1- MONTI DOPO LA SCALA VA A CANNES A RASSICURARE I SUOI “BOSS” INTERNAZIONALI: “NON SONO PREOCCUPATO, è UNA SITUAZIONE GESTIBILE. ABBIAMO FATTO RIFORME CHE DESTRA E SINISTRA NON AVREBBERO FATTO. NEANCHE GLI ALTRI PAESI” 2- NAPOLITANO HA DECISO: SCIOGLIMENTO DELLE CAMERE A GENNAIO, AL VOTO IL 10 MARZO. IL BANANA ACCONSENTE: “NON VORREI, MA SONO COSTRETTO A TORNARE A PALAZZO CHIGI” 3- IERI IL PREMIER SI è PRESENTATO AL “LOHENGRIN” MILANESE. “LA VEDIAMO PALLIDO”. E LUI: “IL RE SOLE SI è ALLONTANATO DA ME”. RIFERIMENTO AL BANANA O A SIMBOLI DI ALTRA NATURA? 4- ALLA SCALA, TRA CRITICHE ALLA REGIA E INNI POSTICIPATI, ECCO ARRIVARE LAPO E GOGA, FACCI CON LA FACCIA DI SALLUSTI E TUTTA LA FINANZA SCHIERATA, CON GRILLI, SQUINZI E PASSERA. E LA SUA GIOVANNONA SI PRODUCE IN UN BIS DEL GESTO “SCANSA-CAPELLI” DELL'ANNO SCORSO (LE LEZIONI DA FIRST LADY VANNO MESSE A FRUTTO)

Foto di Franco Cavassi per Dagospia


1. MONTI, NON PREOCCUPATO, SITUAZIONE GESTIBILE
(ANSA) - E' preoccupato per quanto sta avvenendo in Italia? ''No, mi sembra una situazione gestibile nella normalita' della vita democratica di un Paese''. Cosi' il premier Mario Monti a margine di un convegno a Cannes.

2. MONTI: QUEST'ANNO PASSI IN AVANTI CHE ALTRI PAESI NON HANNO FATTO
(ASCA) - ''Alcuni pensano che sia curioso che il primo ministro a cui uno dei partiti della sua maggioranza ha tolto l'appoggio si trovi il giorno dopo all'estero. Posso dire che la politica italiana e' complessa come le altre ma quest'anno abbiamo fatto passi avanti che altri paesi hanno considerato di fare ma che non hanno fatto''. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Monti, intervenendo, a Cannes, alla ''World Policy Conference''. 

3. MONTI: FATTE RIFORME CHE DUE MAGGIORI PARTITI NON AVREBBERO POTUTO FARE
(ASCA) - ''Abbiamo fatto lavorare insieme tre partiti che prima non si parlavano nemmeno e due di loro dedicavamo le energie migliori nella delegittimazione biunicova'', adesso ''piano piano ci avviciniamo alle elezioni e uno dei partiti ha ritirato il suo appoggio, un piccolo elemento molto importante, ma vorrei ricordarvi che in un anno e' stata fatta un'operazione di rilanciamento e riforme strutturali che nessuno dei due grandi partiti avrebbero potuto fare in modo isolato''.

4. MONTI, ANCHE DA NOI POPULISMI E PROMESSE ILLUSORIE
(ANSA) - Il fenomeno del populismo ''esiste in molti paesi'' e ''anche in Italia: e' un fenomeno molto diffuso con la tendenza a non vedere la complessita' dei problemi o forse a vederla, ma a nasconderla ai cittadini elettori facendo leva sui loro interessi immediati e senza fare azioni di spiegazioni della complessita' dei problemi come io credo faccia parte dei doveri di chi ha delle responsabilita' politiche''. ''Purtroppo questa scorciatoia - ha aggiunto il capo del governo - verso la ricerca del consenso anche attraverso la presentazioni di promesse illusorie e' un fenomeno che in molti Paesi europei e non solo europei sta caratterizzando la vita politica''.

5. «IL RE SOLE SI È ALLONTANATO» IL PREMIER DELUSO DAL PDL L'AMAREZZA PER IL RINNOVAMENTO DISATTESO
Marco Galluzzo per il "Corriere della Sera"

Che delusione! Mario Monti ci aveva creduto. Gli avevano raccontato che Berlusconi non si sarebbe ricandidato. Che il Pdl sarebbe stato traghettato verso lidi più istituzionali di quelli emotivi di un campagna che si profila come un revival. Che Alfano stava formando una nuova classe dirigente, più giovane e sicuramente europeista, meno incline a considerare la Ue come fonte di guai.

«Che delusione», ha detto Monti apprendendo dell'evoluzione del Pdl, comunicando la sua amarezza per l'assenza di una struttura del partito in grado di fare argine alle scelte del Cavaliere, in grado di un minimo di coerenza. Almeno rispetto ai dubbi, alle dichiarazioni pubbliche e alle chiacchierate private degli ultimi mesi, che lo avevano coinvolto in prima persona.
Sino a poche settimane fa, Berlusconi in testa, una fetta di Pdl chiedeva in modo riservato al premier di candidarsi, per rappresentare il centrodestra.

Ora invece si prepara una campagna elettorale di segno opposto: un modello politico, lui, è divenuto un bersaglio.
Declinare gli argomenti privati del presidente del Consiglio, almeno quelli condivisi a caldo, nel giorno della svolta del partito dell'ex premier, significa incrociare alcune delle riflessioni che è possibile leggere o ascoltare pubblicamente in bocca ai pochi esponenti del Pdl che si sono distinti: da Mario Mauro a Franco Frattini, a tutti coloro che oggi ritengono quella di Berlusconi un'involuzione, che trasmette incertezza ai mercati finanziari, che non è in grado di «scongelare» i voti moderati dall'astensionismo, che certifica l'assenza di una leadership nuova.

I vertici del Partito popolare europeo, come Monti, si auguravano uno scenario diverso. Anche a Bruxelles, se verranno confermati i tratti di una campagna antieuropea, con venature populiste, si legge la decisione del Cavaliere come un'occasione persa. Se il Pd oggi appare irraggiungibile, una diversa offerta politica nel centrodestra avrebbe almeno potuto tenere in vita le ipotesi di un Monti bis, apparentemente tramontate.

A Palazzo Chigi, nel suo staff, lo descrivono «imperturbabile». Preoccupato, sì, ma per i riflessi internazionali delle scelte del Pdl. Per il resto concentrato come sempre sul lavoro, attento a tutti i provvedimenti che ancora devono essere approvati in Parlamento, non ultimo il decreto sull'Ilva, al quale ha lavorato moltissimo e in prima persona. C'è chi gli consiglia di recarsi in Parlamento, per declinare almeno un elenco delle cose necessarie per il Paese, prima di sciogliere le Camere. Se così sarà, certamente sarà uno mossa concordata con Napolitano, alle cui scelte si è rimesso.

In ogni caso, se come sembra Berlusconi non si spingerà sino a sfiduciare l'esecutivo, il Professore resterà a Palazzo Chigi ancora qualche mese. Con un depotenziamento politico che potrebbe avere meno effetti negativi di quelli che appaiono: il «lavoro da completare», cui tiene Monti, riguarda anche l'implementazione di decine di provvedimenti vigenti ma non ancora attuati in modo compiuto. Ma ci sono anche tre Consigli europei molto importanti, da qui a marzo, e forse anche una missione commerciale in Sudamerica.

Uscendo dalla Scala, ieri sera, con accanto la moglie, Mario Monti si è limitato a una battuta: «Il Re Sole si è un po' allontanato da me». Gli era stato fatto notare: «La vediamo un po' pallido». O forse Luigi XIV è il Cavaliere redivivo.


6. GOVERNO IN BILICO, MONTI AL QUIRINALE - «PORTO IO IL PAESE ALLE ELEZIONI»
Alberto Gentili per "Il Messaggero"

«Io vado avanti, continuo a fare il mio lavoro. Porterò il Paese alle elezioni come previsto. Di fatto è cambiato ben poco». Mario Monti, è descritto «pernulla impressionato» dai venti di crisi scatenati dal Pdl. A rassicurarlo è stato il capo dello Stato. In un paio di contatti telefonici, Giorgio Napolitano gli ha illustrato il timing: scioglimento del Parlamento tra il 10 e il 17 gennaio ed elezioni il 10 marzo. Esattamente la data scelta dal presidente e dal professore una ventina di giorni fa. «Ciò dimostra», sostiene uno dei più stretti collaboratori di Monti, «che si stratta di una non-crisi o di una crisi fantasma. Anzi, sarebbe meglio parlare di un percorso verso le elezioni ordinato e composto. E sarà questo governo, come previsto, a gestire il Paese fino al voto di marzo».

Ma non c'è solo tranquillità nell'animo di Monti. Chi gli ha parlato l'ha sentito «amareggiato». Dispiaciuto e un tantino irritato per le accuse scandite da Silvio Berlusconi, Angelino Alfano e da Renato Brunetta. Tant'è che alla Scala, dove è andato in serata con la ferma intenzione di non cambiare alcun appuntamento programmato («dobbiamo dimostrare che tutto va avanti come previsto») e dove è stato contestato da un gruppo di studenti e sindacalisti, si è tolto un sassolino dalla scarpa, ricorrendo all'ironia per fotografare l'atteggiamento del Cavaliere: «Il Re Sole si è un po' allontanato da me...». E parlando con i suoi ha definito «assurdi e strumentali» gli attacchi del Pdl. «Parlano di disastro?! Curioso, se non fosse stato per l'azione del mio governo saremmo al default. E chi parla di dati economici disastrosi, dimentica che se sono stati imposti duri sacrifici è perché abbiamo dovuto rispettare gli impegni assunti dal governo Berlusconi».

Ma sono parole che Monti in questa fase si guarda bene dal pronunciare ufficialmente. Il professore non ha intenzione di alzare la tensione con il Pdl. Piuttosto preferisce dimostrare che «tutto procede come prima». Tant'è, che oltre a confermare la serata ala Scala, oggi sarà a Cannes per partecipare al World Policy conference. «Un appuntamento non molto importante», dicono a palazzo Chigi, «ma il professore ha voluto dare un segnale di serenità, di imperturbabilità». Per la stessa ragione Monti lunedì andrà anche a Oslo per partecipare alla cerimonia di consegna dei premi Nobel.

Eppure, qualche rospo il governo dovrà ingoiarlo. Visto il «tradimento» del Pdl, solo alcuni provvedimenti potranno procedere. Quelli urgentissimi e quelli che hanno già ricevuto il sì di almeno un ramo del Parlamento: la legge di stabilità, il decreto sull'Ilva, la delega fiscale, il milleproroghe, la riforma dell'ordinamento forense.

Ma oltre a portare avanti il lavoro a palazzo Chigi, Monti farà di tutto per rassicurare l'Europa. A cominciare dal vertice europeo della prossima settimana. Il timore è che un'eccessiva conflittualità elettorale e la probabile campagna di Berlusconi contro l'euro e gli impegni sottoscritti dal governo tecnico, possa far perdere credibilità all'Italia. «E far lievitare», dice uno dei suoi consiglieri, «le preoccupazioni sul destino del Paese stretto tra Grillo e il Cavaliere. Il rischio concreto è che si scateni una nuova tempesta finanziaria: l'innalzamento dello spread è il primo, preoccupante, segnale».

A palazzo Chigi bocciano invece l'ipotesi di scongiurare la crisi tentando di far nascere una nuova maggioranza imbarcando i transfughi del Pdl. «Noi non siamo gente che va a caccia di Responsabili di turno...», dice un ministro. Chiara l'allusione alla famosa operazione condotta da Berlusconi nel dicembre del 2010 per restare in sella nonostante l'allontanamento di Gianfranco Fini dal Pdl.

 

7. LA RIVINCITA DI WAGNER
Natalia Aspesi per "la Repubblica"

Grandiosa apoteosi finale dell'inaugurazione della stagione scaligera, un successo appassionato, fiori sui cantanti veramente meravigliosi, applausi senza fine per loro e per il direttore Barenboim, applausi e qualche "buh" per il regista Guth e i suoi collaboratori, del resto genialissimi.

Poi patriottica sorpresa per il premier Monti che l'ha un po' sollevato dall'umore rassegnato al peggio e per tutto l'inclito pubblico in cauto lusso: l'inno nazionale, tradizionale inizio della serata, era saltato, con corrucciata ambascia di molti che immaginavano addirittura una presa di potere di leghisti o grillini. Invece l'inno di Mameli è stato spostato alla fine, per chiudere trionfalmente la lunga serata (Wagner si sa, 4 ore e 50 minuti) in più con l'inusitata partecipazione del meraviglioso coro del teatro.

Eppure all'inizio si era temuta una notte di tregenda, quasi nibelunga, un'inaugurazione della Scala funestata da maledizioni verdiane e da eventi molto menagramo, prima di tutto le ferali notizie che venivano da Roma, dove essendo da ieri il premier impegnato ad affrontare il sinistro agguato del suo inquietante predecessore, poteva anche disertare l'evento, assieme ai ministri, sia pure tecnici. Invece, cinque, sui sei attesi, eccoli fendere le muraglie di polizia e cineoperatori, nel turbinio di neve e di qualche tradizionale striscione di protesta: Giarda, Ornaghi, Grilli, Terzi, anche quell'attraente Passera (con bellissima signora) che dicendo l'altro ieri un'ovvietà, «se si torna indietro non è un bene per l'Italia », aveva fatto infuriare i berluschisti della Camera.

Sola assente tra chi aveva confermato la presenza, la ministra Cancellieri, impegnata a Scampia per gli ultimi tragici eventi. E alla fine è arrivato col suo eterno sorriso benedicente e respingente, anche Mario Monti, un vero figurino nello smoking da gran signore, assieme all'elegante moglie Elsa: neppure il crudele Telramund che dal palcoscenico poco dopo avrebbe cercato di far fuori l'innocente Elsa, avrebbe potuto strappargli una frase criptica tipo Zoroastro, «Il Re Sole si è allontanato da me». Urgono interpretazioni di guru politici.

Ma i casini per questo affascinante Lohengrin non erano finiti: la prima Elsa si era ammalata qualche giorno fa, sostituita per la serata giovani da una seconda Elsa, che poi era rimasta senza voce: come in un finale da film anni 40, furibonde telefonate in tutto il mondo per trovare una terza Elsa in salute, sono approdate ad Annette Dasch, soprano tedesca bella e giovane, già Elsa a Bayreuth nel 2010: e la signora, che il sovrintendente Lissner ha definito «coraggiosa come sanno esserlo solo le donne», è arrivata nella notte, ha cominciato a provare alle 8 di mattina col direttore d'orchestra Barenboim e il regista Claus Guth, alle 5 del pomeriggio, brava anche secondo i diffidenti wagneriani, era pronta ad affrontare un pubblico melopresenzialista, già in gran confusione per l'arrivo sulla scena, tra uomini in marsina e gibus, al cospetto di un re di Germania (il basso René Pape) in divisa da Francesco Giuseppe, di un Lohengrin che anziché assomigliare a quello con elmo e armatura delle figurine Liebig, da sempre il preferito, si presentava come un gran bel giovanotto ricciolone (il celebre tenore tedesco Jonas Kaufmann) in gilet stile Prada e scalzo, eroe per caso, in apparenza inservibile come difensore dell'innocente Elsa, in quanto angosciato come la famosa Sabina Spilrein, ai suoi tempi in cura anche sadomaso dallo psicanalista Ernst Jung.

Naturalmente con gran dispetto dei tradizionalisti che pur che appaia il cigno che trasporta Lohengrin, gli va bene anche piombato malamente dal cielo o cigolante su rotaie, Guth faceva apparire ogni tanto un ragazzo con una sola ala bianca, e anche pioggia di piume qua e là. In più la scelta spettacolare di ambientare la fiaba di origine francese, anziché in quel mitico mondo nordico cui Wagner era già affezionato, nei tempi stessi del compositore, cioè a metà Ottocento: il che ha consentito le spettacolari crinoline, nera per la velenosa e poi perdente Ortrud (il soprano Evelyn Herlitzius) molto simile anche nella pettinatura all'antipatica Cosima anni dopo seconda moglie di Wagner, bianca per la verginale e perseguitata Elsa, come fosse la cinematografica Sissi. La cattiva, per convincere lo sposo Telramund (il baritono Tomas Tomasson) a non darsi vinto dopo che Lohengrin lo ha sconfitto in duello, detto qui Giudizio di Dio, si spoglia e lo spoglia apprestandosi a un congiungimento carnale senza togliersi gli stivali.

Nelle meraviglie musicali wagneriane i due sposi Elsa e Lohengrin evitano il sopraddetto, continuando a dichiararsi amore supremo e torcersi per terra ognuno per conto suo, se non come indemoniati, certo come freudianamente disturbati.
Come quasi sempre, meraviglie per direttore d'orchestra e cantanti, scuotimenti di testa per regia, scene e costumi, che invece, secondo alcuni modernisti, sono riusciti a trasformare una storia del tutto insensata, diventata grandiosamente pazza col libretto scritto da Wagner e grandiosamente sublime nella sua musica, in uno spettacolo che consente diverse interpretazioni e che scatena un'inquietudine al di là del potere dell'opera.

Infatti: forse il Lohengrin depresso e contorto di Guth è in qualche modo Wagner stesso, che forse perché oberato in quel 1848 dalle corna della prima moglie, e l'anno dopo inseguito da un mandato di cattura come rivoluzionario, depresso lo era alquanto. E invece c'è chi vede in quell'eroe fragile e irrisolto, che come capita spesso, fugge da una donna pia ma appiccicosa, il fantasma di re Ludwig II, che ai tempi della stesura del Lohengrin aveva 3 anni, a 13 imparò a memoria il testo e a 16 ebbe dal padre il permesso di assistere a una sua rappresentazione. Fragile di testa, non solo si circondò di cigni veri o finti e si travestì da cigno per i suoi incontri con atletici stallieri e servitori, ma fu sul punto di far fallire il regno coprendo di denaro l'esigente e spendaccione Wagner.

 

Mitico Foyer Diana Bracco Marzotto Michele Vietti Vp Csm Sangalli Squinzi e Mogli Sabina Negri Stefano Boeri Assessore cultura Valeria Marini Veronesi Stephane Lissner Sovrintendente Scala FACCI MASCHERATO DA SALLUSTI ALLA PRIMA DELLA SCALAClaudio Costamagna non era serata Butterfly Passera e Moglie quest'annoLapo Goga CORRADO PASSERA E GIOVANNA SALZA alla Scala l'anno scorso - trova le differenzeGiuseppe Recchi ENI Giovanni Gorno Tempini Vittorio Grilli Alessia Ferruccio Francesco Saverio Borrelli Gabriella Dompe Federico Ghizzoni Unicredit Evelina e Gabriele Galateri di Genola

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