UNA BRUTTA STORIA CHE RICORDA QUELLA DI SAMAN ABBAS - UNA 29ENNE PAKISTANA, CHE VIVE A TRIESTE PER OTTENERE UN DOTTORATO, HA DETTO DI NO A UN MATRIMONIO COMBINATO NEL SUO PAESE ED E' STATA MINACCIATA DAI PARENTI: “NON SO NEANCHE IL NOME DI MIO MARITO. MI HANNO DETTO CHE SE MI RIFIUTO MI UCCIDONO” - LA GIOVANE AVEVA SUBITO VIOLENZE FISICHE DA PARTE DEI SUOI ZII: “GESTISCONO LA CASA E COMANDANO. HANNO SEMPRE CERCATO DI CONTROLLARE LA MIA VITA E DI IMPEDIRMI DI STUDIARE" - LA VICENDA RICORDA L’OMICIDIO DI SAMAN ABBAS, LA 18ENNE PACHISTANA UCCISA NEL 2021 PERCHE’ SI ERA OPPOSTA A UN MATRIMONIO COMBINATO...
Estratto dall'articolo di www.tgcom24.it
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In Pakistan è tutto pronto. La location è stata individuata, i parenti degli sposi sono stati pre-allertati. Manca solo Ayesha (nome di fantasia), giovane 29enne a Trieste da due anni per un dottorato in un centro di ricerca.
La giovane donna non ne vuole sapere di rientrare in patria: quell'uomo, il suo futuro marito, non lo conosce.
Non l'ha mai visto, nemmeno in foto, e non sa neanche come si chiama: "Lo potrei conoscere per la prima volta il giorno del matrimonio, i miei zii vogliono che lo sposi", ha raccontato al Piccolo. "Mi hanno detto che se mi rifiuto mi uccidono".
Fin da giovanissima, Ayesha racconta di aver subito "violenza fisica, abuso mentale e fisico" da parte dei suoi parenti più stretti: "[I miei zii] gestiscono la casa e comandano. I membri della mia famiglia materna hanno sempre cercato di controllare la mia vita e di impedirmi di studiare".
La 29enne pakistana è riuscita a divincolarsi da questa morsa e venire in Italia, a Trieste: "Sono riuscita grazie al sostegno di un professore e così sono venuta in Italia”. [...]
Addirittura, dopo aver scoperto che la madre di Ayesha aveva appoggiato la sua scelta "le hanno stretto le mani al collo. Il nonno l'ha difesa e loro lo hanno buttato per terra".
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