1- LA STAGIONE DEI SALDI È COMINCIATA. ADESSO È LA VOLTA DEI RUSSI CHE SBARCANO ALLA GRANDE IN UNICREDIT. DOMANI POTREBBE TOCCARE ALLA DISASTRATA MPS DOVE PROFUMO HA DOVUTO TRANGUGIARE I TREMONTI BOND CHE AVEVA SEMPRE DISPREZZATO 2- LA CAMPAGNA ‘’ITALIA LIQUIDA TUTTO AL MIGLIOR OFFERENTE’’ È APPENA ALL’INIZIO E DOPO LE BANCHE C’È DA SCOMMETTERE CHE QUALCHE “COLONIZZATORE” METTERÀ GLI OCCHI ANCHE SU ENI, ENEL E FINMECCANICA, LA LINEA MAGINOT DEL CAPITALISMO ITALIANO 3- SE UNICREDIT RUSSA A TERMINI IMERESE ARRIVANO I TURCHI? ( MARPIONNE NON SA COME CHIUDERE UNA VOLTA PER TUTTE I CANCELLI DI QUELLA FAMOSA “FABBRICA ITALIA”) 4- CHE FINE FARÀ GIOVANNI CASTELLANETA QUANDO IL GOVERNO DARÀ VITA ALLA FUSIONE E ALLA VENDITA DELLA SACE CHE DOVREBBE ESSERE ACQUISTATA DALLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI CON UNA PARTITA DI GIRO DA 10 MILIARDI CHE LASCIA PERPLESSI 5- CONI DELLE MIE BRAME: MALAGÒ SI CHIAMA FUORI E IL PETRUCCIANO PAGNOZZI SI SCALDA

1- LA STAGIONE DEI SALDI È COMINCIATA
Gli uscieri di Unicredit stavano lasciando piazza Cordusio quando ieri sera poco prima di cena è arrivata come una bomba la notizia dell'acquisto del 5% del capitale della banca da parte del fondo straniero Pamplona.

Lo stupore è stato grande non solo per l'entità dell'operazione che comporta un esborso di oltre 419 milioni, ma anche per il nome del soggetto acquirente. Per un attimo gli uscieri hanno pensato che si trattasse di un fondo spagnolo e i più colti hanno ricordato che Pamplona è la città amata da Hemingway e Picasso dove ogni anno tra il 7 e il 14 luglio si festeggia San Firmino con la corsa dei tori che fa imbufalire gli animalisti.

L'idea che gli spagnoli disastrati potessero entrare nel capitale della banca come secondo azionista dopo il fondo sovrano Aabar di Abu Dhabi sembrava incredibile, ma poco prima delle 20 qualcuno degli uscieri ha pensato di smanettare su internet e di andare a cercare la verità nel sito "Linkiesta" che vede tra gli 80 soci sottoscrittori anche Alessandro Profumo.

È stata un'idea felice perché sul sito sono apparsi dettagli precisi sul fondo Pamplona che ha la sede sociale in Park Lane e non ha nulla a che fare con la finanza iberica.

È un fondo apparentemente britannico che nel 2001 è stato creato da Alex Knaster, un ex-oligarca russo amico di Putin. Questo personaggio di origine ebrea ha un curriculum che lo ha visto attraversare da ingegnere le attività petrolifere nel Golfo del Messico per poi approdare presso il Credit Suisse di Mosca e la banca Alfabank, uno dei principali istituti di quel Paese.

Per la sua attività filantropica si è meritato proprio ieri l'elogio del "New York Times", ma la sua forza d'urto è il fondo Pamplona che gestisce qualcosa come 6,5 miliardi di dollari.

Subito dopo aver letto questa notizia sul sito finanziato anche dall'ex-boyscout Alessandro Profumo, gli uscieri hanno letto il comunicato stampa di Pamplona che esalta l'operazione di acquisto del 5% e spiega come le risorse siano state trovate anche grazie a un finanziamento a medio termine da parte della sede londinese di Deutsche Bank.

"Siamo entusiasti di questo investimento - si legge nel comunicato - e crediamo che il management team di Unicredit possa orientarsi con successo nella crisi europea per rafforzare ulteriormente la posizione della banca". Dopo aver letto queste parole gli uscieri hanno tirato un sospiro di sollievo, ma hanno cominciato a porsi alcune domande. La più importante riguarda il futuro di Unicredit che con l'arrivo dei russi, la presenza di arabi, libici, americani e dei tedeschi di Allianz, accentua sicuramente la dimensione internazionale della banca ma rende quasi irrilevante la presenza delle Fondazioni italiane rappresentate al vertice dal massiccio vicepresidente Fabrizio Pallenzona.

Questo non significa che l'italianità di piazza Cordusio sia compromessa e che si debbano attendere ribaltoni al vertice. Anzi, in una situazione di azionariato straniero così frammentato ed eterogeneo il ruolo di Ghizzoni è destinato a rafforzarsi come è avvenuto ad esempio in BNL quando sono arrivati i francesi di Bnp Paribas e hanno lasciato a Fabio Gallia e al presidente Luigino Abete il compito di difendere il tricolore.

A ben guardare si sta realizzando in maniera amplificata il disegno tanto vituperato di Profumo che aveva spalancato le porte ai capitali dell'Est con l'ambizione di fare di Unicredit una banca da Champions League. C'è però un altro interrogativo ben più importante che andando a cena gli uscieri hanno discusso con le loro famiglie, e riguarda il significato "politico" dell'operazione Pamplona. Non c'è dubbio infatti che il simpatico ingegnere Alex Knaster abbia dimostrato con l'aiuto di Deutsche Bank e del manager italiano Marco Lippi (un genovese 50enne che dal 2007 lavora in Pamplona) un tempismo straordinario.

Unicredit è una banca che in un anno ha perso in Borsa il 72,6% e ha dovuto ricorrere a tre aumenti di capitale; questo vuol dire che nonostante gli sforzi del roseo Ghizzoni e del suo braccio destro Nicastro, è una realtà ancora fragile con una capitalizzazione modesta e può diventare preda di capitali stranieri.

Quando nel capitale sono entrati i libici e gli arabi gli uscieri di piazza Cordusio pensavano che l'Istituto sarebbe finito all'ombra della Mezzaluna, poi si sono aggiunte le voci alimentate da una letteratura quasi folcloristica su possibili complotti angloamericani ispirati dalle tenebre di quei salotti come il Bilderberg dove perfino Lilli Gruber è riuscita ad accedere.

L'operazione così massiccia e tempestiva dei russi di Pamplona fa capire che dopo le "locuste" dei derivati è arrivato il momento degli avvoltoi dall'identità fino a ieri sconosciuta che girano per il mondo con immensi capitali e possono comprare ciò che vogliono.

Parlare di "colonizzazione" della finanza italiana è prematuro, e forse questo discorso si potrà fare in maniera più seria dopo il vertice europeo di fine settimana dove si gioca la partita dell'euro.

Resta il fatto che la stagione dei saldi è cominciata. Adesso è la volta dei russi di Pamplona che ostentano meraviglie su Unicredit. Domani potrebbe toccare alla disastrata MontePaschi dove Alessandro Profumo ha dovuto trangugiare i Tremonti bond che aveva sempre disprezzato.

La campagna d'Italia è appena all'inizio e dopo le banche c'è da scommettere che qualche "colonizzatore" metterà gli occhi anche su quei gioielli come Eni, Enel e Finmeccanica che il trio Monti-Grilli-Passera considera la linea Maginot del capitalismo italiano.


2- CHE FINE FARÀ GIOVANNI CASTELLANETA?
Da quando il Governo ha annunciato nel Decreto Sviluppo di voler cedere in blocco Fintecna, Sace e Simest, i vertici di queste società non dormono sonni tranquilli.

In verità questa tensione non disturba più di tanto personaggi come Maurizio Prato, il 71enne ex-manager dell'Iri che ha occupato tante poltrone e che insieme al serafico Vincenzo Dettori è sempre riuscito a scansare l'accusa del "boiardo".

Non è così invece per Giovanni Castellaneta, l'ex-ambasciatore negli Stati Uniti che considera la bellezza del potere di un grado soltanto inferiore a quella della moglie, una bella signora iraniana ammirata durante i party a Villa Florence, la sede dell'ambasciata italiana a Washington.

Quando è tornato in Italia Castellaneta ha provato un certo sbandamento ed è corso a Palazzo Chigi dal suo amico Gianni Letta per trovare un'alternativa degna all'attività diplomatica. Nello spazio di poco tempo il Gran Ciambellano di Berlusconi lo ha sistemato alla presidenza della Sace, la società che assicura l'export e gli ha garantito il posto di consigliere di amministrazione di Finmeccanica.

Va detto che nei quattro anni (2005-2009) trascorsi in America come ambasciatore il buon Castellaneta si è speso molto per la società guidata allora da Pierfrancesco Guarguaglini e ha svolto un ruolo importante nell'acquisizione per 5,2 miliardi da parte di Finmeccanica della statunitense Drs.

Anche oggi a piazza Monte Grappa dove al posto di Guarguaglini si è insediato un anno fa con la sua corte di centurioni Giuseppe Orsi, Castellaneta è considerato un referente di primordine che insieme all'ottuagenario manager Caporaletti può contribuire alle confuse strategie industriali del vertice Finmeccanica.

A lui interessa però sapere soprattutto che fine farà quando il Governo darà vita alla fusione e alla vendita della Sace che dovrebbe essere acquistata dalla Cassa Depositi e Prestiti con una partita di giro da 10 miliardi che lascia perplessi.


3- MAMMA LI TURCHI!
Se ad Unicredit entrano i russi a Termini Imerese dove la Fiat ha tagliato la corda potrebbero arrivare i turchi.

Questa almeno è la voce che corre da venerdì scorso quando sul quotidiano "MF" è apparsa una lettera di intenti firmata dal Gruppo Mermerler Otomotiv che distribuisce automobili in Turchia soprattutto per conto dei cinesi della Chery.

La missiva partita da Ankara è arrivata all'indomani della decisione di Corradino Passera di mettere fuori dai giochi l'imprenditore molisano Massimo Di Risio che per mesi ha fatto intravedere un suo intervento salvifico nello stabilimento siciliano ex-Fiat.

La coincidenza dei tempi non convince nessuno, tantomeno gli operai che considerano l'offerta dei turchi (disponibili a garantire i 15 milioni necessari a Di Risio per portarsi a casa l'ex-impianto Fiat) l'ennesimo stratagemma per guadagnare tempo. Questo giochino di rilanci poco credibili in una situazione di crisi spaventosa del mercato automobilistico, rischia di chiamare in causa Sergio Marpionne.

Domani il manager dal pullover sgualcito tornerà in Italia per cercare di capire il vento che tira dopo il vertice europeo del weekend. Da quando è arrivata la sentenza che obbliga la Fiat a riassumere i 145 operai difesi dal tribuno Landini e dalla Fiom, Marpionne si è chiuso in un silenzio preoccupante. Per qualcuno ha perso smalto e non sa come chiudere una volta per tutte i cancelli di quella famosa "Fabbrica Italia" che è rimasta un libro dei sogni. Per altri si prepara semplicemente ad un annuncio clamoroso con il quale dovrebbe confermare la sua opzione per il mercato americano dove intende aumentare la quota dentro Chrysler fino al 61,8%.

C'è poi da registrare che oggi il quotidiano francese "La Tribune" allude a una partnership con i giapponesi di Suzuki che hanno come socio al 19,9% la Volkswagen. E quest'ultima - sempre secondo il quotidiano economico di Parigi - potrebbe rilevare l'Alfa Romeo, la società che il giovane e talentuoso Luca De Meo, ex-direttore marketing di Fiat, ha sposato lasciandosi alle spalle le miserie del Lingotto e i turchi di Termini Imerese.


4- TRE TOP MANAGER ACEA LASCIANO LE LORO POLTRONE
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che il sindaco dalle scarpe ortopediche ha ottenuto un grande risultato sulla controversa vendita di Acea, la multiutility capitolina per la quale in Campidoglio i consiglieri si sono picchiati come le belve del Colosseo.

Sembra infatti che dopo questo spettacolo tre top manager della società presieduta dal tandem Cremonesi-Staderini abbiano deciso di lasciare le loro poltrone. Si tratta - come scrive il quotidiano "MF" - di Stefano Donnarumma, presidente di Acea Produzione, di Luciano Piacenti, direttore generale dell'Area Ambiente ed Energia e del 52enne direttore finanziario Giovanni Barberis. Quest'ultimo già ai tempi del referendum sull'acqua aveva espresso grandi preoccupazioni e adesso ha deciso di andarsene nella compagnia di trasporti D'Amico Shipping mentre Stefano Donnarumma dovrebbe approdare alla società Aeroporti di Roma".


5- CONI DELLE MIE BRAME: MALAGÃ’ SI CHIAMA FUORI E IL PETRUCCIANO PAGNOZZI SI SCALDA
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che Giovannino Malagò, per gli amici Megalò, ha escluso ieri la sua candidatura per la presidenza del Coni dove Gianni Petrucci sembra intenzionato a lasciare in tempi brevissimi.

La ritirata di Malagò non è stata molto convincente, ma è rimbalzata a Londra dove è stata inaugurata "Casa Italia", la fastosa sede distribuita su sei piani che ospiterà i 272 atleti partecipanti alle Olimpiadi. Alla cerimonia ha fatto gli onori di casa Raffaele Pagnozzi, il braccio destro di Petrucci e suocero di Alessandro Nesta che, nonostante le quotazioni in calo vertiginoso, punta alla presidenza del Coni".

 

 

FEDERICO GHIZZONI alessandro-profumoFABRIZIO PALENZONA ALEX KNASTER MARCO LIPPI jpegCORRADO PASSERA E MARIO MONTI PIER FRANCESCO GUARGUAGLINI GIUSEPPE ORSI LILLA E GIOVANNI CASTELLANETA gianniletta termini imerese fiat Massimo Di RisioSERGIO MARCHIONNE A SIXTY MINUTESSTADERINI ALEMANNO CREMONESI GIOVANNI MALAGO RAFFAELE PAGNOZZI

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