COME È STATA UCCISA FEDERICA TORZULLO? - SECONDO GLI INVESTIGATORI, LA 41ENNE DI ANGUILLARA È STATA AMMAZZATA DAL MARITO CLAUDIO CARLOMAGNO NELLA CABINA ARMADIO DI CASA: IL 45ENNE LE AVREBBE SBATTUTO LA TESTA CONTRO IL MURO - DOPO 10 GIORNI DI RICERCHE, IL CADAVERE E' STATO TROVATO SEPOLTO IN UN CAMPO DELLA DITTA SCAVI DI PROPRIETA' DI CARLOMAGNO, CHE CON UNA RUSPA HA PREPARATO LA BUCA DOVE NASCONDERE IL CORPO - DOPO L'OMICIDIO, L'UOMO HA USATO IL TELEFONO DELLA VITTIMA PER RISPONDERE A DEI MESSAGGI, FINGENDO DI ESSERE LEI - LE BUGIE DI CARLOMAGNO DOPO LA SCOMPARSA DELLA SUA QUASI EX MOGLIE (SI SAREBBERO SEPARATI QUESTA SETTIMANA): "È SCOMPARSA, SARÀ ANDATA VIA A PIEDI" - LE TRACCE DI SANGUE NELLA LORO CASA E ALL'INTERNO DEI VEICOLI...
1 - IL CORPO DI FEDERICA ERA SOTTOTERRA L’ARRESTO E IL SILENZIO DEL MARITO
Estratto dell'articolo di Rinaldo Frignani per il “Corriere della Sera”
federica torzullo claudio carlomagno
Il corpo di Federica era sepolto sotto due metri e mezzo di terriccio e detriti nel luogo dove ogni mattina il marito Claudio andava a lavorare. Ovvero nella sua ditta di scavi e mezzi movimento terra, gestita con il padre Pasquale Carlomagno, in via Comunale San Francesco, ad Anguillara, a nord di Roma, a meno di due chilometri dall’abitazione dei genitori della moglie, dove la 41enne dopo la separazione che un giudice avrebbe sancito questa settimana si sarebbe trasferita con il figlio di 10 anni affidato a lei.
Era già tutto deciso, invece è finita nel modo più tragico: il corpo martoriato della funzionaria delle Poste a Fiumicino non è stato ancora riconosciuto ufficialmente dai parenti, ma Stefania Torzullo ha confermato ai carabinieri della compagnia di Bracciano che i braccialetti e la catenina prelevati dal cadavere erano della sorella scomparsa la sera dell’8 gennaio scorso dalla villetta della coppia in via Costantino.
federica torzullo claudio carlomagno
Una svolta decisiva nelle indagini per omicidio: nel tardo pomeriggio Claudio Carlomagno, 45 anni, è stato fermato «per il rischio concreto che inquinasse le prove», ha spiegato il procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori. E poi condotto in carcere a Civitavecchia dai carabinieri del nucleo investigativo di Ostia, che al mattino lo avevano prelevato dall’abitazione — non la casa di famiglia in via Tevere — dove si era rifugiato in questi giorni con i genitori.
La madre Maria Messenio è assessore alla Sicurezza del Comune di Anguillara. Lui non ha aperto bocca, chiuso in una stanza della caserma assediata dai cronisti, da qualche abitante di Anguillara e dai suoi operai. Non è stato interrogato, ha potuto incontrare solo il suo avvocato Andrea Miroli, che ha spiegato come il suo assistito avesse l’intenzione di costituirsi.
A Carlomagno, per ora, non è stata contestata l’accusa di occultamento di cadavere né il fatto di avere dei complici. Per i carabinieri e la Procura, avrebbe ucciso la moglie nella loro villetta nella notte fra l’8 e il 9 gennaio scorso, quasi certamente nella cabina armadio della camera da letto, dove sono state trovate tracce di sangue, forse sbattendole la testa contro il muro. Poi avrebbe trascinato il corpo (altre macchie di sangue all’ingresso) e lo avrebbe caricato nel bagagliaio della sua auto: altro sangue rinvenuto proprio lì, oltre che sulla tuta da lavoro del marito, su un mezzo meccanico e in una cava (si attende la risposta del Ris per avere la conferma ufficiale che appartengano a Federica).
Carlomagno, dunque, è uscito di casa alle 7.30 sulla sua Kia Sportage con il corpo a bordo, e si è recato nella sede della ditta dove è stato ripreso dalle telecamere di sicurezza e dove con una ruspa ha scavato una fossa abbastanza profonda per gettarci il corpo della moglie. In quegli stessi momenti avrebbe anche messaggiato con la suocera Roberta, fingendo di essere la moglie che le dava indicazioni su cosa preparare per colazione al nipotino.
Quindi è tornato a casa, sostenendo poi di aver dimenticato il portafoglio, e si è ripresentato al lavoro alle 10, con gli operai che lo attendevano da 45 minuti, ma questa volta su un furgone con il quale ha girovagato nelle campagne di Anguillara, non si esclude per depistare le indagini. [...]
2 - LE 3 ORE DI BUCO, IL SANGUE E IL CAMION RIPULITO «SE N’È ANDATA A PIEDI» TUTTE LE BUGIE DELL’UOMO
Estratto dell'articolo di Fulvio Fiano per il "Corriere della Sera"
scomparsa di federica torzullo 1
L’ultimo tassello (non irrilevante) da mettere a posto nella ricostruzione di questo giallo senza mistero durato dieci giorni, è quello della possibile premeditazione da contestare a Claudio Agostino Carlomagno per aggravargli la contestazione di omicidio volontario. La versione da lui fornita ieri agli inquirenti nel lungo interrogatorio verrà messa a confronto con i dati dell’autopsia per capire a che ora e in che modo Federica Torzullo è stata uccisa.
Rilievi non facili, dato il tempo passato sotto terra dal cadavere, ma che partono anche da un altro elemento già all’attenzione dei carabinieri di Ostia e della Procura di Civitavecchia: la telefonata fatta dal 45enne alla colf per dirle di non andare a casa, in via Costantino, il giorno della scomparsa della 41enne. Ricerche, bugie e prove partono in una corsa parallela il 9 gennaio proprio dalla villetta, per poi ricongiungersi idealmente ieri con la scoperta del cadavere.
scomparsa di federica torzullo 2
A presentare la denuncia di sparizione della vittima è proprio Carlomagno, quel venerdì stesso. «Non abbiamo dormito insieme perché io russo e le impedisco di riposare, quindi lei si trasferisce in camera di nostro figlio — dice l’uomo ai carabinieri —. Non so come fosse vestita ma non ha preso la macchina, che il mattino dopo ho trovato fuori casa. Sarà andata via a piedi». Un tentativo quasi infantile di sviare la verità e che infatti insospettisce subito gli investigatori.
Bastano le prime verifiche per accertare che la donna usava l’auto anche per i piccoli spostamenti e che l’unica uscita dalla villetta è inquadrata da una telecamera che la vede rientrare in casa l’8 sera intorno alle 23 e non uscirne più.
Quello che inquadra la telecamera è invece il suv di Carlomagno, un Kia Sportage bianco, uscire dal cancello intorno alle 7 del mattino. Un orario abituale per il 45enne, che però al lavoro arriva con forte ritardo, quando sono quasi le 10.
Tre ore di buco che lui spiega poi con una lunga sosta a un bar, senza che però di questo ci sia riscontro. Neanche Torzullo arriva al lavoro, ovviamente, ma ancora una volta l’ipotesi di una scelta volontaria dura il tempo delle verifiche preliminari. [...]
Fra l’altro, la sua giornata era già programmata con una uscita anticipata dall’ufficio postale di Fiumicino per andare a prendere i genitori e il figlio di 10 anni, che aveva lasciato la sera prima a dormire da loro, per andare in Basilicata al battesimo della nipote. Su questo presupposto anche la madre si allarma subito. Dice che la figlia si teneva in contatto pressoché costante con lei e che con puntualità la chiamava dopo il lavoro.
Quel giorno invece niente. Ultima conversazione avuta, uno scambio di messaggi asciutto, freddo e in fin dei conti anomalo avuto quella stessa mattina a cavallo delle otto. «Cosa preparo per colazione?», chiede la madre alla figlia. Lei risponde sbrigativamente. Ultimo messaggio alle 8.20, poi silenzio e segnale scomparso.
Dopo cinque giorni di timori e speranze, il primo, esile, velo sulle bugie di Carlomagno cade. Mentre si cerca il cadavere in discariche e terreni abbandonati, mentre si scandaglia anche il fondale del lago di Bracciano, l’analisi dei suoi spostamenti — ricavati dall’esame del gps dell’auto e di un camion che usava per lavoro — indicano che si è spostato più volte tra i vari terreni dove opera l’azienda che gestisce col padre. In casa e sullo stesso camion vengono trovate «copiose» tracce di sangue e un testimone racconta di aver visto il 45enne lavare il cassone di quel mezzo con una pompa il pomeriggio del 9.
FEDERICA TORZULLO - CLAUDIO CARLOMAGNO
Carlomagno è ufficialmente indagato per l’omicidio, l’abitazione è posta sotto sequestro. Gli scavi e le perlustrazioni continuano. Poi, sabato, il procuratore Alberto Liguori offre un’ultima via d’uscita al sospettato, invitandolo a collaborare dopo aver spiegato che gli elementi a suo carico «per gravità, precisione e concordanza, hanno varcato la soglia della gravità indiziaria». [...]



