L’ASSOLUZIONE DI AMANDA E RAFFAELE LASCIA APERTE MOLTE QUESTIONI. DAI COLPEVOLI DELL’ASSASSINIO DI MEREDITH KERCHER ALLO STATO DELLA GIUSTIZIA ITALIANA – MARIO GIORDANO: "LA NOSTRA GIUSTIZIA COLLEZIONA UNA FIGURACCIA PLANETARIA, UNA SPECIE DI CAPORETTO TOGATA, ROBA CHE WATERLOO FU UN TRIONFO” – MARCO TRAVAGLIO: NESSUNA FIGURACCIA. POI CERTO, PER MEREDITH FU SUICIDIO...

1. TUTTO IL MONDO RIDE DELLA GIUSTIZIA ITALIANA

di MARIO GIORDANO?per “Libero Quotidiano

 

raffaele sollecito e la fidanzata gretaraffaele sollecito e la fidanzata greta

Condannati. Assolti. Rinviati. Condannati. Assolti. Ora provate voi a spiegare al mondo il gioco dell’oca della giustizia italiana, il Monopoli di vicolo stretto e largo assassino dove le leggi sono come i dadi, basta un tiro sbagliato per ricominciare dal via o trovarti in prigione. Probabilità e imprevisti: provate voi a spiegare al mondo che ci guarda con un po’ di stupore che in questo disgraziato Paese se una ragazza viene uccisa in casa, nella civile e internazionale Perugia, ci vogliono otto anni e cinque processi per non sapere chi è stato. O, meglio, per condannare un ivoriano per concorso in omicidio senza però che abbia concorso con nessuno.

 

Questo, infatti, è stato deciso dopo otto anni di indagini e perizie e requisitorie e arringhe e sentenze, costate chissà quanto: Rudy Guedé ha aiutato alcune persone a uccidere Meredith Kercher però queste persone non esistono. In quella maledetta stanza dunque era con altri, ma nello stesso tempo era da solo. Nemmeno Houdini riuscirebbe a tanto...

 

rudy guede rudy guede

Provate voi a spiegare agli stranieri che qui c’è una Corte suprema che prima respinge un’assoluzione, poi respinge una condanna e la trasforma in quell’assoluzione che aveva da poco respinto. Provate a spiegare che si tratta sempre della stessa Cassazione. Provate, in generale, a spiegare la logica surreale che esce dalle nostre aule di giustizia, dove si ricostruiscono delitti giocando a «indovina quale» e si scambiano moventi come fi-gurine Panini.

 

E quando a un certo punto ci si accorge che l’accusa (delitto a scopo sessuale) non regge alla prova del tribunale si cambiano le carte in tavola: macché sesso, hanno ucciso per una lite sulla pulizia domestica. Come se uno stupro e lo Spic&Span fossero all’incirca la stessa roba, «spogliati nuda» vale quanto «perché non hai passato Mastrolindo?», «ti strappo le mutande» è uguale a «passami il Dixan». Provate voi a spiegare al mondo che in Italia indagini e accuse si fanno così, un po’ alla carlona, e poi, se sei fortunato, dalla ruota del superenalotto ti escono l’avvocato bravo e il giudice giusto. Altrimenti resti in galera il resto della tua vita.

meredith kercher meredith kercher

 

Sia chiaro: Amanda e Raffaele sono innocenti, non ci sono dubbi, la sentenza è definitiva, e non si può che essere felici per il fatto che il loro incubo è finito, e possono tornare a vivere. Hanno pagato fin troppo per una cosa che non hanno commesso. Ma, di fronte alla legittima esultanza e di fronte alle altrettanto legittime richieste di risarcimento dei due ragazzi, non si può non pensare che mentre Amanda e Raffaele vincevano la loro partita, la nostra giustizia perdeva la sua. E la perdeva clamorosamente, collezionando una figuraccia planetaria, una specie di Caporetto togata, roba che al confronto Waterloo fu una marcia trionfale.

 

Per carità: ci sono anche molte persone che escono bene da questo percorso a ostacoli nell’assurdo: per esempio Raffaele Sollecito che ha affrontato il processo a testa alta e con serietà, o gli avvocati difensori (non quello del povero Guede, purtroppo), e anche alcuni giudici, come quelli del primo appello, a Perugia, che avevano capito già tutto, o co- me quelli della Cassazione di ieri, che hanno dimostrato di essere scrupolosi fino all’ultimo, e pure coraggiosi. Ma nel complesso, ecco, in questa vicenda il nostro sistema giudiziario ha dimostrato di essere quello che è: un malato grave. E stavolta purtroppo (o per fortuna l’ha dimostrato in mondovisione.

 

Stephanie Kercher sorella di Meredith Stephanie Kercher sorella di Meredith

Il caso, infatti, ha avuto una dimensione inevitabilmente internazionale: l’altro giorno l’americana Amanda stava sulla copertina di People negli Stati Uniti, l’attesa della sentenza sull’inglese Kercher era la terza notizia nei telegiornali britannici. Dall’estero, in questi giorni, avevano gli occhi puntati sul nostro tribunale. E dunque ora provate voi a spiegare all’estero come funziona la giustizia italiana. Provate a convincerli, con tutto ciò, che si possono ancora fidare, se devono venire a investire, o anche solo a fare un viaggio, se vogliono portare qui la famiglia o la loro impresa, possono star tranquilli.

 

Provate voi a rassicurarli, persuadeteli che se nasce un contenzioso potranno far valere rapidamente i loro diritti, che non ci vorranno otto anni, cinque processi e magari un po’ di galera per aver riconosciute le proprie ragioni. Anzi, già che ci siete, consigliate loro subito lo studio dell’avvocato Bongiorno. E se non possono permetterselo, beh, di- te loro di stare attenti a varcare i nostri confini...

 

STEPHANIE KERCHER SORELLA DI MEREDITH STEPHANIE KERCHER SORELLA DI MEREDITH

E poi provate a spiegare tutti gli assurdi paradossi che abbiamo visto in questo processo, il ginepraio delle sentenze, l’inchiesta fallata. Soprattutto provate a spiegare che una ragazza inglese venuta in Italia per studiare non avrà mai giustizia, provate a dire ai suoi genitori che ad ucciderla è stata uno che stava insieme ad altri ma che nello stesso tempo era anche da solo. Provate a spiegare che Rudy Guede ha agito in concorso, sì, ma in concorso con il nulla, con l’aria, con la sua ombra o forse con qualche fantasma, può darsi, in fondo era la notte di Halloween.

 

Provate a spiegarglielo a loro, al resto del mondo, perché noi in fondo ci siamo abituati, purtroppo ormai ogni mostruosità giudiziaria ci passa sopra quasi fosse normale. Compreso il fatto che non ci siano mai responsabili. Provate voi a spiegarlo agli stranieri, dunque, che per questo infernale guazzabuglio diventato vergogna internazionale, alla fine non pagherà nessuno. A parte, ovviamente, i soliti contribuenti italiani.

 

Se la Procura avesse messo in cassaforte la confessione di Amanda, scovando un avvocato d’ufficio la notte in cui sapeva tutto e accusava Patrick prima di chiudersi a riccio, anziché continuare a sentirla senza difensore e rendere così inutilizzabile quel verbale, forse oggi racconteremmo un’altra storia. Idem se Rudy avesse parlato chiaro.

 

2. IL SUICDIO MEREDITH

di Marco Travaglio per “Il Fatto Quotidiano

  

amanda knox amanda knox

Come già l’altra in appello, anche l’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito in Cassazione ha innescato commenti demenziali sul delitto di Meredith Kercher: pare quasi che, 8 anni fa a Perugia, la studentessa inglese si sia suicidata. O che l’unico condannato (a 16 anni con lo sconto del rito abbreviato), il giovane ivoriano Rudy Guede, tuttora detenuto perché colpevole di “concorso in omicidio commesso da altri”, fosse solo soletto sulla scena del delitto.

 

Non sappiamo che cosa scriveranno i supremi giudici nelle motivazioni, ma sappiamo quello che non potranno scrivere: e cioè che Amanda e Raffaele non c’entrino nulla con quel caso, o che gli inquirenti abbiano preso un abbaglio con un duplice scambio di persona, mettendo in carcere due estranei e tenendoceli per 4 anni. Probabilmente si limiteranno a dire che le prove ritenute sufficienti dalla Corte d’Assise di Perugia (2 giudici togati e 6 popolari) che li condannò, dalla Corte di Cassazione (5 togati) che annullò la loro assoluzione in appello, e dalla Corte d’Assise d’appello di Firenze (2 togati e 6 popolari) che li ricondannò,sono per loro insufficienti.

 

E, siccome per convenzione l’ultimo verdetto è quello buono, la verità processuale si ferma qui. Il che non vuol dire che questa (fondata sulle prove certe e legittimamente raccolte) collimi con la verità dei fatti (che di solito è molto più vasta, ma spesso indimostrabile), né che le sentenze precedenti siano sbagliate.

 

   Ciascuno poi, se conosce le carte, è libero di pensare che Meredith l’abbiano uccisa Amanda, Raffaele e Rudy (come dicono ben 35 giudici in 6 sentenze: primo grado, secondo appello e prima Cassazione sui due ex fidanzatini, più le tre emesse su Guede dal gup, dalla Corte d’assise d’appello e dalla Cassazione), oppure Rudy con altri due Mister X (come pare desumersi dai due soli verdetti favorevoli, scritti da 13 giudici: il primo appello e la seconda Cassazione).

amanda knox colin sutherland amanda knox colin sutherland

 

Se una sezione di Cassazione dice che Amanda e Raffaele sono gli assassini e un’altra che le prove non bastano a dichiararli tali, non è che una è più Cassazione dell’altra: semplicemente hanno valutato diversamente gli indizi, come sempre avviene nei processi indiziari, cioè privi della prova schiacciante, la cosiddetta “pistola fumante”. Il risultato finale lo conosciamo e ne dobbiamo prendere atto: Guede condannato, Sollecito e Knox assolti. Ma siamo liberissimi di pensare, volendo, che si tratti di un errore giudiziario (lo è anche l’assoluzione di un colpevole, non solo la condanna di un innocente). Oppure che sia un verdetto giusto (non si condanna se non “oltre ogni ragionevole dubbio”).

 

Ma solo perché l’insufficienza di prove dipende dalla scarsa bravura degli inquirenti nel trovarle, o dall’abilità degli assolti a nasconderle e a tappare la bocca ai complici e ai testimoni. Questo è l’atteggiamento corretto e laico che si dovrebbe tenere alla fine di un processo indiziario. Diversi indizi facevano ritenere gli imputati colpevoli, altri facevano dubitare che lo fossero: il classico bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, rimesso alla discrezionalità dei giudici. La stragrande maggioranza di essi ha deciso per il mezzo pieno, la minoranza per quello vuoto, che ha prevalso solo perché ha convinto gli ultimi. Con l’“aiuto”, va detto, delle incredibili pressioni americane (chissà se il povero Guede sarebbe dentro a espiare la pena da solo per un delitto commesso con altri, se anziché un nero ivoriano fosse anche lui un bianco targato Usa).

amanda knox colin  sutherland amanda knox colin sutherland

 

   Chi poi sostiene che Amanda e Raffaele non andavano neppure processati non sa quel che dice. Le indagini della Scientifica e le ultime perizie sul coltello e sul gancetto del reggiseno della vittima, il memoriale scritto da Amanda e poi rimangiato, le mezze parole di Guede “chiamavano” la Knox e Sollecito sulla scena del delitto. Altrimenti perché Amanda, nel primo interrogatorio senza difensore, quando nessuno ancora sapeva nulla dell’esistenza di Rudy, descrisse l’omicidio attribuendolo a Patrick Lumumba, il “nero sbagliato” (“ricordo confusamente che Patrick ha ucciso Meredith”), e fu perciò condannata definitivamente a 3 anni per calunnia?

 

Se lei non era lì, che ne sapeva del delitto e dell’assassino? E, se lei non c’entra, perché calunniare un innocente? E perché Raffaele mentì sull’alibi della fidanzata (“quella sera Amanda dormì a casa mia”), subito sbugiardato da vari testi? E chi sono i complici di Rudy, visto che nella stanza di Meredith c’erano tracce solo di Rudy, di Amanda (il suo Dna sul coltello) e di Raffaele (il suo Dna sul gancetto) e che il processo a Rudy ha accertato che il suo ingresso nell’alloggio fu “favorito da Amanda”?

 

raffaele sollecito vittorio feltri linea gialla raffaele sollecito vittorio feltri linea gialla

Gli indizi, anche scientifici, che han tenuto in carcere i due non li ha valutati solo la Procura: li hanno confermati un gup, 9 giudici di tre diversi Riesami e 5 di Cassazione. Se la Procura avesse messo in cassaforte la confessione di Amanda, scovando un avvocato d’ufficio la notte in cui sapeva tutto e accusava Patrick prima di chiudersi a riccio, anziché continuare a sentirla senza difensore e rendere così inutilizzabile quel verbale, forse oggi racconteremmo un’altra storia. Idem se Rudy avesse parlato chiaro.

 

raffaele sollecito  in cassazioneraffaele sollecito in cassazione

   Quindi, per favore, si prenda atto dell’assoluzione. Ma nessun processo alla giustizia italiana, tantomeno dagli Usa: lì, dopo la prima condanna, buttano la chiave. Noi invece facciamo i processi in nome del popolo italiano con tanto di giuria popolare, poi li rifacciamo in nome di un altro popolo italiano, e ci concediamo pure il lusso di due verdetti (contrastanti) di Cassazione. Quindi, anziché vaneggiare di ingiustizie da risarcire, è il caso di frenare le isterie – come peraltro fanno saggiamente gli avvocati difensori – e accontentarsi. Qui gli unici da risarcire sono la buonanima di Meredith e la sua povera famiglia.

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