boschi etruria

COSI’ HANNO SPOLPATO BANCA ETRURIA - LA RELAZIONE DEL COMMISSARIO LIQUIDATORE INCHIODA I VERTICI DELLA BANCA, COMPRESO IL PAPA’ DELLA BOSCHI. UNA MAREA DI CONFLITTI D’INTERESSE, CONSULENZE ALLE STELLE

Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera

 

LUCIANO NATALONILUCIANO NATALONI

Il dissesto di Banca Etruria è stato provocato «dall' inerzia e dall' inadeguatezza degli organi di governo della società a fronte della gravità della situazione aziendale». È un durissimo atto di accusa nei confronti dei componenti dell' ultimo Consiglio di amministrazione la relazione del commissario liquidatore Giuseppe Santoni consegnata alla procura di Arezzo.

 

E contiene nuovi elementi per l' accusa di bancarotta fraudolenta già contestata all' ex presidente Lorenzo Rosi, ai suoi vice Alfredo Berni e Pierluigi Boschi (padre del ministro Maria Elena) oltre che ai componenti del cda entrato in carica nel maggio 2014.

 

Perché evidenzia «le gravi carenze di controllo interno» e sottolinea come «nel biennio 2013-2104 ci sia stata un' esplosione delle spese di consulenza». E per questo sembra dare per scontata la necessità di avviare l' azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori. Un' iniziativa che si affianca a quella della Banca d' Italia che ha già emesso le sanzioni.

lorenzo rosi pier luigi boschilorenzo rosi pier luigi boschi

 

Il buco da 280 milioni

Scrive Santoni: «Gli organi della procedura di liquidazione coatta amministrativa stanno valutando se intraprendere, acquisita la necessaria autorizzazione, azione di responsabilità civile nei confronti degli ex esponenti aziendali innanzi al Tribunale di Firenze o altro Tribunale competente.

 

pier luigi   boschipier luigi boschi

In ogni caso, l' eventuale risultato positivo della azione di responsabilità andrà a beneficio della banca ponte e dei suoi aventi causa, in quanto cessionari di tutte le attività e delle passività di Banca Etruria. Tale disposizione trova la sua giustificazione nella necessità di ridurre il grave sbilancio negativo con il quale l' operazione di cessione si è realizzata».

 

Il commissario sottolinea «il permanere di un grave deficit che può essere ad oggi quantificato in circa 280 milioni di euro e necessita tuttora di essere colmato. Al riguardo, occorre altresì tenere in conto la circostanza che, a sua volta, l' ente ponte creditore, è però debitore di un ben maggiore importo, nei confronti del Fondo di Risoluzione per l' intervento della sua capitalizzazione nel novembre 2015».

 

I conflitti di interesse

fotomontaggi maria elena boschi e banca etruria  4fotomontaggi maria elena boschi e banca etruria 4

Rosi e il consigliere Luciano Nataloni sono sotto inchiesta per non aver dichiarato di avere un interesse personale nell' azienda che aveva ottenuto un finanziamento. Situazione analoga si scopre ora per l' ex presidente Giuseppe Fornasari e per Paolo Schiatti, vicedirettore della banca dal 31 gennaio 2008 al 31 dicembre 2012: suo fratello Carlo è stato amministratore della High Facing srl dal 2006 al 2014.

 

L' azienda «risultava debitrice nei confronti di Etruria per 3 milioni e 159 mila euro di cui erano accantonati come perdite 2 milioni e 925 mila euro». Non è l' unico. Santoni ricorda come già gli ispettori di Bankitalia avessero scoperto «che tredici amministratori e cinque sindaci avevano interessi in 198 posizioni di fido, per un importo totale accordato al 30 settembre 2014 di circa 185 milioni di euro, con 142 milioni di utilizzato». Di loro si sta occupando il pool di pubblici ministeri coordinati dal procuratore Roberto Rossi proprio per l' eventuale contestazione penale.

 

I crediti «deteriorati»

protesta dei risparmiatori davanti banca etruria  8protesta dei risparmiatori davanti banca etruria 8

Nella sua relazione il commissario si sofferma sulla «carenza di iniziative per affrontare il tema cruciale della gestione delle circa 16.000 posizioni deteriorate, come emerge dai report gestionali della banca».

 

Poi elenca «le tre principali anomalie di gestione emerse: la struttura di recupero credito non è cresciuta proporzionalmente alla crescita del portafoglio sofferenze; il ricorso alle società di recupero esterno non è cresciuto proporzionalmente alla crescita del portafoglio sofferenze; i processi e i sistemi It abilitanti sono rimasti ancora quelli tipici di una fase precrisi».

 

In realtà già nel 2013 gli ispettori di Bankitalia avevano rilevato «la sistematica tendenza della banca a ritardare la classificazione a sofferenza delle posizioni incagliate, anche in presenza di un evidente stato di dissesto». E secondo Santoni «tale conclusione era dimostrata dalla rilevante percentuale di posizioni riclassificate tra le partite deteriorate su indicazione degli ispettori.

protesta dei risparmiatori davanti banca etruria  7protesta dei risparmiatori davanti banca etruria 7

 

protesta dei risparmiatori davanti banca etruria  6protesta dei risparmiatori davanti banca etruria 6

Tali ritardi, in parte dovuti anche alla eccessiva tendenza di concedere proroghe e riscadenzamenti, pur in mancanza di una sostanziale modificazione della situazione economico-finanziaria degli affidati, ovvero alla tendenza a riclassificare in bonis posizioni già incagliate, ma per le quali erano stati soltanto sottoscritti dei piani di rientro, ovvero posizioni preristrutturate, vale a dire caratterizzate da un elevato grado di anomalia (quale la presentazione di una proposta di concordato preventivo)» .

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…