demolizione del padiglione dell agricoltura di ignazio gardella a milano

OLTRE A COSTRUIRE SENZA REGOLE A MILANO, COL FAVORE DELLE TENEBRE (FINE LUGLIO), SI DEMOLISCE IL PADIGLIONE MODERNISTA CHE IGNAZIO GARDELLA AVEVA DISEGNATO PER LA FIERA DI MILANO – L’EDIFICIO, NATO A FINE ANNI ’50, IN UN’AREA CHE OGGI GRAVITA INTORNO A CITYLIFE, LASCERÀ IL POSTO AL NUOVO CENTRO DI PRODUZIONE RAI – IL PADIGLIONE NON AVEVA L’ETÀ NECESSARIA DI 70 ANNI PER ESSERE VINCOLATO, FATTO CHE HA POSTO UN OSTACOLO IN MENO ALLA SUA DEMOLIZIONE. ORA SORGERÀ UN ALTRO GRATTACIELO CON BRAND?

Da domusweb.it

Padiglione dell Agricoltura di Ignazio Gardella a Milano

 

In una Milano che mette in discussione le sue trasformazioni, senza smettere di moltiplicarle, arriva dall’area di CityLife la notizia di un altro crollo illustre.

 

Questa volta però non è un evento inatteso, come il crollo dell’insegna sul tetto della Torre Generali; è un crollo programmato, quello che il 28 luglio ha completato la demolizione del Padiglione dell’Agricoltura, un progetto di Ignazio Gardella che dal 1961 si affacciava su via Gattamelata, nel pieno della vecchia Fiera Campionaria.

 

Ignazio Gardella

Al suo posto è prevista la realizzazione del nuovo Centro di Produzione Rai, tassello di una più ampia operazione con cui la radio-tv statale riorganizza la sua presenza in città, iniziata a fine anni ’30 con l’edificio Rai di Corso Sempione, un progetto di Gio Ponti dove è nata la televisione italiana. 

 

 

Il padiglione di Gardella, con la migrazione della Fiera a Rho, era rimasto nel comprensorio del centro per esposizione e congressi Mi.Co, ma già nasceva come parte di un ripensamento di Fiera, che negli anni ’50 voleva darsi un’immagine più solida e urbana, da offrire a nuovi e più grandi mercati.

 

Demolizione del Padiglione dell Agricoltura di Ignazio Gardella a Milano

La struttura era metallica, ma la facciata su strada era un perfetto esempio di architettura à la Gardella, e combinava la modernità di una vetrata continua a doppia altezza con la raffinatezza di un basamento fatto di pietra vicentina e di un tratto identitario milanese come il clinker rosso scuro, affidandosi invece al rosso vivo per tutta la partitura di dettagli metallici che incorniciavano le aperture.

 

Parte del censimento dei Beni Culturali della Lombardia, l’edificio non aveva però l’età necessaria di 70 anni per essere vincolato, fatto che ha posto un ostacolo in meno alla sua demolizione.

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