trump risiko

“SI STA DETERMINANDO LA PIÙ IMPORTANTE TRASFORMAZIONE DEL SISTEMA INTERNAZIONALE NEGLI ULTIMI 80 ANNI: VIENE RIVISITATO IL CONCETTO DI SFERA DI INFLUENZA” - L’EX AMBASCIATORE IN IRAQ, MARCO CARNELOS: “SI PROFILA UNA NUOVA CORSA GLOBALE ALLE RISORSE NATURALI ATTRAVERSO LA RIESUMAZIONE DELLE SFERE DI INFLUENZA. E CI SONO ANCHE QUELLE MINORI. COME ISRAELE IN MEDIO ORIENTE: CON LA FORZA IN SIRIA E LIBANO O CON GLI ACCORDI DI ABRAMO NEL GOLFO E NEL MAR ROSSO. LA TURCHIA COLTIVA LA SUA SFERA DI INFLUENZA IN LIBIA, SIRIA E IRAQ. I SAUDITI SI COORDINANO CON UNA POTENZA NUCLEARE, IL PAKISTAN. L'IRAN PROVA A MANTENERE ALCUNI PILASTRI DEL SUO UN TEMPO TEMIBILE ASSE DELLA RESISTENZA, OVVERO L’IRAQ, LO YEMEN E UN HEZBOLLAH DEGRADATO - GLI UNICI CHE, ANCORA UNA VOLTA, MARGINALIZZATI IN QUESTO NUOVO GIOCO GLOBALE INCENTRATO SULLE RISORSE NATURALI SONO GLI EUROPEI…”

Marco Carnelos per Dagospia

 

MARCO CARNELOS

Caro Dago,

nell’estendere a te ed al tuo staff, nonché a tutti i lettori di questo pregevole sito di informazione e di analisi, i miei migliori auguri di Buon Anno, non posso esimermi dal rilevare come il 2026 ci abbia già consegnato il suo primo cadavere eccellente.

 

Mi riferisco infatti al cosiddetto Ordine Mondiale basato sulle Regole, tanto caro (a parole non nei fatti!) alle democrazie occidentali. Il decesso, dopo lunga malattia, ha avuto luogo il 3 gennaio scorso con l'intervento degli Stati Uniti in Venezuela, e il rapimento del suo presidente, Nicolas Maduro; una delle concause che ha portato al tragico esito è stata l’imbarazzante reazione dei principali paesi europei alleati degli Stati Uniti.

 

DONALD TRUMP SEGUE IN DIRETTA LA CATTURA DI NICOLAS MADURO

Con la coraggiosa eccezione di Spagna e Ungheria, gli altri hanno tentato invano di giustificare tale violazione del diritto internazionale con una difficile arrampicata sugli specchi. Risparmio a te e ai tuoi lettori le monumentali supercazzole in cui si sono prodigati i leader di Gran Bretagna, Francia, Germania e i vertici delle istituzioni europee.

 

La più scaltra, e creativa, è stata la nostra Premier, l’unica ad aver tuttavia eccepito sul metodo (sbagliato) scelto dall’Amministrazione Trump per “sistemare” il problema Venezuela che, come tutti sappiamo, viola le norme del diritto internazionale più volte giustamente invocate nei confronti della Russia nel caso dell’Ucraina.

DONALD TRUMP E NICOLAS MADURO

 

La Presidente Meloni è stata inoltre tra i pochi ad accogliere la giustificazione della “minaccia ibrida” costituita dal presunto traffico di droga venezuelano verso gli Stati Uniti invocata dall’Amministrazione Trump. Non saprei, tuttavia, se a Palazzo Chigi ci si sia resi conto che così facendo è stata data una sorta di giustificazione preventiva anche per gli altri interventi in paesi limitrofi parimenti motivati da “minacce ibride” coltivati dall’Amministrazione Trump: Colombia (ingente e comprovato traffico di droga verso gli Stati Uniti) e Messico (traffico di droga e anche di esseri umani).

 

benjamin netanyahu

Non saprei nemmeno se questa giustificazione possa essere utilizzata anche per altre rapaci ambizioni coltivate da Donald Trump, tipo Canada e Groenlandia; anche se faccio fatica a immaginare quale tipo di minaccia ibrida questi due paesi possano rappresentare per gli Stati Uniti; nel secondo caso, è comunque possibile che un giorno qualcuno a Washington arrivi a sostenere che la sostanza bianca che tutto l’anno copre il territorio della Groenlandia non sia neve bensì cocaina!

 

Di questi tempi, e con Donald Trump & co, tutto è possibile.

 

donald trump e mohammed bin salman alla casa bianca foto lapresse 5

Venendo all’illustre defunto, l’Ordine Mondiale basato sulle Regole è stata una comoda definizione inventata da ambienti politici occidentali negli ultimi decenni e che ha progressivamente sostituito il concetto più pressante e vincolante noto come "rispetto del diritto internazionale".

 

La parola regola, di solito, è un termine più tenue e debole rispetto a legge. Offre un maggior margine di manovra e ambiguità per giustificare l’ingiustificabile, come è stato il caso negli ultimi decenni con gli interventi in Kossovo, Iraq, Libia e, da ultimo, Venezuela.  Peraltro, la prima regola dell’Ordine Mondiale basato sulle Regole (non scritta ovviamente, come tutte le altre) è che le sue regole (comunque definite in modo assai vago e mutevole) sono vincolanti per tutti i paesi del mondo, tranne che per le democrazie occidentali, soprattutto gli Stati Uniti. Negli ultimi anni i casi della Russia in Ucraina, di Israele in Medio Oriente, e della Cina in Asia orientale lo hanno testimoniato copiosamente.

 

Donald Trump Nicolas Maduro

Pertanto, caro Dago, abbandona ogni illusione che nel caso venezuelano legioni di esponenti politici ed opinionisti italiani ed europei si affolleranno ad operare la nota distinzione tra aggressori e aggrediti.  È invece possibile che ve ne possano essere alcuni, ai quali la fantasia non fa certamente difetto, che la distinzione la opereranno, ma in senso opposto al buon senso e all’evidenza empirica, sostenendo come il vero aggressore sia stato il Venezuela con il suo, finora ampiamente presunto, traffico di droga.

 

Il divertente siparietto a tre offerto qualche giorno fa a In Onda su La7 dal tandem Renzi/Minzolini da una parte, e dal malcapitato Stefano Feltri dall’altra, è stato a dir poco illuminante.

Recep Tayyip Erdogan nicolas maduro

 

Naturalmente, in questo cacofonico dibattito nessuno ha finora avanzato la domanda più importante sulla terrificante minaccia esistenziale che incombe sugli Stati Uniti con il traffico di droga, sulla quale, né l’Amministrazione Trump né quelle che l’hanno preceduta, sembra avere manifestato alcuna mobilitazione: Ma perché così tanti Americani sentono l’esigenza di drogarsi?

 

Caro Dago,

quello che mi preme, tuttavia, non è il necrologio dell’Ordine Mondiale basato sulle Regole, è fin troppo chiaro che questo sia sempre stato, allo stesso tempo, una finzione, una monumentale presa per i fondelli e, più macabramente, un cadavere ambulante, ma, piuttosto, la piega preoccupante che sta prendendo l’assetto internazionale del nostro pianeta.

 

Donald Trump Nicolas Maduro

Il primo quarto del XXI secolo è stato appena superato all’insegna di un crescente e diffuso disordine globale.  Questo sta ora pericolosamente tornando alle turbolenze che hanno caratterizzato il XIX e l'inizio del XX. A quell’epoca, la politica estera era essenzialmente imperialista e colonialista, concentrata principalmente sulla corsa ad accaparrarsi le risorse naturali del Sud del mondo da parte delle potenze europee. Oggi gli Stati Uniti puntano, lo affermano apertamente, a quelle del Venezuela, del Canada (petrolio), del Messico (petrolio) e della Groenlandia (non si capisce ancora cosa).

 

Nel XIX e all’inizio del XX secolo la politica delle grandi potenze venne anche descritta come la "diplomazia delle cannoniere".

bashar al assad

 

All'epoca, ogni grande potenza si mobilitò per creare la propria sfera di influenza, vale la pena chiedersi se ci stiamo avviando verso una ripetizione di quell’esperienza, se le relazioni internazionali odierne stiano per caso tornando indietro di due secoli.

 

Gli Stati Uniti hanno persino codificato questa nuova normalità della politica internazionale attraverso la loro nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale emanata alla fine dell’anno scorso, riaffermando la loro egemonia esclusiva di tutto l'emisfero americano. Quella che un tempo fu chiamata Dottrina Monroe, annunciata nel 1826 dall'allora Presidente americano, è stata ora ribattezzata Dottrina Donroe, in omaggio a quello attuale. Lo slogan era "L'America agli Americani", sebbene, più concretamente, si intendeva "L'America ai Nordamericani", e, più specificamente, a quelli degli Stati Uniti.

 

volodymyr zelensky emmanuel macron e keir starmer - vertice dei volenterosi all eliseo - parigi

Nel medio-lungo termine, la completa riappropriazione statunitense dell’emisfero americano potrebbe comportare la fine dell’esperienza castrista a Cuba e interessare anche il Brasile, soprattutto se quest’ultimo continuerà ad essere governato dal Presidente Lula o da forze politiche di sinistra e antimperialiste a lui affini. L’Argentina invece è stata già stata normalizzata con lo stretto guinzaglio finanziario applicatogli dal Tesoro di Washington con la benedizione del Presidente Milei.

 

Per quanto riguarda l'emisfero nordamericano, invece, la situazione sembra più complicata e con potenziali più gravi implicazioni.

 

KHAMENEI ACCANTO AL RITRATTO DI KHOMEINI

L’eventuale attuazione dei rapaci appetiti americani su Canada e Groenlandia, quest’ultima, lo ricordo, sotto la sovranità della Danimarca, nonché entrambi alleati degli Stati Uniti nella NATO, per quanto assurda ed inverosimile possa sembrare, potrebbe portare, da facto, alla fine della NATO.

 

Caro Dago,

naturalmente, mentre il Presidente Trump si sente in diritto di rivendicare la propria sfera di influenza nell'emisfero americano, non sembra così propenso a riconoscere lo stesso diritto ad altre grandi potenze, ad esempio alla Cina nell'emisfero orientale asiatico o alla Russia in quello orientale europeo.

 

keir starmer emmanuel macron e Friedrich Merz a kiev

Gli Stati Uniti stanno chiaramente abbandonando l’Ordine Mondiale basato sulle Regole ma non sembrano rinunciare al suo principio cardine, ovvero la diversa gerarchia tra i paesi e il grossolano doppio standard che ne deriva. 

 

Ovviamente delle novità sono sempre possibili. Le prossime settimane, o mesi, dovrebbero chiarire se un accordo di pace in Ucraina sarà possibile e se, nel caso, alla Russia verrà riconosciuta una propria sfera di influenza nel paese.

 

Se la Cina, poi, otterrà qualcosa di simile per quanto riguarda Taiwan è ancora incerto. Per il momento a Washington la retorica anticinese si è attenuata e la nuova Strategia di Sicurezza varata dall’Amministrazione Trump ha persino riconosciuto a Pechino uno status economico quasi paritario a quello USA.

 

la mappa del mondo diviso tra vladimir putin donald trump e xi jinping di Kirill Dmitriev

Sfere di influenza minori, ma non meno significative, si vanno delineando anche in altre regioni. Israele è il caso più immediato in Medio Oriente con l’uso della forza in Siria e Libano, o con gli Accordi di Abramo allargati per quanto riguarda il Golfo e il Mar Rosso. Il Governo israeliano sta inoltre trovando un crescente matrimonio di convenienza con gli Emirati Arabi Uniti ed estendendo la sua discreta cooperazione con l'Azerbaigian, in chiave anti-iraniana.

 

La Turchia potrebbe presto diventare il principale concorrente di Israele nell’area attraverso uno stretto coordinamento con il Qatar e il suo sostegno finanziario. Ankara sta coltivando la sua sfera di influenza in Libia, Siria e Iraq, e non nasconde la sua ambizione di svolgere un ruolo a Gaza e in Libano; in quest'ultimo caso, sarebbe del tutto logico, considerando il suo ruolo già forte a Damasco e dintorni.

 

xi jinping donald trump vladimir putin

L'attivismo di Gerusalemme e Ankara a sua volta potrebbe anche far suonare un campanello d'allarme alla corte reale saudita, che per il momento mantiene le carte coperte. Il Regno, tuttavia, ha anche reso pubblico il suo crescente coordinamento con la terza potenza nucleare dell'Asia occidentale dopo India e Israele, il Pakistan.

 

Per quanto riguarda l'Iran, che sta affrontando ancora una volta disordini interni, sarà fortunato se riuscirà a mantenere alcuni residui pilastri residui del suo un tempo temibile Asse della Resistenza, ovvero l’Iraq, lo Yemen e un Hezbollah degradato; la Siria per ora è persa.

 

churchill roosevelt e stalin a yalta

Gli unici che, ancora una volta, risulterebbero marginalizzati in questa sorta di nuovo Grande Gioco Globale incentrato sulle risorse naturali sono gli europei. La Francia sta costantemente perdendo le proprie posizioni nella cosiddetta France-Afrique, mentre la tanto declamata Global Britain post-Brexit, per ora, si è rivelata un flop.

 

Nel XXI secolo si sta forse determinando la più importante trasformazione del sistema internazionale negli ultimi 80 anni. Il concetto di sfera di influenza, formalmente una reliquia del XIX secolo, o della Guerra Fredda, viene rispolverato e/o rivisitato.  Si profila una nuova corsa globale alle risorse naturali attraverso la riesumazione di vecchie, o l’affermazione di nuove, sfere di influenza.

vladimir putin donald trump xi jinping

 

Rilevo con profonda preoccupazione che un simile contesto non sarebbe quello ideale per un sistema internazionale stabile, ma, piuttosto, per accresciute tensioni innescate dalla competizione e, di conseguenza, per un ulteriore, diffuso ed inquietante, disordine globale.

 

Se questa tendenza dovesse consolidarsi, una nuova Yalta globale potrebbe presto divenire ineludibile. La vera sfida per i principali attori sarà sedersi al suo tavolo, e per gli altri, invece, non finire sul menu.

churchill roosevelt stalin a yalta

 

Caro Dago,

dalla mia modesta, e quasi rassegnata prospettiva europea, considerando la statura delle attuali leadership del vecchio continente, permangono purtroppo pochi dubbi sulla circostanza che l'Europa si ritroverà sul tavolo e non intorno ad esso.

Un cordiale saluto

Marco Carnelos

Roma, 7 gennaio 2025

 

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