coronavirus

ABBIAMO ESAGERATO? – I KIT DIAGNOSTICI INIZIANO A SCARSEGGIARE, ANCHE PERCHÉ VENGONO FATTI ANCHE A CHI STA BENE (MA È INUTILE) - PER MOLTE PERSONE SAREBBE MEGLIO AUTO-ISOLARSI E ATTENDERE LA GUARIGIONE - LA REGIONE LOMBARDIA PENSA DI CAMBIARE APPROCCIO: VISITE MEDICHE AL TELEFONO E TAMPONI SOLO A CHI STA MALE, ANCHE PER EVITARE IL PANICO NEI CITTADINI CHE INTASANO 112 E PRONTO SOCCORSO. MA NON SARÀ TROPPO TARDI?

1 – ORA LA "FASE 2" DEL CONTENIMENTO VISITE MEDICHE ANCHE AL TELEFONO

Da “la Stampa”

 

CORONAVIRUS MILANO

Non è finita la caccia al «paziente zero». Più trascorrono i giorni, però, più diventa difficile trovarlo. E siccome il contagio si allarga, il ministero della Salute e le Regioni si stanno preparando a fronteggiare la prossima fase con i piani di «mitigazione del danno»: una delle contromisure, su cui convergono Inps e ministero, saranno le visite mediche effettuate al telefono. I sanitari potranno fare certificati di malattia anche senza vedere il paziente e senza rischiare di infettarsi a loro volta.

 

il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 7

In Lombardia, spiegano gli interessati, ormai l' estensione del focolaio ha fatto passare in secondo piano la ricerca del soggetto che ha portato nel loro territorio il virus: di fatto nel Lodigiano, con la «cintura sanitaria», è scattata una fase successiva. Quella che gli esperti di malattie infettive chiamano la tecnica «cluster containment». Tradotto: impedire che il fuoco si espanda fuori dai confini della zona rossa.

 

il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 19

Dicono all' Ats, l' azienda territoriale sanitaria, che la ricerca di un «paziente zero» aveva un senso nella fase 1, quando si deve bloccare il contagio e ovviamente è indispensabile identificare chi sta portando in giro il virus. Arrivati dove si è, non c' è ispettore sanitario al mondo che possa ricostruire gli spostamenti e i contatti di centinaia di persone, ricostruire una ragnatela di decine di migliaia di contatti, isolare mezza regione.

il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 18

 

E anche se da Roma chiedono le investigazioni, ormai quella linea di difesa è stata travolta. Ecco perché nel Lodigiano si è alla fase 2, quella del «contenimento». Nel senso che si cerca di contenere il virus nel territorio cinturato, bloccando nella zona rossa ben 50mila persone. Dato che non si risce a capire come il virus è entrato, almeno si spera che basti a non farlo uscire fuori.

 

il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 6

«Comunque vada a finire la caccia al paziente zero - spiega intanto Marcello Tavio, Presidente della Società scientifica delle malattie infettive - il fatto che si stia impiegando così tanto tempo a individuarlo, per noi indica che in queste zone il virus circola oramai da tempo, almeno tre settimane». È questa, la «falla» di cui si parla nel governo. Un deficit nelle investigazioni sanitarie in Lombardia.

 

«Errore affidarsi alle Asl»

tampone coronavirus

«Un' indagine epidemiologica sul campo - accusa Walter Ricciardi, professore, executive board dell' Oms, e da ieri consulente personale del ministro Speranza - richiede particolari competenze proprie delle forze dell' ordine e degli esperti dell' Istituto superiore di sanità: non può essere lasciata in mano alle singole Asl». È un fatto che i Nas dei carabinieri sono stati lasciati in panchina: solo ora che la valanga è partita, gli è stato chiesto di occuparsi dei tamponi.

 

E i carabinieri del Nucleo Sanità vanno per le case dove c' è gente in isolamento volontario e gestiscono la consegna dei tamponi da tutt' Italia allo Spallanzani di Roma.

Caccia aperta In Veneto, invece, la caccia è ancora aperta. I Dipartimenti di medicina preventiva delle Usl, che un tempo si chiamavano laboratorio di igiene, sono impegnati allo spasimo per tentare di ricostruire la via del virus. Ma senza risultati, per ora.

coronavirus

 

A Vo' Euganeo, per dire, si è stati con il fiato sospeso per sapere se l' agricoltore sessantenne del comune vicino, Albettone, uno che frequentava abitualmente il bar dove si sono ammalati in tanti e che era nel Lodigiano un paio di settimane fa, era ammalato. Il tampone ha chiarito che non c' entra. Questi investigatori in camice bianco sono impegnati nel «contact tracing», tracciatura dei contatti. E si spera ancora che riescano a ricostruire il tragitto del virus che dal Lodigiano si è manifestato sul Colli Euganei, tra Padova e Vicenza, e poi ancora a Mira, in provincia di Venezia, e infine nel centro storico di Venezia.

 

CORONAVIRUS - PERCENTUALE DEI MORTI SUL TOTALE DEI CONTAGIATI

«Il nostro lavoro funziona partendo da una intervista con il contagiato - racconta un anonimo addetto - al quale chiediamo nomi, indirizzi e numeri di telefono di tutte le persone con le quali è venuto a contatto nelle ultime due settimane. Se si tratta di una persona con una normale vita sociale, in due ore ce la caviamo. Ma ci sono individui iper-attivi che richiedono molto più tempo e con i quali si fa fatica a ricostruire la lunga catena di contatti».

 

psicosi coronavirus la spesa con la mascherina

 

2 – SCARSEGGIANO I KIT, SI CAMBIA: «NON SERVONO CONTROLLI PER TUTTI»

Sara Bettoni per il “Corriere della Sera”

 

«I tamponi un po' scarseggiano. Abbiamo modificato l' approccio». Cambia la strategia di Regione Lombardia per mappare i contagi di coronavirus e frenare la diffusione dell' epidemia. A spiegarlo è l' assessore lombardo alla Sanità Giulio Gallera, che lo ha anticipato domenica sera a «Che tempo che fa» di Fabio Fazio e lo ha ripetuto ieri, in diverse occasioni.

psicosi coronavirus strade deserte a codogno

 

Al programma Rai il sindaco di Bertonico, uno dei comuni nella «zona rossa» del Lodigiano, racconta di essere stato convocato per il test, poi la verifica è stata sospesa perché «mancano i tamponi». «Non in Italia. Non possono mancare i test, bisogna fare qualcosa» commenta in studio il virologo Roberto Burioni. Risponde Gallera che gli strumenti per l' analisi dei contagi «scarseggiano un po' ma ne abbiamo già ordinati nuovi quantitativi».

 

il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 8

Nei soli primi tre giorni di allarme ne sono stati usati circa mille per controllare l' eventuale positività dei contatti vicini ai malati accertati, mentre ieri si è toccata quota 1.500 test processati. I laboratori e le squadre addette al prelievo corrono per stare al passo col numero crescente di casi sospetti. Per questo il Pirellone ha deciso di modificare le linee di intervento. «I tamponi prima si facevano per tracciare, ora per accertare - dice l' assessore -. All' inizio sono stati usati su tutti i contatti stretti ma questo era possibile perché i casi emersi erano pochi.

 

venezia poliziotto con la mascherina

È stato così fino a ieri (domenica, ndr ) ed è il motivo per cui abbiamo anche una grossa evidenza, circa il 50 per cento, di persone senza sintomi che hanno il coronavirus e che molto probabilmente lo supereranno senza rendersene conto». Ora però non è possibile seguire lo stesso metodo. «Abbiamo deciso che non è più utile fare il tampone a tutte le persone vicine ai contagiati se stanno bene. Saranno messe in isolamento a casa loro o in una delle strutture che stiamo per aprire». Tra queste c' è l' ospedale militare di Baggio, alla periferia Ovest di Milano.

 

GALLERA FONTANA CAIAZZO

Le persone in quarantena a casa propria dovranno provare la febbre due volte al giorno, l' Ats chiamerà per conoscere lo stato di salute. In caso di febbre, anche minima, la persona verrà portata in ambulanza in ospedale per le analisi e per accertare così la positività al Covid-19. «Questa è la strategia che stiamo applicando ora».

 

Gallera rassicura sulla fornitura dei vari dispositivi medici, non solo tamponi, che la Regione può acquistare senza ricorrere a gara vista la situazione. «Non esiste un' emergenza tamponi - rimarca il governatore Attilio Fontana - ci sono».

 

La nuova strategia intende anche frenare le moltissime richieste di cittadini che vorrebbero essere sottoposti al test, nonostante le scarse probabilità di contagio.

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