1. “CHI SIAMO NOI? LA MARA SALVATRUCHA! SIAMO LE BESTIE CHE AMMAZZANO QUEGLI ANIMALI. LA LOMBARDIA IN UN INFERNO STIAMO AVVOLGENDO. A MILANO COL MACHETE IN MANO” 2. LA GANG PIÙ PERICOLOSA AL MONDO, LA “MS13”, HA MESSO RADICI A MILANO, E IERI 25 MEMBRI SONO STATI ARRESTATI (7 SONO MINORENNI). SATANISTI, VENGONO DAL SALVADOR E VIVONO DI SPACCIO, RAPINE, AGGRESSIONI A COLPI DI MACHETE, 2 TENTATI OMICIDI 3. I MEMBRI DELLA MARA SALVATRUCHA SI TATUANO E INCIDONO LA FACCIA, COSÌ DA NON POTER MAI LASCIARE LA GANG: “L’UNICA ALTERNATIVA AL CARCERE È IL CIMITERO” 4. RITI DI PASSAGGIO: PER GLI UOMINI È SUBIRE 13 SECONDI DI PESTAGGIO DA PARTE DI DECINE DI MEMBRI (IN SALVADOR, AMMAZZARE QUALCUNO A CASO). PER LE DONNE, LO STUPRO 5. IL VIDEO-REPORTAGE SUI MEMBRI DELLA BANDA A MILANO: PRIMA PICCOLI REATI, POI IL SANGUE

1. VIDEO - REPORTAGE SULLE GANG CENTROAMERICANE A MILANO - DI MATTEO BARZINI PER "ROBINSON" - RAI TRE (2012)

 

 

 


2. MILANO, SGOMINATA LA SUPER GANG DEI LATINOS
Fabio Poletti per "La Stampa"

Nel filmato della polizia si vede bene. Dopo averlo buttato a terra in un pratone del Parco Nord lo riempiono di calci per quasi venti secondi. Quando si rialza, anche se dolorante sorride soddisfatto. Adesso anche lui è un «rey», un membro della pandilla dei «Mara Salvatrucha», gli «Ms13» che controllano la zona Nord di Milano a colpi di machete. Alle «reine», per essere arruolate nella gang sudamericana va pure peggio.

Devono sottostare a una violenza sessuale di gruppo, uno dei tanti riti di iniziazione di questa gang ora decimata dalla Squadra Mobile che ha effettuato venticinque arresti su ordine della magistratura di Milano. Sette di loro sono minorenni. Tutti sono di origine salvadoregna. A casa degli affiliati, da Milano a Brescia, dall'hinterland a Cremona, da Pavia a Novara, sono spuntati coltelli e machete ma pure libretti con il decalogo di comportamento e i codici segreti per rimanere sempre in contatto via Skype con la casa madre della pandilla in America Latina.

«Si tratta di un'organizzazione criminale che aveva come unica finalità quella di imporsi all'interno della comunità latino-americana», tira le fila dell'inchiesta durata tre anni il capo della Squadra Mobile Alessandro Giuliano. Il capo di imputazione è lungo così. Rapine e scippi a passanti sudamericani e non, aggressioni con machete, spedizioni punitive a coltellate.

E poi due tentati omicidi. Ai danni di un ragazzo ecuadoregno accoltellato nel gennaio di due anni fa mentre si trovava alla fermata Duomo della metropolitana insieme alla fidanzata. Analoga sorte per un giovane peruviano aggredito il mese dopo in via Pompeo Castelli, colpevole di avere insultato alcuni membri della banda. Partendo dai due episodi - grazie anche alla collaborazione attiva di alcuni giovani sudamericani contigui alla gang - gli investigatori sono riusciti a ricostruire le molteplici attività dell'organizzazione.

A casa del leader del gruppo, Gerardo Flores Soto, 26 anni, detto «Kamikaze» o «Ranflero», gli agenti hanno trovato anche un quaderno con i versamenti obbligatori che dovevano essere effettuati dagli adepti - anche 100 euro - per il sostentamento della banda che aveva una struttura rigidamente verticale. Con il «Kamikaze» al vertice, sostenuto dal «Toro» e da «Player» altri due membri finiti in carcere. Per comunicare tra di loro gli affiliati parlavano al telefonino adottando un codice che è stato intercettato e decriptato.

Il «Kamikaze» quando voleva dare il via libera all'azione segnalava che la «luce è verde». Per i collegamenti internazionali c'era invece Skype o la rete. Dove si trova pure l'inno della pandilla che esalta le attività della gang: «La Mara Salvatruche sta stupendo... Soldati di Perù ed Ecuador sta arruolando... La Lombardia in un inferno la stiamo avvolgendo... Siamo le bestie che ammazziamo tutti quegli animali... Machete in mano che stiamo andando a caccia...».

A completare il quadro con i loro confratelli sudamericani - come se non bastassero le iniziazioni, gli inni e i riti - anche le scritte e i tatuaggi. Le scritte a marcare il territorio nella Milano da conquistare dove sono decine le gang sudamericane. E poi i segni sulla pelle a identificare l'appartenenza al gruppo. Come la corona e la croce a marchiare per sempre i «rey» e le «reine» di questo angolo di Sudamerica trapiantato nella nebbia.


3. "CON I MACHETE PRENDEREMO LA CITTÀ"
Filippo Femia per "La Stampa"

«Andiamo a caccia con il machete e facciamo volare le teste. Stiamo avvolgendo la Lombardia in un inferno». Nei versi di questo macabro inno c'è tutta la pericolosità della Mara Salvatrucha, o Ms13, la gang di origine salvadoregna sbarcata a Milano. L'arresto di 25 affiliati è solo l'ultimo capitolo di una storia di violenza iniziata nel 2008. All'inizio sono pochi «cani sciolti» in fuga dalla povertà del Salvador post-guerra civile e dalla faida con le bande rivali.

«Sono già affiliati e sanno di essere «morti che camminano». La loro unica possibilità è la fuga all'estero», spiega Massimo Conte, dell'associazione «Codici», esperto di pandillas. All'inizio si muovono in periferia, poi il panorama cambia. I tentati omicidi dell'inverno 2011, in piena piazza Duomo, rappresentano il «salto di qualità» della Ms13. La task force della squadra mobile nata per combattere le gang latino-americane individua una struttura organizzata, fondata su rigidi schemi gerarchici: un capo («ranflero» in gergo) un paio di luogotenenti e soldati semplici alla base.

Il regolamento è basato sull'obbedienza assoluta: una volta entrati nella Mara Salvatrucha, non si torna indietro. La diserzione è una macchia da pagare con la vita: «L'unica alternativa al carcere è il cimitero», recita uno dei comandamenti. Il reclutamento avviene nelle strade e nelle feste a ritmo di hip-hop e reggaeton. Il rito d'iniziazione è feroce. Tredici, interminabili, secondi di pestaggio: decine di mareros si accaniscono contro il futuro affiliato. Il sangue e le costole rotte segnano l'ingresso nella «famiglia» della Mara Salvatrucha. Il «lasciapassare» per le ragazze è ancora più selvaggio: lo stupro.
Il rito di passaggio è completato dai tatuaggi, una firma che dimostra lealtà e appartenenza. I disegni hanno una forte carica simbolica.

Oltre al numero 13 e le iniziali «Ms», che avvolgono i corpi anche in parti nascoste come palpebre e interno del labbro, ricorrono rappresentazioni del diavolo. A volte si tatuano lacrime sotto gli occhi, un macabro conteggio degli omicidi commessi: ogni goccia, un morto. Anche il linguaggio costruisce l'identità: allo slang si affiancano numerosi gesti in codice. Indispensabile, poi, un nome di battaglia: «Kamikaze», «Loco», «Spider» i soprannomi di alcuni degli arrestati a Milano.

I mareros combattono per la supremazia del territorio, marcato da graffiti con le iniziali cubitali «Ms». Esistono rivalità e alleanze che si trascinano dall'America Latina: i nemici sono quelli della Mara 18, i Latin Kings sono compañeros. Rapine, spaccio e furti sono i mezzi di sostentamento, anche se alcuni membri provengono da famiglie «normali».

La Mara Salvatrucha fa la sua comparsa negli Anni Ottanta a Los Angeles. Gli immigrati salvadoregni fuggono dalla guerra e trovano rifugio nella California ispanica. Si riuniscono per difendersi dalle gang di afroamericani e messicani, ma il salto alla vita criminale è breve. Estorsioni e spaccio all'inizio, poi omicidi su commissione e le faide sanguinose con le altre pandillas. Centinaia vengono arrestati e rimpatriati nel paese d'origine, dove non finiscono in carcere: lì non hanno precedenti penali. L'«esperienza» maturata nelle carceri statunitensi viene trasmessa a nuovi adepti: inizia così un'ondata di violenza che in breve insanguina il Centroamerica, si estende negli Stati Uniti e in alcune parti del Sud del continente.

Si stima che gli affiliati attuali siano circa 100 mila in tutto il mondo. Si dedicano al narcotraffico e terrorizzano e uccidono i disperati che dall'America centrale inseguono il sogno statunitense, in fuga da quella violenza che non fanno in tempo a evitare.


4. L'INNO RAP DI CONQUISTA
Da "La Stampa"

...La Mara Salvatrucha...sta stupendo...soldati di Perù e Ecuador...sta arruolando...Chavalas ammazzando...l'Italia invadendo...con intelligenza ci stiamo espandendo...la Lombardia in un inferno la stiamo avvolgendo...

...Sono il terrore...mi trovo a Milano...sempre le due lettere rappresento...da Hilo Pango...San Bartolo e centro...seguo il gioco...Alaska criminales...siamo le bestie che ammazziamo tutti quegli animali...Machete in mano che stiamo andando a caccia...ai Chavalas li ammazziamo...dovunque a sangue freddo...col collo che vola...seppelliamo...il suo corpo...li umiliamo...li minacciamo...

Chi siamo noi? gli Ms... la gente che ogni giorno nel mondo cresce... La Mara salvatrucha... Zanzibar e Sonsonate... la gente ci combatte... non cercate che io vi ammazzi... chi siamo noi? Gli «Ms» la gente che ogni giorno nel mondo cresce. La Mara salvatrucha... Zanzibar e Sonsonate... la gente ci combatte... non cercate che io vi ammazzi. Un saluto per tutti i miei Homboy che sono in carcere qua in Italia...

...La Mara Salvatrucha...sta stupendo...soldati di Perù e Ecuador...sta arruolando...Chavalas ammazzando...l'Italia invadendo...con intelligenza ci stiamo espandendo...la Lombardia in un inferno la stiamo avvolgendo...
...Sono il terrore...mi trovo a Milano...sempre le due lettere rappresento...da Hilo Pango...San Bartolo e centro...seguo il gioco...Alaska criminales...siamo le bestie che ammazziamo tutti quegli animali...Machete in mano che stiamo andando a caccia...ai Chavalas li ammazziamo...dovunque a sangue freddo...col collo che vola...seppelliamo...il suo corpo...li umiliamo...li minacciamo...

Chi siamo noi? gli Ms... la gente che ogni giorno nel mondo cresce... La Mara salvatrucha... Zanzibar e Sonsonate... la gente ci combatte... non cercate che io vi ammazzi... chi siamo noi? Gli «Ms» la gente che ogni giorno nel mondo cresce. La Mara salvatrucha... Zanzibar e Sonsonate... la gente ci combatte... non cercate che io vi ammazzi. Un saluto per tutti i miei Homboy che sono in carcere qua in Italia...

 

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