DAL SOFTWARE-GATE ALLA CHAT BOCCIA-RANUCCI, IL FUOCO INCROCIATO CONTRO “REPORT” – “IL FATTO”: IL DOPPIO ATTACCO SPIEGA DOVE STA ANDANDO LA DESTRA CHE VUOLE LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE PER METTERE LA MAGISTRATURA SOTTO IL CAPPELLO DELLA POLITICA - L’INCHIESTA SUL SOFTWARE ECM UTILIZZATO SUI PC DEI MAGISTRATI SI RITORCE CONTRO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA CHE FINISCE DI FATTO PER DENUNCIARE LA “TALPA DI REPORT”, CHE È SUO DIPENDENTE - LO SCHEMA SI RIPETE SUL FRONTE DELLE CHAT BOCCIA–RANUCCI MANIPOLATE, SECONDO IL CONDUTTORE DI REPORT, PER ACCUSARLO DI ATTACCARE LA “LOBBY GAY”. ORA FDI E FI CHIEDONO “TRASPARENZA” SULLE CHAT". MA LA MAGGIORANZA È LA STESSA CHE VOTÒ PER TENERE SEGRETE QUELLE TRA BOCCIA E SANGIULIANO…
Thomas Mackinson Per Il Fatto Quotidiano - Estratti
software per l accesso da remoto a computer
Finalmente ‘nudi alla meta’. Un doppio attacco a Report racconta meglio di mille discorsi dove sta andando la destra che vuole la separazione delle carriere per mettere la magistratura sotto il cappello della politica. E che pur di riuscirci, getta la maschera e usa senza più imbarazzo le armi di cui ha sempre accusato i suoi nemici storici: magistrati, giornali, opposizione.
Il primo fronte è l’inchiesta sul software Ecm utilizzato sui pc dei magistrati.
La novità è che la Procura di Milano ha aperto un’indagine per accesso abusivo a sistema informatico, attivata da un esposto del ministero (…)
A rivelarlo ieri è stato il Corriere, evitando così al ministro Nordio, da giorni sulle barricate contro Report, l’accusa di un “uso politico della magistratura” e di “giustizia a orologeria”, gli storici cavalli di battaglia del centrodestra.
Peccato che il boomerang arrivi subito. Mentre ripeteva che il problema “non esiste”, il primo atto dei pm è stato delegare la Polizia postale a verificare se, con il software di Microsoft, sia possibile entrare da remoto nei pc senza autorizzazione e senza lasciare tracce. Segno che la questione, liquidata come una “bufala”, non è affatto pacifica.
(…) Grazie all’iniziativa del ministero finisce così indagato il tecnico che, sotto anonimato, aveva raccontato al Fatto di aver mostrato la falla al gip di Alessandria, Aldo Tirone, oggi indicato come sua potenziale “vittima”, nonostante avesse autorizzato proprio lui l’esperimento del tecnico, comunicandolo anche ai superiori. Test ripetuto più volte, e con log lasciati apposta dal tecnico per vedere se scattavano alert e controlli al ministero.
C’è un filo che lega questa mossa ad altre. Con l’esposto, il ministero finisce di fatto per denunciare la “talpa di Report”, che è suo dipendente. Come era già accaduto al Garante Privacy: colpire chi fa emergere le informazioni, non il problema che rivelano.
Lo schema si ripete sul fronte delle chat Boccia–Ranucci, prese dalle carte dell’inchiesta Boccia–Sangiuliano e pubblicate ieri sul Il Giornale benché di nessuna rilevanza processuale. Manipolate, secondo Ranucci, per accusarlo di attaccare la “lobby gay”. Ora FdI e FI chiedono “trasparenza” sulle chat, con Gasparri e Gardini in prima linea: gli stessi che per anni hanno accusato magistrati e giornali di usarle a fini politici.
(…)Per Ranucci la maggioranza che oggi invoca “trasparenza” sulle chat tra lui e Boccia è la stessa che votò per tenere segrete quelle tra Boccia e Sangiuliano su nomine, dinamiche di potere e figure politiche, impedendone ai magistrati di utilizzarle nell’inchiesta per peculato e rivelazione di segreto d’ufficio poi conclusa, fatalmente, con l’assoluzione.


