DAGOREPORT – TRUMP HA UCCISO LA POLITICA, COSI’ COME LA CONOSCEVAMO: CON LUI VALE IL DIRITTO DEL PIU’ FORTE (LE TRADIZIONALI CATEGORIE DI DESTRA E SINISTRA IN QUESTO SFACELO, HANNO ANCORA SENSO?) - DIPLOMAZIA, DIRITTO INTERNAZIONALE, MULTILATERALISMO E DIALOGO SONO STATI ROTTAMATI IN NOME DEL “SI FA COME DICO IO” - UN BRUTALE RITORNO ALLA POLITICA DI POTENZA DELL’OTTOCENTO E TANTI SALUTI A ONU, NATO, UE E ORGANISMI SOVRANAZIONALI – GODONO SOLO PUTIN E XI JINPING, CHE INFATTI DAVANTI AL BLITZ IN VENEZUELA E ALLA MINACCIA DI TRUMP DI OCCUPARE LA GROENLANDIA TACCIONO – SI DIRA’: MA TANTO TRUMP NEL 2028 SARA’ FUORI DALLA CASA BIANCA. SICURI? GIA’ NEL 2021 NON ACCETTO’ LA SCONFITTA E MANDO’ I SUOI SCAGNOZZI AD ASSALTARE IL CONGRESSO – ORA STA IMPRIMENDO AGLI USA UNA LENTA SVOLTA AUTORITARIA E I SEGNALI NON MANCANO…
DAGOREPORT
DONALD TRUMP - VIGNETTA BY MANNELLI
Nel 1989 il politologo Francis Fukuyama aveva predetto la “fine della storia”. Immaginava che la fine dell’Unione sovietica avrebbe spalancato al mondo intero la democrazia conosciuta in Occidente: tutti avrebbero vissuto in pace e in quella prosperità emblema dell’American way of living. Si sbagliava.
A finire nel tritatutto è stata quella stessa democrazia che avrebbe dovuto stravincere la partita del post-Guerra fredda.
Fukuyama immaginava che le autocrazie si sarebbero evolute, “avvicinandosi” e somigliando sempre più ai sistemi liberali. E’ avvenuto il contrario.
Da quando Donald Trump è tornato alla Casa bianca, per il suo secondo mandato, la cornice all’interno della quale si muove e si legittima la politica in Occidente è stata smantellata.
Il diritto internazionale, le organizzazioni sovranazionali, il multilateralismo (almeno di facciata), la diplomazia: pezzo dopo pezzo, Trump, in versione Caligola, sta disarticolando quell’”ordine mondiale” che ha retto per ottanta anni, regalando al mondo occidentale pace e prosperità, e che proprio gli Stati uniti avevano creato.
Dove si impone la violenza, d’altronde, non può esserci politica. La politica, con i suoi riti, i legacci, le sovrastrutture, è proprio il tentativo più nobile di ingabbiare i soprusi e le angherie, per circoscrivere, all’interno di un sistema di regole e procedure, il contrasto delle opinioni e delle convenienze, per evitare che prevalgano sempre le ragioni del più forte.
E’ evidente che ora, invece, la politica di potenza sia tornata a essere il metro di valutazione dei rapporti geopolitici.
DONALD TRUMP IN VERSIONE TRUMPO VENEZUELANO - MEME
Putin l’aveva anticipato nel febbraio 2022, Netanyahu l’ha ribadito nel 2023, Trump lo ha confermato nel 2025: chi ha missili, caccia e bombe atomiche, fa come gli pare.
E il diritto internazionale, come ha sostenuto anche il ministro degli Esteri Tajani, “vale fino a un certo punto”.
Insomma. con un egomane capriccioso come il 79enne Trump, nella tolda di comando dell’Occidente, bisogna allacciare le cinture di sicurezza.
volodymyr zelensky donald trump conferenza stampa a mar a lago foto lapresse
Dal suo insediamento, a gennaio 2025, ne ha combinate di tutti i colori: ha bullizzato Zelensky nello studio ovale, facendolo passare per un idiota “che non ha le carte”; ha legittimato il dittatore Putin, incontrandolo da pari a pari in Alaska e elogiandolo a più riprese;
ha preso a ceffoni l’Europa, imponendo i dazi su beni e servizi Ue; ha epurato centinaia di agenti e dirigenti nelle agenzie di intelligence, a partire dalla CIA; ha ipotizzato l’annessione del Canada;
ha minacciato di mandare le forze americane in Messico e Colombia con la scusa di combattere i cartelli della droga. E poi la ciliegina sulla torta: Trump ha ordinato un blitz a Caracas, in barba al diritto internazionale, solo per arrestare e deporre Nicolas Maduro e mettere le mani sul petrolio venezuelano.
DONALD TRUMP SEGUE IN DIRETTA LA CATTURA DI NICOLAS MADURO
Nessun accorato intervento per dare libertà a un popolo oppresso da vent’anni di chavismo autoritario.
D’altronde a Caracas ancora spadroneggino due loschi figuri come il ministro dell’Interno, Diosdato Cabello, e il ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez. Il tycoon voleva il Venezuela sotto il suo dominio e l’ha avuto.
Con la stessa arroganza, Trump pretende di annettere la Groenlandia, isola a ridosso dell’Artico che rientra nella sovranità della Danimarca.
La desidera come un bambino vuole il suo giocattolo preferito. Non ha usato giri di parole: “Ci serve assolutamente per ragioni di sicurezza”, “La Danimarca non sa difendere la Groenlandia, noi sì”, “Averne la proprietà è molto importante. credo che sia psicologicamente necessario per il successo”.
IMMADURO - VIGNETTA BY ROLLI PER IL GIORNALONE - LA STAMPA
Solo che la Groenlandia non è il Venezuela: rientra nell’Unione europea, principale alleato (finora) degli Stati uniti. Davanti a cotanta arroganza, a questa barbarie politica che si immaginava confinata nel Novecento in bianco e nero, o nelle stanze del potere di Mosca e Pechino, cosa può la politica a cui siamo abituati? Cosa possono cambiare i partiti e i leader di tutta Europa, indipendentemente dalla loro collocazione, rispetto a un potere così sregolato e vorace?
Come si può imbrigliare, con norme e diplomazia, un novello “Re Sòla” come Trump, che si sente legittimato a prendere ciò che vuole, solo perché può? In questo “disordine” globale, la politica è morta, ahinoi. Le chiacchiere stanno a zero, direbbero al mercato di Centocelle.
LA FOTO PUBBLICATA DA TRUMP SULLA GROENLANDIA
Se in difesa della sovranità europea sulla Groenlandia, il lepenista Bardella dà ragione al suo avversario Macron; se il sovranista Farage sostiene il laburista Starmer contro Trump e se persino Giorgia Meloni è costretta ad ammettere che il suo amico Donald sta sbagliando, vuol dire che sono saltati tutti gli schemi. Non è più una querelle ideologica: è esistenziale. Destra e sinistra perdono totalmente di valore quando il baricentro dell’agone internazionale è la prepotenza.
Se il presidente degli Stati uniti, principale azionista della liberaldemocrazia occidentale, fa propri metodi e strumenti delle autocrazie, la partita è già finita. Ne è un chiaro esempio cio’ che sta accadendo a Davos, un tempo Mecca delle élites globaliste a trazione cinese, trasformata in un set per il “Donald Show”.
A conferma che gli Stati uniti non sono arrivati in Svizzera per discutere, dialogare e confrontarsi: sono lì per imporre un’agenda e contenuti di loro interesse. E per “loro” si intendano governo, fondi di investimento e i colossi di Big Tech, intelligenza artificiale e cyber-guerra (come Palantir di Peter Thiel).
Idem per il “Board of peace” per Gaza. Nelle intenzioni di Trump il gruppo di lavoro, con 60 invitati, non dovrà solo rimettere ordine nella Striscia ma, gradualmente, sostituire le Nazioni unite come polo di risoluzione dei conflitti.
L’Onu, nella mente egolatrica di Trump, deve essere rottamata a favore di un “club esclusivo” di leader e paesi scelti personalmente dal tycoon, neanche fosse un golf club di Mar-a-Lago, in cui ogni invitato deve pagare una fee d’ingresso da un miliardo per il privilegio di essere “socio”.
L’ultima martellata, dopo la frantumazione del diritto internazionale e del multilateralismo, Trump vuole darla alla Nato. Il Patto atlantico, ai suoi occhi, è solo una zavorra.
Gli States, ripete da tempo il tycoon, pagano per tutti, sostenendo gran parte delle spese militari, mentre i partner europei “scrocconi” se la spassano sotto l’ombrellone armato dello Zio Sam.
A cosa serve un patto di mutuo soccorso alla più grande potenza militare del mondo, che non solo sa benissimo difendersi da sola ma ha anche innalzato le spese per la Difesa a 1.500 miliardi di dollari nel 2027?
La Nato serve a noi, deboli europei de-militarizzati, non a Washington. E l’assalto verbale alla Groenlandia, che Trump vuole scippare alla Danimarca (dunque all’Unione europea), potrebbe essere seguito da quello militare. Se la Casa bianca inviasse i suoi soldati a occupare l’isola, e non troverebbe alcuna resistenza se non due slitte trainate dai cani, un territorio Nato sarebbe “sotto attacco”.
Stando ai trattati dell’Alleanza, il famoso articolo 5, tutti i paesi membri dovrebbero correre in soccorso del partner aggredito. Anche gli Stati uniti, paradosso finale, dovrebbero intervenire…a supporto dei groenlandesi e difenderli da…loro stessi. Un cortocircuito che segnerebbe la fine della Nato, più volte evocata in passato anche da Macron (“Morte cerebrale della Nato”).
A chi gioverebbe? A Putin, senza dubbio. “Mad Vlad” da sempre accusa la Nato di avergli sottratto i paesi ex membri del Patto di Varsavia e di aver fomentato in Ucraina un sentimento anti-russo. E’ stato questo il pretesto con cui Mosca ha aggredito Kiev nel febbraio 2022.
vladimir putin e donald trump - meme by 50 sfumature di cattiveria
La morte della Nato farebbe comodo anche a Trump: fedele all’idea di potenza, in cui i paesi più forti decidono tra loro le sorti del mondo, il tycoon non vuole legacci che lo obblighino a interventi non desiderati (e magari contrari ai suoi interessi). Vuole le mani libere per trattare, spartire, concordare i destini globali con i suoi pari grado, Putin e Xi Jinping.
Qualcuno potrà oziosamente far notare che i cicli politici e storici, anche quelli apparentemente più solidi, passano, come i presidenti. Trump vedrà il proprio mandato scadere nel 2028 e già a novembre 2026 potrebbe, a seguito delle elezioni di mid-term, perdere il controllo del Congresso.
A quel punto, il tycoon sarebbe “un’anatra zoppa”, incapace cioè di prendere decisioni bypassando i democratici. Se l’opposizione riuscisse ad avere la maggioranza alla Camera e al Senato, potrebbe sottoporre Trump a una procedura di impeachment. L’accusa può essere pescata a caso da un bel ventaglio di porcate compiute negli anni da Trump, una fra tutte il suo rapporto con il finanziere-pedofilo Jeffrey Epstein.
donald trump e jeffrey epstein in versione porci meme by edoardo baraldi
Ma possiamo dare davvero per scontato che “The Donald” accetterà di uscire di scena pacificamente, come previsto dalla Costituzione? Già nel 2020, dopo aver perso le elezioni contro Joe Biden, Trump dimostrò di non saper accettare la sconfitta: il 6 gennaio 2021, un gruppo di suoi esaltati sostenitori, assaltò il Congresso per protestare contro le “elezioni rubate” dai democratici.
Una retorica complottista che il Caligola di Mar-a-Lago contribuì a diffondere e da cui non ha mai fatto marcia indietro. Anzi, dall’inizio del suo secondo mandato, ha più volte ricordato il “furto” subìto. Non solo: ha anche lanciato qualche sassolino sulla possibilità di candidarsi per un terzo mandato, ipotesi questa vietata dalla Costituzione americana. Ma cosa volete che sia la legge per Trump? E’ solo noiosa burocrazia.
supporter trump assalto al congresso
Le decisioni assunte da Trump, da quando è tornato alla Casa bianca, hanno allertato gli osservatori più liberal: e se, sotto sotto, l’ex immobiliarista stesse preparando una svolta autoritaria per gli States?
Sembra una distopia da serie tv ma qualche segnale c’è già: lo scontro di potere con la magistratura; le epurazioni nel deep state considerato ostile; l’isolamento dei giornalisti indipendenti e la guerra ai network che lo criticano; la guerra al capo della Fed, Jerome Powell, trattato come un “cretino”, con un’inedita intromissione nella politica monetaria di un organo indipendente; gli ordini esecutivi repressivi delle libertà individuali e di manifestazione del pensiero.
supporter trump assalto al congresso
L’ultimo, inquietante, tassello è il dispiegamento dell’ICE, la polizia anti-immigrazione, trasformata in una sorta di milizia privata agli ordini della Casa bianca. A Minneapolis, dopo l’omicidio di Renee Good, uccisa nella sua macchina da un poliziotto a colpi di pistola, è in corso uno scontro violento tra le forze dell’ordine e i manifestanti, che chiedono il ritiro dell’ICE dalle loro strade.
Se gli States, così come li abbiamo conosciuti, sopravvivranno allo tsunami Trump lo capiremo più in là, quando il virus Maga potrebbe essere debellato o trasformare per sempre il Dna della società americana, e a cascata dell’Occidente.
Fino ad allora, non possiamo che preparare i pop corn e il maalox e aspettare. Al momento, né i leader europei né le organizzazioni internazionali hanno la forza di contenere Trump e la sua debordante ambizione: sono illusoriamente ancorati all’idea che il diritto e la politica possano risolvere ogni dissidio.
Lo credeva anche Immanuel Kant: “Il diritto non deve mai adeguarsi alla politica, ma è la politica che in ogni tempo deve adeguarsi al diritto”. Chissà cosa direbbe oggi il padre dell’Illuminismo davanti al “Kant del cigno” dell’Occidente…
diosdado cabello 4
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il video meme sullo shutdown pubblicato da donald trump
donald trump in versione monica lewinsky meme
supporter trump assalto al congresso
minneapolis, scontri e proteste contro l ice dopo la morte di renee good foto lapresse 8
minneapolis, scontri e proteste contro l ice dopo la morte di renee good foto lapresse 9
manifestanti pro trump assaltano la villa del governatore di washington jay inslee
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DONALD TRUMP MEME
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meme sul premio fifa per la pace a donald trump 3
manifestazioni a minneapolis contro l'ice 2
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DONALD TRUMP - CHI VUOL ESSERE BOMBARDATO - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA





