“CURO GLI HIKIKOMORI CON GLI ANIME" - FRANCESCO PANTO’ E’ UNO PSICHIATRA ITALIANO DI 33 ANNI DIVENTATO FAMOSO IN GIAPPONE PERCHE’ AIUTA GLI ADOLESCENTI CHE VIVONO RINTANATI NELLE LORO CAMERETTE CON IL CONTRIBUTO DEI PERSONAGGI DI ANIMAZIONE: “OGNUNO HA UNA STORIA SCRITTA PER ESSERE CURATIVA. SONO FIGURE CON PROBLEMI PSICOLOGICI CODIFICATI DAL DSM, IL MANUALE DEI DISTURBI MENTALI. RACCONTANO COME LI HANNO AFFRONTATI, CON UN APPROCCIO FANTASY E DI GIOCO” - IN POCHI MESI PANTO’ HA IMPARATO 4.000 IDEOGRAMMI GIAPPONESI - L’INCONTRO DECISIVO CON SAIT TAMAKI, IL MASSIMO ESPERTO DI HIKIKOMORI...
Estratto dall’articolo di Riccardo Bruno per il “Corriere della Sera”
[...] Non è facile diventare psichiatra a Tokyo per un ragazzo cresciuto in Sicilia e laureatosi a Roma. Francesco Pantò, 33 anni, è un caso più unico che raro. Da ragazzino i manga e gli anime sono stati il suo rifugio, all’Università ha capito che voleva dedicarsi alla psichiatria sociale, ha contattato Sait Tamaki, il massimo esperto di hikikomori (i giovani che si isolano dal mondo), e ha ricevuto una proposta: vieni a specializzarti qui, ma prima devi parlare giapponese.
Non se l’è fatto dire due volte. In pochi mesi l’ha imparato, compresi 4.000 ideogrammi, il doppio di quelli che si insegnano nelle scuole del Sol Levante. È rimasto in Giappone, ha iniziato a lavorare negli ospedali pubblici e ha capito che gli anime potevano tornare utili come terapia.
Francesco Panto psichiatria in Giappone
Ne ha scritto un libro di successo (presto uscirà anche in Italia) e hanno fatto pure un manga con lui protagonista: il medico venuto dall’Italia. Ora spinge oltre la ricerca: la fiction non è solo una chiave per guadagnare la fiducia del paziente.
I personaggi possono fare direttamente da psicologi. «Ognuno ha una storia scritta per essere curativa — dice al Corriere —. Sono figure con problemi psicologici codificati dal Dsm, il manuale dei disturbi mentali. Raccontano come li hanno affrontati, con un approccio fantasy e di gioco. In questo modo le persone, soprattutto i ragazzi, si aprono più facilmente».
Con l’università di Yokohama, il dottor Pantò ha appena concluso uno studio pilota su giovani tra i 18 e i 29 anni con sintomi di depressione. Ha creato sei personaggi. «Uno, Kuroto Nagi, è affetto da disturbo bipolare; altri lottano contro lo stress post traumatico, l’ansia o problemi legati al consumo di alcol. In ogni caso, sono sempre avatar divertenti».
Francesco Panto psichiatria in Giappone
Sperimenta nuovi strumenti, anche a costo di apparire eretico ai colleghi. Come sull’intelligenza artificiale. «In futuro vorrei utilizzarla, consente di avere un servizio 24 ore su 24». Sta lavorando a un’app per accedere all’«anime therapy» ovunque e a qualunque ora. «L’ho pensata come un gioco, ma dietro ci sono esperti che aiutano.
Se il problema è più serio, ci si può collegare a un ospedale o a una struttura adeguata. Alcuni mi dicono: perché vuoi usarla in un contesto in cui la comunicazione umana è il bene più prezioso? Piuttosto che inimicarsi qualcosa che permeerà la nostra cultura, limitiamone i difetti e sfruttiamola a nostro beneficio.
I giovani preferiscono parlare con ChatGpt piuttosto che con uno psicologo, perché si fidano di più, non devono uscire di casa e chiedere aiuto. Non va demonizzata ma impiegata in modo adeguato. Nel modello di counseling che sto immaginando, la vedo come un’estensione della nostra intelligenza». [...]



