UN ALTRO BAGNO DI SANGUE PER LE BORSE. E TANTE GRAZIE A TRUMP! – TUTTI ANCORA IN ROSSO I MERCATI EUROPEI, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE L’1% – NEGATIVA ANCHE WALL STREET PER I TIMORI DI UN’ESCALATION DEL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE E I PESSIMI DATI SULL’OCCUPAZIONE NEGLI USA – VOLA IL PREZZO DEL PETROLIO, CON IL BRENT CHE HA SUPERATO LA SOGLIA DEI 90 DOLLARI AL BARILE. COME SE NON BASTASSE, IL MINISTRO DELL'ENERGIA DEL QATAR, SAAD AL-KAABI, HA PAVENTATO L'IPOTESI DI UNO STOP ALLA PRODUZIONE DI GREGGIO SE NON SI SBLOCCHERANNO I TRAFFICI DEL GOLFO...
Estratto dell’articolo di Martina Soligo e Ivan Torneo per www.ilsole24ore.com
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Altra seduta di ribassi per le Borse europee, strette tra la preoccupazione di un’escalation in Medio Oriente, la corsa dei prezzi del petrolio e i dati sul lavoro americano peggiori delle attese che riportano in primo piano lo spettro della stagflazione.
Il Ftse Mib di Milano, dopo aver toccato un ribasso di oltre il 2%, termina a -1,02%, appesantito in particolare dalle banche, con Mps a -2,7%. Ma se la guerra in Iran pesa sui listini, al contrario mette le ali al petrolio, con il Brent che ha superato la soglia dei 90 dollari al barile. In rialzo anche il gas a 52 euro al megawattora. Il conflitto non sembra potersi risolvere nel breve termine: il presidente Usa, Donald Trump, ha scritto oggi su Truth che non ci sarà alcun accordo con l'Iran se non sulla base di una «resa incondizionata».
PRODUZIONE DI PETROLIO IN IRAN
In questo contesto, si aggiungono anche i dati sul lavoro Usa che hanno mostrato un’occupazione in frenata, rafforzando «l’idea di un mercato del lavoro meno solido rispetto a quanto sperato solo poche settimane fa», commenta Filippo Diodovich, Senior market strategist di Ig Italia.
Questo pone un problema sulle prossime mosse della Fed, dal momento che «un mercato del lavoro che rallenta potrebbe giustificare nei prossimi mesi una linea più accomodante», ma l’escalation in Iran «rischia di alimentare nuove pressioni inflazionistiche attraverso l’aumento dei prezzi energetici, dei carburanti e dei costi di trasporto».
In quest’ottica, secondo l’esperto, fondamentali saranno i dati sull’inflazione della prossima settimana, mentre il mercato «continua a vedere una Fed prudente». Nel resto d'Europa, Parigi segna -0,6%, Francoforte -0,9%, Madrid -1,1%, Amsterdam -1,5% e Londra -1,2%.
In calo anche Wall Street, tra l'impennata del prezzo del petrolio e il freno all'occupazione statunitense. I principali indici oltreoceano sono arrivati a cedere fino a oltre un punto percentuale, mentre i future sul West Texas Intermediate (Wti) hanno raggiunto gli 89 dollari al barile, il livello più alto dall'aprile 2024.
Se in prima battuta il piano americano per calmierare il prezzo e l'ok per trenta giorni all'India di acquistare greggio russo è stato salutato positivamente dagli investitori, in seconda battuta è stato interpretato come un segnale di debolezza che denota il pieno controllo dello stretto di Hormuz da parte dell'Iran.
Come se non bastasse il ministro dell'Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha paventato l'ipotesi di uno stop alla produzione di petrolio entro poche settimane se non si sbloccheranno i traffici del Golfo, con la conseguenza che il petrolio potrebbe arrivare anche a 150 dollari. Indicazione che ha irrobustito le minacce dell'iraniano Sardche, il quale ha indicato che il greggio arriverà a 200 dollari al barile.
[…]
Sulle vendite a Piazza Affari hanno pesato in buona parte le banche. Tra le peggiori Mps (-2,7%) che ha ripreso a scendere. Il mercato si interroga sulla governance futura dell'istituto, visto che l’ad, Luigi Lovaglio - escluso dalla lista dei soci - sta tentando di rimanere alla plancia di comando attraverso la presentazione di una seconda lista, con la speranza di un appoggio da parte del socio Delfin.
Vendite diffuse anche su Tim (-2,7%) e St (-5%), debole in scia al nervosismo del tech europeo. Prese di beneficio anche su Campari (-2,5%) dopo l'exploit della vigilia. Dopo il crollo di ieri, invece, Nexi (-1,3%) era partita in quarta, per poi virare ancora sul segno meno. Ma in cima al listino principale troviamo la difesa, sugli scudi con Leonardo (+3,4%) e Fincantieri (+2,6%).




