CRONACHE DALLE MACERIE - A QUASI 96 ORE DAL TERREMOTO IN VENEZUELA SI CONTANO ALMENO 1.450 MORTI E 3.150 FERITI, CON 189 EDIFICI CROLLATI E 774 DANNEGGIATI - NELLA REGIONE DI LA GUAIRA CI SONO ALMENO 20MILA PERSONE DISPERSE: LE MACERIE SONO TANTISSIME E I SOCCORSI ARRIVANO IN RITARDO - MONTA LA RABBIA DELLA POPOLAZIONE CONTRO GLI SCIACALLI CHE APPROFITTANO DELLA SITUAZIONE DI DISAGIO..
Estratto dall’articolo di Sara Gandolfi per il “Corriere della Sera”
A quasi 96 ore dal terremoto, i vigili del fuoco italiani impegnati nelle operazioni di soccorso in Venezuela ieri speravano di realizzare un miracolo. «C’è una donna di trent’anni viva, in uno stabile crollato a Macuto, qui nello stato di La Guaira.
Risponde alle nostre sollecitazioni, battendo contro un tubo, e prima ha scambiato qualche messaggio su whatsapp con il fratello. È cosciente e dice di essere lì con due dei suoi tre figli», ha spiegato in serata al Corriere Luca Cari, portavoce dei vigili del fuoco.
Li aspettava un’impresa: riuscire a tirarli fuori, nella notte appena trascorsa.
Dal bollettino quotidiano di morte, emergono anche storie di vite ritrovate. I soccorritori sono riusciti ad estrarre vivi diversi bambini, tra cui una neonata di pochi mesi. E ieri pomeriggio, a quasi quattro giorni dal sisma, un uomo e il figlio adolescente sono stati tirati fuori dalle macerie a Caraballeda. La storia più commovente è quella di Santiago González, un neonato di pochi giorni, che sabato è stato salvato dalle squadre di ricerca statunitensi a Catia La Mar. [...]
L’ultimo bilancio ufficiale del terremoto di mercoledì scorso è di 1.450 morti e 3.150 feriti, 189 edifici crollati e 774 danneggiati. Sono cifre drammaticamente sottostimate.
Basta osservare l’ecatombe di case nella «zona rossa» a nord di Caracas, una serie di cittadine fantasma se non fosse per il traffico di volontari che con enormi camion o piccoli motorini porta su e giù per i grandi viali carichi di acqua, benzina, beni di prima necessità e, ovviamente, detriti. [...]
Ventimila persone non rispondono più all’appello a La Guaira, stato di 120.000 abitanti che rischia di trasformarsi in un cimitero a cielo aperto, perché le macerie sono tantissime e i soccorsi arrivano a rilento. «Per fortuna stanno arrivando gli stranieri», dice Juan Garcia. «Finora qui abbiamo lavorato soltanto noi abitanti, con i volontari, fra le case distrutte». [...]
I cadaveri sono ovunque, seminascosti dalle lamiere o da teli che non riescono a coprire le gambe. E la rabbia monta anche contro i (tantissimi) militari che sorvegliano la «ground zero» del Venezuela, ma non fermano gli sciacalli e, soprattutto, non prendono i badili in mano.
Ragazzino estratto vivo a Caraballeda in Venezuela5
Nel complesso residenziale Los Delfines, classe media che qui vive o fa vacanza con vista mare, gli edifici di 15-20 piani sono tutti sventrati. Keyra, 15 anni, è attaccata con tutte due le mani alla cancellata del condominio La Riviera, «aspetto la mamma che è salita a prendere i documenti in casa».
La mostra con il dito, su al sesto piano. «Vedi, dove c’è quell’armadio, il letto». Nessun muro, nulla protegge più la vita passata di Keyra e della sua mamma, «non si è salvato nulla dei miei quindici anni». Per fortuna, ha un altro appartamento dove provare a dimenticare. [...]
Luisa Ermes è furiosa, con lo Stato che oggi non c’è. «Siamo soli qui. Sappiamo che la situazione è critica in tutta La Guaira, ma da qui sono passati soltanto alcuni pompieri. E a noi servono risposte», dice d’un fiato la maestra d’asilo di 44 anni. «L’unico aiuto concreto finora ci è arrivato dai volontari».
Luisa e i suoi vicini mi portano a vedere i loro umili appartamenti distrutti, anche se il rischio di crollo è evidente. Il televisore per terra, il muro sventrato, una miriade di pezzi di vetro a far da tappeto. Ora ci sono gli stranieri e forse le cose andranno meglio, sussurrano. «Parlate di noi, fate sapere al mondo che esistiamo».
terremoto in venezuela 86
Ragazzino estratto vivo a Caraballeda in Venezuela1
Ragazzino estratto vivo a Caraballeda in Venezuela4


