fabrizio piscitelli diabolik michele senese

CAPITALE CRIMINALE! SECONDO LA PROCURA DI ROMA, FABRIZIO PISCITELLI, ALIAS “DIABOLIK” SAREBBE STATO UCCISO PERCHÉ "AVEVA ROTTO GLI EQUILIBRI CRIMINALI" CON MICHELE SENESE, STORICO BOSS DELLA “CAMORRA ROMANA” CHE AVEVA PROTETTO E AIUTATO A CRESCERE L’EX CAPO DEGLI ULTRAS DELLA LAZIO – PISCITELLI ERA DIVENTATO TROPPO AUTONOMO NEL NARCOTRAFFICO, STRINGENDO ACCORDI CON GLI ALBANESI E LASCIANDO AI SENESE APPENA “2.000 EURO AL MESE”. DOPO L’OMICIDIO, I PARENTI DI PISCITELLI COMMENTARONO: “È ARRIVATA L’AGENZIA DELLE ENTRATE” – ALLA ROTTURA CON SENESE SI SAREBBERO AGGIUNTI GLI INTERESSI DI LEANDRO BENNATO E GIUSEPPE MOLISSO, PREOCCUPATI DALL’ESPANSIONE DI DIABOLIK, E LA VENDETTA DI ALESSANDRO CAPRIOTTI, IN CONFLITTO CON LUI PER UN DEBITO DI COCAINA - PISCITELLI ERA STATO ANCHE AVVERTITO: “QUESTO TI FA AMMAZZARE, FABRÌ…”

1 - OMICIDIO DIABOLIK, SETTE ARRESTI "PUNTAVA AL REGNO DI SENESE"

Estratto dell’articolo di Andrea Ossino,Giuseppe Scarpa per “La Repubblica”

diabolik fabrizio piscitelli

 

Il cerchio si è chiuso ieri, a Roma. Sette anni dopo quel colpo alla nuca sparato alle 18.40 del 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, quando un killer travestito da runner sbuca dalla vegetazione, si avvicina alla panchina su cui siede Fabrizio Piscitelli e lo uccide. Quel giorno finisce la storia di Diabolik, il più noto dei narcotrafficanti romani, il capo degli ultrà della Lazio.

 

Ieri, invece, negli atti che hanno portato all'arresto di 7 persone — altre due sono indagate — è stata scritta la storia che ha portato alla sua morte, un pezzo della cronaca criminale della Capitale negli ultimi 20 anni: "Roma Diabolika", l'hanno chiamata i carabinieri del Nucleo Investigativo e gli agenti della Squadra Mobile.

 

[…] Al centro, ancora una volta, c'è Michele Senese. Il boss di Afragola trapiantato a Roma, l'uomo della Nuova famiglia sopravvissuto agli oltre 700 morti lasciati sull'asfalto nello scontro con la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, «Hitler del 2021», lo appellano i pentiti.

il boss michele senese, detto o pazzo

 

Il boss che torna nelle inchieste ogni volta che si prova a mettere ordine nella geografia criminale della Capitale è stato arrestato ancora una volta. Con lui Leandro Bennato e Alessandro Capriotti, accusati — al pari di Giuseppe Molisso (non arrestato) e di Senese — di aver dato il mandato per eliminare Piscitelli. E poi il boss albanese Elvis Demce e Emanuele Vargiu, che progettavano la vendetta.

 

L'esecuzione di Diabolik ha una scusa: due uomini avevano sparato alle finestre di Capriotti, che non aveva pagato 400 mila euro di cocaina agli albanesi amici del Diablo. Ma il delitto ha ragioni più profonde: la crescita di Diabolik, la concorrenza con «la batteria di lupi famelici» — il gruppo di Bennato e Molisso — e la mania di grandezza che aveva portato la vittima a concedere appena qualche briciola — 2.000 euro al mese — alla famiglia che lo aveva allevato e protetto: i Senese. Poi «è arrivata l'agenzia delle entrate», come dicono i parenti di Diabolik all'indomani dell'omicidio.

 

La storia inizia negli anni '90, tra le vie del Tuscolano. Dove Diabolik cresce con Gennaro Senese, sotto l'egida del fratello Michele, che di Piscitelli sarà testimone di nozze. Diabolik si allarga, fonda la batteria di Ponte Milvio con gli albanesi.

 

fabrizio piscitelli demce

Poi si fa grande, decide le pax mafiose, presenzia agli accordi per l'importazione di tonnellate di cocaina senza avvisare nessuno.

 

E qualcosa si rompe. Diabolik viene estromesso dagli affari che i Senese facevano con i Caroccia, i ristoratori che anni dopo sarebbero diventati soci del deputato Andrea Delmastro. Il clima è teso.

 

[…] I nemici aumentano. Bennato e Molisso vogliono impedire la sua espansione. Capriotti vuole vendicarsi. Senese deve «ribadire l'obbligo di versare una parte dei guadagni». Perché, come diceva Vincenzo Senese, «o paghi o mor». E «a Roma la gente con i soldi rimane sulle panchine». Così viene incaricato un killer, Raul Esteban Calderon (secondo i pm ma la Corte d'Appello lo ha assolto). Il sicario uccide Diabolik.

rilievi dopo l omicidio di fabrizio piscitelli

 

 Quindi si arriva al dopo: gli amici di Ponte Milvio provano a vendicarsi con un agguato mal riuscito a Bennato o con l'esecuzione fallita di Molisso. I familiari provano a capire bussando alla casa del padre di Michele Senese. Che dopo «un pianto a dirotto» mostra «un mobile sopra il quale c'era la foto del figlio Gennaro (ucciso ndr) e quella di Fabrizio Piscitelli». «Con un lumino acceso». Il resto della famiglia Senese predice il futuro alla sorella del Diablo: «Fate come Ilaria Cucchi». […]

 

2 - QUELLO SGARBO A 'O PAZZ IL BOSS CHE HA PORTATO LA CAMORRA NELLA CAPITALE

Estratto dell’articolo di Federica Angeli per “La Repubblica”

OMICIDIO FABRIZIO PISCITELLI - DIABOLIK

 

A Napoli lo chiamano 'o Pazz, a Roma er Capo. […] Perché è riuscito a fare ciò che nessuno, prima di lui, aveva realizzato con la stessa continuità: trasformare gruppi criminali romani, spesso divisi da rivalità e interessi, in una struttura capace di riconoscere un'autorità superiore.

 

Michele Senese, arriva nella Capitale da Afragola negli anni Ottanta per dare la caccia ai cutoliani rifugiati nel Lazio durante la guerra tra Nuova famiglia e Nuova camorra organizzata. Ma quella missione diventa un insediamento. Il boss resta a Roma e a Cinecittà costruisce un potere autonomo, importando il modello militare della camorra, reclutando la manovalanza romana e creando così quella che gli stessi appartenenti al gruppo, prima ancora degli inquirenti, hanno definito "la camorra romana".

 

michele senese

Attorno a lui crescono uomini destinati a diventare protagonisti della malavita capitolina. Domenico Pagnozzi, arrestato nell'operazione Orfeo dei carabinieri del Ros, conquista Cinecittà al grido di "Pijamose Roma" e Giuseppe Molisso, suo luogotenente, diventa un uomo di peso negli equilibri tra le batterie e nel narcotraffico: è a lui che Senese si rivolge quando una controversia non può essere risolta con le parole.

 

Fabrizio Piscitelli, capo degli Irriducibili della Lazio, abita nella villetta accanto a quella del boss. Tra i due nasce un rapporto morboso.

 

Diabolik porta le relazioni della curva e la capacità di costruire affari, Senese gli offre protezione e il peso del proprio nome. Ma Piscitelli cresce, sviluppa con Fabrizio Fabietti una propria autonomia nella cocaina, consolida i rapporti con i broker albanesi e comincia a comportarsi da concorrente dimenticando chi lo ha reso un nome nella mala.

 

Lui, ma non Senese. Nella scacchiera del boss campano entrano allora uomini che hanno conti aperti con Diabolik. Leandro Bennato guida un'organizzazione attiva da Tor Bella Monaca a Casalotti e Primavalle (dalla periferia est a quella ovest).

OMICIDIO FABRIZIO PISCITELLI - DIABOLIK

 

Ha una propria struttura, interessi nella cocaina e vuole conquistare Ponte Milvio, l'impero di Piscitelli.

 

Alessandro Capriotti, broker della droga, è invece in conflitto con il capo della Nord per un debito di 300 mila euro verso fornitori albanesi. Il 23 febbraio 2019 quattro colpi di kalashnikov vengono esplosi contro la sua villa a Rocca di Papa, dove si trova anche la figlia minorenne. Secondo l'accusa, l'attacco è ordinato da Piscitelli. Capriotti cerca protezione da Molisso. È la saldatura tra interessi diversi.

leandro bennato

 

Per la procura Senese consegna il figlioccio a Bennato che organizza l'omicidio. Capriotti attira la vittima all'appuntamento e Molisso condivide la decisione. La morte di Piscitelli non chiude la guerra. La sposta sull'altra sponda del narcotraffico romano, quella della batteria albanese che Diabolik aveva contribuito a far crescere e che vuole vendicarlo. A guidarla è Elvis Demce, protagonista della nuova criminalità romana.

 

[…]  Accanto a lui c'è Matteo Costacurta, detto il Principe. Di origini aristocratiche e frequentatore degli ambienti della destra estrema romana, compare nelle carte di Mafia Capitale per i rapporti con l'area di Massimo Carminati e con l'ex Nar Luigi Ciavardini. Le indagini lo collocano anche vicino a Piscitelli.

 

Nel gennaio 2024 è stato condannato in primo grado a diciotto anni per il tentato omicidio di Alessio Marzani, ferito ad Acilia il 22 ottobre 2020. Nello stesso processo Demce ha ricevuto diciotto anni e sei mesi.

 

MATTEO COSTACURTA

Secondo l'accusa, Costacurta avrebbe agito da sicario nell'agguato, organizzato per mettere a tacere un uomo diventato scomodo negli affari della droga. Il terzo nome è Emanuele Vargiu che, secondo la nuova ordinanza, è pienamente inserito nella compagine contrapposta a Bennato e Molisso. La morte di Diabolik non ha chiuso una guerra: ne ha aperta un'altra. […]

elvis demceELVIS DEMCEgiuseppe molissoPISCITELLI SENESEfunerali fabrizio piscitelli diabolik 86elvis demcemanifesti con diabolik per fabrizio piscitelli 7matteo costacurtaMICHELE SENESE DETTO O PAZZfunerali piscitellifunerali fabrizio piscitelli diabolik 84in ricordo di diabolik foto mezzelani gmt 21OMICIDIO DI DIABOLIK PISCITELLImanifesti con diabolik per fabrizio piscitelli 6fabrizio piscitelli diabolik

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO