cafonalino ingrao

CAFONALINO CENTENARIO - INGRAO FA 100 E MATTARELLA, NAPOLITANO E SCALFARI (CON L'ESKIMO!) LO CELEBRANO ALLA CAMERA. PECCATO CHE MANCHI IL FESTEGGIATO - BONCO: "SIAMO PAZZI DI PIETRO, LA SUA È UNA STORIA FANTASTICA"

  1. AUGURI INGRAO, E PASSA LA PAURA

Gianni Boncompagni per il “Fatto Quotidiano

pietro ingrao oggi pietro ingrao oggi

 

   È inutile negarlo: noi di una certa età siamo pazzi di Pietro Ingrao. Primo, perché la sua storia è fantastica, lunga e gloriosa. Secondo, perché il suo compleanno centenario ci rende tutti ottimisti. Terzo, perché è un grande. Quarto, perché tutti noi che abbiamo passato i cinquanta, zitti zitti, pensiamo che se il nostro idolo Pietro è arrivato ai cento forse ci arriviamo anche noi e forse li possiamo superare. Insomma una ventata di ottimismo da non sottovalutare. E al nostro Pietro, auguri auguri auguri e auguri.

pietro ingrao ieri pietro ingrao ieri

 

 

  1. INGRAO: LO CELEBRANO MATTARELLA E VECCHIA E NUOVA SINISTRA

 (ANSA) - Vecchia e nuova sinistra uniti nel nome di Ingrao, presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il predecessore, Giorgio Napolitano. Tutti per celebrare e festeggiare il "Patriarca" comunista e i suoi 100 anni con un convegno "Perché la politica" aperto da una prolusione della Presidente della Camera Laura Boldrini nella nuova aula dei Gruppi a Montecitorio.

rosa russo jervolino massimo d alema tortorellarosa russo jervolino massimo d alema tortorella

 

Alle spalle dei due Presidenti tanti volti della sinistra italiana: tra gli altri, Fausto Bertinotti, Nichi Vendola, Massimo D'Alema, Gennaro Migliore, Luciano Violante, Maurizio Landini, il sindaco di Roma Ignazio Marino e Pier Luigi Bersani oltre a Luca Casarini e a tanti esponenti del Pd e della sinistra di ieri e di oggi come Emanuele Macaluso e Alberto Asor Rosa. Il convegno, dopo l'intervento di Laura Boldrini, è stato aperto da Mario Tronti che ha tra l'altro detto che Ingrao rappresenta l'alternativa rispetto a chi ha detto che in politica "si scende in campo; bisogna salire, essere capaci di salire come ha sempre cercato di fare Ingrao".E Tronti ha citato per Ingrao un passo dei Quartetti di Eliot:"Vecchia pietra per nuovi edifici, vecchia legna per nuovi fuochi".

ugo sposetti rosa russo jervolino tortorellaugo sposetti rosa russo jervolino tortorella

 

  1. INGRAO: BOLDRINI, VITA PER DEMOCRAZIA, SINISTRA E LAVORATORI

 (ANSA) - "Quella di Pietro Ingrao è una vita spesa per la democrazia, la sinistra, l'affermazione dei diritti dei lavoratori e per la pace". Lo ha detto la presidente della Camera, Laura Boldrini, durante il convegno 'I cento anni di Ingrao - Perché la politica'. Quella della presidenza della Camera di Pietro Ingrao, tra il 1976 e il 1979, "fu una stagione segnata da importanti riforme approvate in Parlamento, ma anche dall'attacco terroristico". Una prova alla quale Ingrao rispose, ha aggiunto, con "qualità indubbie di coerenza, di tensione etica, di rigore morale".

napolitano mattarella gasparrinapolitano mattarella gasparri

 

  1. BOLDRINI, PARTITI SPESSO PERCEPITI COME TRAMPOLINO LANCIO

 (ANSA) - "Oggi accade che l'attività di partito non incontra l'apprezzamento dell'opinione pubblica anche perché spesso i partiti sono concepiti unicamente come trampolino di lancio per essere candidati ed eletti nelle istituzioni". Lo afferma la presidente della Camera Laura Boldrini, intervenendo al convegno "Perché la politica" in occasione dei 100 anni di Pietro Ingrao. "Quella dell'affarismo, del malaffare, del carrierismo sfrenato, della lotta per il potere personale, non è politica. E' uso cinico della politica e dei suoi strumenti. E proprio questo fa allontanare le persone e le fa disamorare - prosegue - Ma per tenere lontani i veleni che la inquinano, la politica deve essere continuamente alimentata dalle idee, dalle visioni del mondo, dalla cultura".

 

marina sereni napolitano mattarella gasparri marina sereni napolitano mattarella gasparri

"Ingrao per quarantadue anni è stato ininterrottamente deputato, dal 1950 al 1992, quando scelse di non essere ricandidato, senza peraltro cessare la sua attività culturale e politica, che rimase intensa e sempre attenta alle novità che emergevano dalla società italiana e dal contesto internazionale - aggiunge la Boldrini - Per lui il lavoro parlamentare aveva un alto valore in sé, non veniva in secondo piano rispetto all'impegno di partito".

 

laura boldrinilaura boldrini

"La decisione di uscire dalla Segreteria nazionale del PCI, la segreteria di Togliatti, per dedicarsi al lavoro parlamentare suscitò una grande sorpresa, perché quello era un luogo di assoluto rilievo - prosegue la presidente della Camera - Erano tempi in cui lavorare in un partito conferiva prestigio e restituiva un senso generale all' impegno, anche più dell'elezione in Parlamento". "Ingrao scelse il lavoro parlamentare per esprimere appieno la sua passione per il confronto, anche con gli avversari, e per costruire un contatto più diretto e più concreto con una società in profonda trasformazione - conclude - Per una convinzione politica, quindi, non per un vezzo né tantomeno per un interesse personale.

 

ignazio marino pierluigi bersaniignazio marino pierluigi bersani

Anche come Presidente della Camera, oltre che come esponente di primo piano del suo partito e della sinistra, a Ingrao sono state riconosciute da tutti qualità indubbie di coerenza, di tensione etica, di rigore morale. E allora, alla domanda "Perché la politica", si può rispondere anche con l'esempio dato da persone come Pietro Ingrao. Perché la politica è passione civile, è progetto, è partecipazione, è pratica di libertà".

 

 

  1. INGRAO, LA SCHIENA DRITTA DI UN ETERNO SCONFITTO

Riccardo Barenghi per "La Stampa"

 

gaetano uni gennaro migliore fausto bertinotti nicola mancinogaetano uni gennaro migliore fausto bertinotti nicola mancino

Una sera d’estate un bambino rifiuta di fare la pipì nel vasino. I genitori insistono ma niente, lui non cede. Per convincerlo il padre gli promette un regalo, qualsiasi regalo. Il bambino accetta lo scambio, fa la sua pipì, guarda il padre e gli fa: «Voglio la luna». Ma nessuno può dargliela, lui si arrabbia e e sbotta: «E io rivoglio la piscia mia».

 

«VOLEVO LA LUNA»

Quel bambino oggi compie un secolo e si chiama Pietro Ingrao, e questo episodio lo ha raccontato nella sua autobiografia Volevo la luna, pubblicato nel 2006 da Einaudi. Una luna metaforica, chiamiamola comunismo, che Ingrao non ha mai raggiunto. Anche se non ha mai smesso di cercarlo. Nel salotto di casa sua, dove le visite sono limitate a parenti e a pochi amici intimi, ci ritroviamo con la figlia più grande Celeste, suo marito Marco Giorgini e una vecchia amica Giovanna Lumbroso. Ingrao parla poco, stavolta non parla affatto, però ascolta.

fotoricordo con vendolafotoricordo con vendola

 

La stanza è rimasta la stessa da anni, alle pareti molti quadri, qualcuno di Renato Guttuso e di Renzo Vespignani, tutti con dedica a Pietro e Laura. Ci sono molte foto, quelle di viaggi politici, quelle dei figli – cinque: Celeste, Bruna, Chiara, Renata e Guido – quelle dei nipoti. Che sono otto, più dieci pronipoti e uno in arrivo. C’è anche un antica scimitarra che gli regalarono «i compagni vietnamiti», costruita col ferro di un aereo americano abbattuto dai vietcong, una foto di Che Guevara «che però piaceva più a mia madre che a mio padre, lui con Cuba non ha mai avuto un rapporto facile», spiega Celeste che nel frattempo gli sta preparando una sorpresa: una torta con cento candeline, naturalmente rosse.

fabio mussi maurizio landini epifani in prima filafabio mussi maurizio landini epifani in prima fila

 

LA MOGLIE LAURA

La casa di Ingrao sta nel quartiere Italia, a due passi dalla tangenziale che venne costruita nei primi Anni Settanta. Pietro e Laura l’hanno lasciata solo nel 1976, per tre anni, quando lui fu eletto presidente della Camera e loro due si trasferirono nell’appartamento di Montecitorio. La casa allora restò dominio assoluto del figlio più piccolo, Guido, e dei suoi amici ventenni (tra cui chi scrive) che la trasformarono in un fantastico luogo di ritrovo serale, peraltro protetto da due poliziotti che stazionavano giorno e notte dentro il portone del palazzo.

 

eugenio scalfari scotto vendolaeugenio scalfari scotto vendola

E proprio su quegli anni, Celeste e suo marito raccontano un episodio, anzi due finora sconosciuti. Durante il sequestro di Aldo Moro, venne ritrovato su un taxi un borsello con dentro un foglietto su cui era appuntato il numero di targa dell’auto di Chiara. Il fatto fu interpretato come un avvertimento, tanto che Pietro riunì tutta la famiglia e disse: «Se fossi sequestrato dalle Br, qualunque cosa dicessi voi non tenetene conto».

 

elena paciottielena paciotti

Si va indietro nel tempo, con la memoria e con le chiacchiere. Ma cent’anni sono tanti, un secolo appunto, quel Novecento che come lui stesso ha detto tante volte è stato il periodo che ha visto i cambiamenti, i terremoti sociali e politici più importanti della storia. Dalla rivoluzione russa al fascismo, dal nazismo alla resistenza, dai lunghi anni di scontro con la Dc al crollo del Muro di Berlino e alla morte del Pci, fino alle guerre moderne, cominciate con quella del Golfo nel ‘91 e non ancora finite. 

 

LE LOTTE NEL PCI

claudio sardo filippo civati paolo franchi gianni cuperlo claudio sardo filippo civati paolo franchi gianni cuperlo

Una lotta dopo l’altra, col Partito ma anche dentro al partito. Lotte dure, difficili da vincere, e infatti lui nelle tante interviste o conversazioni fatte nel corso del tempo ha sempre enfatizzato con amarezza il risultato ottenuto: «C’è poco da fare, siamo stati sconfitti». E c’è un’altra metafora che sintetizza perfettamente il concetto, una sua poesia di poche parole: «Pensammo una torre/Scavammo nella polvere». Negli Anni Trenta era appassionato di cinema e di poesia. La scossa politica gli è arrivata con la guerra di Spagna, è a quel punto che Ingrao parte per la sua avventura comunista.

anna finocchiaro con dietro epifani e bersanianna finocchiaro con dietro epifani e bersani

 

Seguirà la resistenza, la clandestinità (il suo nome di battaglia era Guido), la Liberazione, la direzione dell’Unità, il rapporto anche conflittuale con Palmiro Togliatti, il suo famoso editoriale intitolato «Da una parte della barricata» in cui appoggiava l’invasione sovietica dell’Ungheria, di cui non ha mai smesso di pentirsi. E dopo aver scritto quell’articolo, rispettando la disciplina di partito, Ingrao andò a trovare proprio il leader del Pci per comunicargli il suo sgomento per quell’invasione. Togliatti gli rispose secco: «Oggi ho bevuto un bicchiere di vino in più».

asor rosa walter tocci emanuele macalusoasor rosa walter tocci emanuele macaluso

 

DOPO TOGLIATTI

Dopo la morte di Togliatti Ingrao diventa il leader della minoranza del partito. La sua battaglia per la democrazia interna e la critica al comunismo reale, sfociano nel congresso del 1966, l’Undicesimo, dove Ingrao e i suoi (quelli che qualche anno dopo fecero nascere il manifesto e per questo furono radiati con il voto favorevole del loro stesso maestro, altro episodio di cui Ingrao si è sempre autocriticato ferocemente,) vennero duramente sconfitti: «Cari compagni, mentirei se vi dicessi che mi avete persuaso», dice dalla tribuna.

 

bassolino pollastrini speranzabassolino pollastrini speranza

Una frase storica perché esprimeva per la prima volta nella storia del Pci il diritto al dissenso. Il lungo applauso è un omaggio che non cambia i rapporti di forza. Che non cambiarono neanche con la segreteria di Enrico Berlinguer, con cui non ci fu mai una vera sintonia, nonostante la stima reciproca.

 

Il resto è passato prossimo, lo strappo di Occhetto, l’opposizione del vecchio leader (che all’epoca aveva «solo» 75 anni), l’ennesima sconfitta, la sua uscita solitaria dal Pds, la sua ritrosia ad occuparsi della politica politicante anche perché non ha mai amato i nuovi leader della sinistra, da Occhetto a D’Alema (salvava solo Bertinotti, e non sempre). Pensava molto alla guerra come paradigma del mondo. Era nato durante la Grande guerra, aveva vissuto la «terribile» seconda guerra mondiale, ha marciato per il Vietnam, si è schierato contro tutte le guerre «americane» degli ultimi vent’anni. Compie cent’anni senza essere riuscito a vedere un mondo di pace.

roberto speranza eugenio scalfariroberto speranza eugenio scalfari

 

 

 

 

stefano fassinastefano fassina

 

Ultimi Dagoreport

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO