL PRIMO CONTRIBUENTE CINESE, MA LA “CASA MADRE” E’ ALLE CAYMAN – INCHIESTA DELLA GABANELLI: ALIBABA E’ PIENA DI PRODOTTI FALSIFICATI. LA SUA FORZA? DA’ LAVORO A 12 MILIONI DI PERSONE

 

Milena Gabanelli per il Corriere della Sera

 

TRUMP JACK MA

Comprare online è molto comodo, ma soprattutto possiamo cercare, di qualunque prodotto, quello che costa meno, certi di trovarlo. Spesso è un prodotto contraffatto made in China, venduto sulle piattaforme Alibaba, il gigante dell' e-commerce che ogni giorno processa 832 milioni di ordini. Sulla sua piattaforma si compra tutto: dall' abbigliamento all' agroalimentare, ai pezzi di ricambio, agli articoli per la casa, ai farmaci, all' elettronica.

 

JACK MA VERSIONE MICHAEL JACKSON

Oggi funziona così: sulle piattaforme, dove ogni giorno approdano migliaia di nuovi venditori, nessuno è obbligato a mostrare la licenza per vendere un certo prodotto. E allora come si difendono le imprese quando si accorgono che qualcuno sta vendendo per esempio le loro scarpe a un prezzo stracciato? Possono lamentarsi con Alibaba, e, se sono in grado di indicare lo specifico venditore, magari quell' offerta viene tolta dalla piattaforma, per ricomparire probabilmente dopo due settimane.

 

Oppure possono rivolgersi all' autorità cinese, che di solito risponde: «Cercatevi un investigatore e trovate la fabbrica dove producono le scarpe contraffatte; dopo noi interveniamo». In pratica, se quel marchio non lo hai registrato in Cina, è impossibile far rimuovere la pubblicità dalle piattaforme, mentre è probabile che lo stesso marchio lo abbia registrato qualcun altro, visto che i cinesi conoscono in tempo reale ogni brand esistente sul mercato internazionale. Il valore del falso ammontava nel 2016 a 1,7 trilioni di dollari, e nei prossimi 5 anni è stimata una crescita del 70 per cento.

 

jack ma

I pirati la fanno franca perché la legge cinese non è chiara, nemmeno per gli avvocati, e alla fine ai proprietari dei marchi non conviene fare causa per almeno tre motivi: 1) i risarcimenti sono bassi; 2) Alibaba ha enormi risorse e grandi avvocati, che hanno una grossa influenza sui Tribunali locali; 3) di solito le aziende stesse vogliono fare affari attraverso il gruppo Alibaba, e se lo denunci, diventa più difficile.

 

JACK MA

Lo scorso giugno, a Detroit, alla presenza di centinaia di imprenditori, il capo di Alibaba, Jack Ma, ha ammesso: «La contraffazione è il nostro cancro». Ogni tanto annuncia la chiusura di qualche migliaio di negozi virtuali, estromette qualche centinaio di operatori, e chiede ai grandi marchi: «Sbarcate qui, perché io voglio un mercato pulito»! Apprezzabile buona volontà, che non sposta il problema di un millimetro, perché chi deve intervenire è il governo cinese, che da una parte dichiara a gran voce di voler proteggere le imprese straniere, ma in anticamera dice: «Non diamo troppa protezione ai brand, altrimenti salta tutta l' industria del falso e Alibaba porta 12 milioni di posti di lavoro».

 

jack ma

Ne è la prova il fatto che, da 5 anni, in Cina stanno elaborando una legge sull' e-commerce, e nell' ultima bozza c' è scritto: «Di fronte a una segnalazione di contraffazione, se il venditore garantisce che non è vero e ne produce documentazione (a sua volta falsa, ndr ), nessuno va in tribunale». Una norma che, per le piattaforme, non prevede alcuna responsabilità, né l' obbligo di approfondire le prove. Il problema non è solo Alibaba: mentre navighi su Internet ti compare la pubblicità di un prodotto, cliccando finisci in un sito, una email, un social media o WhatsApp, dove puoi acquistare quello stesso prodotto (falso).

 

Il 99% dei ricambi e adattatori per iPhone non sono sicuri. Diventa sempre più normale il pagamento in bitcoin, anche se Alibaba oggi non li accetta... non ancora. Si dice: «Segui i soldi, e arriverai al ladro». Ma, con i bitcoin cosa segui?

 

jack ma 1

Il consumatore deve sapere che cercando per ogni prodotto il prezzo più basso, alimenta di fatto la produzione parallela del falso. Il risultato è che le piccole e medie imprese italiane trovano i loro marchi dappertutto, da 1688.com (la piattaforma che vende all' ingrosso, ma dove possono comprare anche i consumatori retail ) a Taobao o altre piattaforme Alibaba.

 

Come fanno a sopravvivere se devono competere con la contraffazione, il mercato nero e i software delle piattaforme che danno la priorità agli articoli che costano meno? Hanno una sola strada: quella di abbassare a loro volta i prezzi. Il che significa abbassare gli stipendi, e ridurre al minimo i contributi e i diritti, quelli a fatica conquistati: le ferie, la malattia, la maternità. Si esce dal territorio sano della libera concorrenza, per entrare in quello malato del dumping sociale.

 

jack ma ah coso

Chi ha la forza di imporre un cambio di rotta sono i titolari dei grandi marchi mondiali e le associazioni di categoria, che dovrebbero investire in una ricerca seria sull' impatto economico e sociale; e poi fare attività di lobbying sui propri governi, spingendoli a fare pressioni sul governo cinese. Su Internet la Cina è il mondo, perché con Dhl spedisce i prodotti, uno per uno, ovunque nel pianeta, e le dogane raramente controllano il singolo pacchetto. Questo vuol dire che se i controlli non partono dalla Cina, non c' è speranza di arrestare la contraffazione globale.

 

GABANELLI

Oggi le previsioni di crescita di Alibaba sono enormi: conta di capitalizzare 1.000 miliardi di dollari entro il 2020, battendo Apple, Alphabet, Amazon, Facebook, Tencent. Il suo fondatore Jack Ma ha dichiarato a Newsweek : «La Cina è cambiata grazie a noi negli ultimi 15 anni. Ora speriamo che il mondo cambi grazie a noi nei prossimi quindici». Il colosso sta facendo acquisizioni e investimenti in tutti i settori e in tutto il mondo: dalle società che si occupano di distribuzione a catene di negozi e supermercati, dalla stampa ai media, dalle lotterie, allo sport, ai servizi sanitari.

 

Se riuscirà a comprare anche una compagnia di servizi di pagamento (come la Western Union per esempio), sarà più facile costruire una piattaforma fuori dalla Cina, aprendo così le porte a una ben maggior vendita internazionale di prodotti contraffatti. Da un giorno all' altro le cose potrebbero andare dieci volte peggio. Il governo americano ha appena rifiutato la richiesta di Alibaba di comprare MoneyGram. Grazie Trump, onestamente.

 

the heavens alle isole cayman 1

Nota finale: secondo Jack Ma, l' evasione fiscale non solo è illegale, ma soprattutto immorale e ha dichiarato che ogni impresa deve pagare la sua parte attraverso le tasse, visto che le aziende possono lavorare solo grazie all' infrastruttura pagata dai cittadini. Quindi, quanto paga questo colosso in tasse?

 

Secondo il South China Morning Post , giornale posseduto da Alibaba, il gigante di e-commerce e la sua affiliata finanziaria Ant Financial hanno pagato, nel 2016, un totale di 3,5 miliardi di dollari di tasse, continuando a essere il maggior contribuente della Cina. C' è però un «MA» (inteso come congiunzione avversativa): tutti i rami dell' ecosistema Alibaba sono attaccati al tronco della società madre, l' Alibaba Group Holding Limited, che ha sede nelle Cayman Islands. E quanto paga di tasse? Zero, perché alle Cayman non è previsto nessun tipo di tassazione per le società.

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