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COME HA FATTO UN ATTENTATORE AD ARRIVARE A POCHI PASSI DALL’UOMO PIÙ SORVEGLIATO DEL MONDO? – LE ENORMI FALLE SULLA SICUREZZA ALL’HILTON DI WASHINGTON, DOVE IL 31ENNE COLE ALLEN È ARRIVATO ARMATO PER COLPIRE TRUMP: GLI OSPITI ACCEDEVANO MOSTRANDO SOLO IL BIGLIETTO – L'ALBERGO NON È STATO "SEQUESTRATO" IN TOTO E LE CAMERE ERANO PRENOTABILI DA CHIUNQUE - I CONTROLLI ERANO LASCHI: AGLI INGRESSI NON CI SONO METAL DETECTOR O ALTRI STRUMENTI O AGENTI – TUTTO SI GIOCA INTORNO AL PERIMETRO DI SICUREZZA. SE COLE AVESSE AVUTO DEI COMPLICI O PICCOLI ORDIGNI, O ARMI STORDENTI DA LANCIARE NEL FOYER AVREBBE POTUTO CREARE MAGGIORI DANNI E VITTIME. E MAGARI AVVICINARSI ALL'INGRESSO DALLA BALLROOM

 

WSJ, 'ALL'HILTON MENO PRECAUZIONI CHE ALLO STADIO O A UNA FESTA'

(ANSA) - Nonostante il perimetro di sicurezza ben visibile e gli avvertimenti sulle rigide misure di sicurezza del Washington Hilton, l'hotel dove l'altra notte è stato fermato un attentatore durante la cena dei corrispondenti con Donald Trump, gli ospiti hanno affermato di essere riusciti ad accedere all'hotel attraverso i posti di blocco nelle strade circostanti semplicemente mostrando un biglietto per la cena o una copia di un invito a uno dei ricevimenti pre-cena.

 

E' quanto si legge sul Wsj. Secondo quanto riferito dai partecipanti, i biglietti sono stati controllati dal personale ma non scansionati e non sono stati effettuati controlli di identità.   

 

Gli ospiti, stando sempre al Wsj, hanno potuto accedere alla hall e ai piani inferiori dell'Hilton senza passare attraverso i controlli di sicurezza, e hanno attraversato solo i metal detector prima di entrare nella sala da ballo dove si è tenuta la cena. "È stato più facile entrare alla cena che in molti grandi eventi sportivi e concerti", commenta il quotidiano.   

 

Una delle stanze era stata prenotata dal trentunenne attentatore, che aveva effettuato il check-in il giorno prima della sparatoria, secondo quanto riferito dalle forze dell'ordine: "Non ha eluso il piano di sicurezza la sera della cena. Lo ha eluso il giorno in cui ha effettuato la prenotazione", ha dichiarato Jason Pack, ex funzionario dell'FBI. "Quel perimetro è stato costruito per fermare un esercito. A quanto pare, tutto ciò di cui aveva bisogno era una chiave della stanza".

 

Secondo una persona a conoscenza dei fatti, nei giorni precedenti all'evento, si potevano vedere agenti di sicurezza in hotel impegnati in controlli di sicurezza, che includevano interrogatori del personale e ispezioni di aree come la cucina.

 

La stessa fonte ha affermato che sabato mattina gli agenti di sicurezza erano dislocati intorno all'hotel. Un'altra fonte ha aggiunto che, secondo quanto riferito, alla cena era stato assegnato un livello di sicurezza inferiore rispetto a quello previsto per eventi di rilevanza nazionale o internazionale, come l'insediamento presidenziale o il discorso sullo Stato dell'Unione.   

 

In ogni caso, scrive il Wsj, sebbene la sparatoria abbia scosso i partecipanti, alcuni funzionari delle forze dell'ordine hanno affermato che il fallimento dell'attentatore era la prova dell'efficacia del piano di sicurezza.  

 

L'accesso all'hotel è stato solo parzialmente limitato sabato. Le barriere installate davanti all'hotel bloccavano il vialetto d'accesso. Agli ospiti che si avvicinavano all'hotel quel pomeriggio veniva generalmente chiesto di mostrare la chiave della camera e un documento d'identità, e i loro nomi venivano controllati rispetto a un elenco stampato.   

 

Alcuni ospiti hanno affermato che i protocolli di sicurezza impallidivano rispetto ai controlli di sicurezza a cui i Vip erano stati sottoposti quando avevano partecipato agli esclusivi after-party di sabato sera. Altri 'veterani' della cena hanno affermato invece che la sicurezza sembrava più rigida rispetto agli anni passati.

 

DOPO PENNSYLVANIA E MAR -A -LAGO UN ALTRO UOMO ARMATO TROPPO VICINO

Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “la Stampa”

 

Donald Trump non si è mai sentito in pericolo. Ha detto che il potenziale shooter era molto distante. Una doppia rampa di scale divide il foyer – dove c'era il metal detector con i controlli di sicurezza – dal palco. C'è una distinzione però che viene fatta dagli esperti di sicurezza, già evidente e nota ai tempi dell'attentato del luglio del 2024 a Butler, Pennsylvania nel quale Trump fu ferito all'orecchio.

 

C'è la risposta a un attacco e c'è la prevenzione. La risposta ieri è stata da manuale, l'aggressore è stato neutralizzato dopo aver sfondato l'estremo perimetro della sicurezza e quindi non ha mai rappresentato una minaccia reale per il presidente. L'agente ferito è stato dimesso ieri. Quello però che non ha funzionato è la prevenzione del rischio. E qui le domande che già l'altra sera ai massimi livelli del Secret Service si provava a rispondere – anche per trovare i corretti aggiustamenti per il futuro – sono maggiori.

 

La prima riguarda il cosiddetto "perimetro di sicurezza", ovvero la zona entro il quale il presidente può muoversi in massima sicurezza. Essa varia a seconda dei luoghi e della modalità degli eventi. Il Washington Hilton non era tutto incluso nel cosiddetto perimetro di sicurezza. È un hotel grandissimo, con diverse ali e utilizzato per molti eventi.

 

L'albergo non viene "sequestrato" in toto, tanto che vi sono clienti che nulla hanno a che fare con il gala. Le camere sono prenotabili da chiunque. Vero che negli ultimi giorni risultava tutto esaurito, ma Cole Tomas Allen, l'aggressore, avrà sicuramente prenotato in anticipo.

 

L'accesso all'hotel è libero. Nel giorno dell'evento con Trump, scattano alcune restrizioni. Ad esempio solo chi alloggia in una stanza e chi ha i biglietti per la cena o gli eventi laterali può entrare nell'edificio. Ma i controlli sono laschi. Agli ingressi non ci sono metal detector o altri strumenti o agenti.

 

Chiunque sabato pomeriggio poteva nelle aree comuni dell'Hilton transitare. Ed è questo che ha consentito ad Allen di arrivare indisturbato e grandemente armato ai controlli di sicurezza, che ha superato con uno scatto e sparando.

 

Una delle azioni cui il Secret Service sarà chiamato a intervenire è proprio la definizione del perimetro di sicurezza. Ad esempio se Cole avesse avuto dei complici o avesse avuto piccoli ordigni, o armi stordenti da lanciare nel foyer – anziché forzarlo con uno scatto e sparando – avrebbe, spiegava un esperto di sicurezza l'altra sera a bocce in movimento, potuto creare maggiori danni e vittime. E magari avvicinarsi all'ingresso dalla ballroom.

 

L'agenzia gestisce un bilancio che nel biennio 2026/27 raggiungerà i 3,5 miliardi; impiega fra gli 8500-10.000 uomini, alcuni con compiti operative (le scorte o direttamente sul campo) altri più impiegatizie.

 

Quanto accaduto all'Hilton evidenzia però non solo alcune lacune preventive, ma mette nel mirino Kash Patel. È il capo dell'Fbi e nel marzo del 2025 aveva avviato un ridimensionamento negli uffici e fra lo staff impegnato nel contrasto e monitoraggio del terrorismo domestico. Una mossa che era stata vista come pericolosa poiché avrebbe minato la capacità degli inquirenti di contrastare suprematismo bianco e gli estremisti antigovernativi.

 

[…]

 

Altro elemento evidenziato nell'incredibile serata di sabato è la rivelazione del direttore del Daily Beast Hugh Dougherty, che ha raccontato di avere una stanza al decimo piano dell'Hilton, proprio accanto a quella dell'attentatore.

 

Ebbene la polizia ha atteso a lungo prima di poter far irruzione e ispezionare alla ricerca di armi, bombe o qualsiasi elemento utile all'indagine la camera di Cole: «Stiamo attendendo – si è sentito rispondere Dougherty dagli agenti a cui aveva chiesto se poteva passare per entrare poi nella sua camera – il mandato di perquisizione del giudice». Anche se ormai Cole era il sospetto, il suo nome ovunque e la sicurezza nazionale in gioco.

 

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