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“ASKATASUNA, IL CENTRO SOCIALE PIU’ PERICOLOSO D’EUROPA” – FILIPPO FACCI SU “X” SPIEGA LA STORIA DEL LUOGO SIMBOLO DEI MOVIMENTI ANTAGONISTI TORINESI, DAL NOME, CHE IN BASCO SIGNIFICA “LIBERTÀ”, FINO AGLI SCONTRI DI IERI DOPO IL CORTEO DI PROTESTA CONTRO LO SGOMBERO - “IL CENTRO SOCIALE ASKATASUNA È STATO ANTIFASCISTA, NO GLOBAL, PRO PAL PRIMO TEMPO, NO TAV, PRO CURDI, PRO COSPITO, ANCORA PRO PAL, NO GIORNALISTI E NO MELONI: PERCHÉ ORA C’È LA MELONI. IL RITUALE PREVEDE UNA BIOMECCANICA DELLO SCONTRO CON QUALSIASI TEMA COME PRETESTO. DA TRENT’ANNI” - VIDEO

 

 

Da today.it

 

ASKATASUNA

Askatasuna è stato per quasi trent’anni uno dei centri sociali più noti d’Italia, simbolo dei movimenti antagonisti torinesi. Il nome, che in basco significa “libertà”, racconta l’ambizione di un’esperienza nata dall’occupazione di uno stabile abbandonato in corso Regina Margherita 47, nel quartiere Vanchiglia. Un edificio ottocentesco che fu sede dell’Opera Pia Reynero e di diversi istituti di beneficenza, tra cui un asilo per lattanti. Acquistato dal Comune e abbandonato all’inizio degli anni Ottanta, il palazzo entra presto nel mirino delle occupazioni: il Collettivo Spazi Metropolitani vi tenta già negli anni Ottanta una breve esperienza, prima di spostarsi ai Murazzi del Po.

 

giorgia meloni con alessandro calista

“Askatasuna” è una parola basca che significa “libertà” ed è anche la A dell’acronimo Eta, l’organizzazione armata indipendentista basca sciolta nel 2018. La scelta rimanda a una geografia simbolica internazionale dei movimenti, tra anticapitalismo e solidarietà con le lotte di liberazione, che segna fin dall’inizio l’identità del centro sociale.

 

La data di nascita di Askatasuna è il 16 novembre 1996, quando un corteo studentesco autorganizzato si stacca da una manifestazione istituzionale e “libera” l’ex “Asilo degli Gnomi”, nome con cui lo stabile era noto in quartiere. Una sessantina di autonomi entra nell’edificio, lo riapre dopo anni di abbandono e lo trasforma in centro sociale autogestito, inserito nell’area dell’Autonomia Contropotere.

 

torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 8

Nel corso degli anni Askatasuna diventa un punto di riferimento nei movimenti studenteschi, nelle mobilitazioni No Tav, nelle campagne per i migranti e nei circuiti della controcultura, tra concerti, assemblee e iniziative sociali. Il radicamento in Vanchiglia è uno degli elementi che ne hanno garantito la resilienza: per molti abitanti lo stabile occupato non è solo teatro di scontri, ma anche luogo di socialità, servizi informali, mutualismo.

 

Da subito, raccontano le ricostruzioni locali, lo spazio si struttura come luogo di iniziative pubbliche (cene sociali, concerti, assemblee, attività culturali) e di progetti legati a bisogni del quartiere.

 

torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 9

Questa storia ha però sempre avuto un’altra faccia: decine di inchieste, perquisizioni, misure cautelari, fino al maxi-processo in cui la procura di Torino - contestando l’associazione a delinquere - descrive il centro come una struttura verticistica programmaticamente orientata alla violenza in occasione delle proteste. Per il Governo, Askatasuna è anche il soggetto a cui chiedere milioni di euro di risarcimenti per sabotaggi e scontri nell’area No Tav.

 

Il 31 marzo 2025 l’accusa più grave di “associazione per delinquere” è caduta (“perché il fatto non sussiste”), mentre sono arrivate 18 condanne per singoli episodi con pene che vanno da 4 anni e 9 mesi a 5 mesi.Il Comune di Torino prova una strada diversa, avviando un percorso di riconoscimento come “bene comune” con un patto di cogestione che

 

torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 21

imita l’uso ai soli spazi agibili del piano terra e ne inquadra le attività dentro regole condivise. È un tentativo di portare Askatasuna dentro una cornice di legalità negoziata. Nel 2024 la giunta comunale avvia un percorso di co-progettazione e poi un patto di collaborazione, richiamando il regolamento comunale sui beni comuni: l’idea, in estrema sintesi, è consentire l'attività (con vincoli e clausole) senza trasformare automaticamente l’occupazione in una “sanatoria”.

 

Mentre una parte della destra reclama sgomberi e pene esemplari e le cronache registrano nuovi episodi di tensione, dai cortei pro Palestina all’assalto alla sede del quotidiano La Stampa. Il sindaco Stefano Lo Russo comunica la cessazione del patto e il 18 dicembre 2025 un’operazione della Digos porta allo sgombero chiudendo formalmente quasi trent’anni di occupazione continuativa.

 

torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 23

Dopo lo sgombero del centro sociale, alcuni associati ad Askatasuna hanno contribuito ad occupare l'ex-ITIS Baldracco. Sabato 31 gennaio 2026 nel capoluogo piemontese si è tenuta una manifestazione nazionale con migliaia di persone che hanno risposto all'appello dei promotori del centro sociale Askatasuna. (…)

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