UNA BOMBA E TROPPI SOSPETTI – “DOMANI” SVELA IL CONTENUTO DELL’AUDIZIONE DI SIGFRIDO RANUCCI ALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA DI NOVEMBRE, POCHE SETTIMANE DOPO L’ATTENTATO: IL CONDUTTORE DI “REPORT” PARLÒ DELLA SUA CONVINZIONE CHE IL SOTTOSEGRETARIO MELONIANO, GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, AVESSE ATTIVATO I SERVIZI SEGRETI PER INFORMARSI SU DI LUI, DOPO UN SERVIZIO DELLA TRASMISSIONE DI RAITRE SUL PADRE DI GIORGIA MELONI E IL CLAN SENESE: “FAZZOLARI SOSPETTAVA LE INFORMAZIONI POTESSERO ESSERE STATE DATE A ‘REPORT’ DA UN COMPONENTE DEI SERVIZI, IL GENERALE PARENTE” – MA I RISCONTRI DEGLI INQUIRENTI SU FAZZOLARI E SERVIZI SEGRETI NON HANNO PORTATO A NESSUN RISCONTRO. COSÌ COME NON C’È ALCUN INDIZIO CHE RICONDUCA L’ATTENTATO ALLE INCHIESTI DI “REPORT” SU CONCESSIONI BALNEARI, BUSINESS DELL’EOLICO O CANTIERI NAVALI VENETI…
Estratto dell’articolo di Enrica Riera e Nello Trocchia per “Domani”
Tra le centinaia di carte dell’inchiesta per individuare i responsabili dell’attentato contro Sigfrido Ranucci c’è anche l’audizione del conduttore davanti alla commissione parlamentare Antimafia. È la parte secretata che ora Domani può svelare. Il volto di Report ai primi di novembre dello scorso anno arriva a palazzo San Macuto. […]
Il giornalista mette in fila quanto accaduto, fa mente locale, parla di episodi che riguardano i servizi segreti e anche della vicenda di Giovanbattista Fazzolari. Qualche mese prima Ranucci aveva tirato in ballo il senatore FdI in un incontro con i parlamentari europei del Pd dicendo: «Ho la certezza che Fazzolari attivò i servizi segreti per informarsi su di me».
GIOVANBATTISTA FAZZOLARI AL SENATO - FOTO LAPRESSE
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio aveva parlato di «deliri». Poi arriva il giorno dell’audizione in commissione. Cosa dice Ranucci? La vicenda di Fazzolari, secondo quanto sostiene il conduttore, è collegata a un servizio di Report nel quale un ex collaboratore, Nunzio Perrella, aveva raccontato di un presunto legame di Francesco Meloni, padre della premier, con Michele Senese. Vicende degli anni Ottanta. […]
Le anticipazioni social della trasmissione avrebbero provocato la reazione del meloniano. «Io vengo a sapere che Fazzolari si era preoccupato, aveva presentato un dossier al centro del quale c'erano gli audio e i video che mi erano stati registrati di nascosto ai tempi dell'inchiesta che riguardava Tosi», dice Ranucci. I parlamentari pongono interrogativi per conoscere eventuali pressioni subite dal giornalista durante la sua attività.
valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma
«Il sospetto di Fazzolari e degli ambienti della presidenza del Consiglio è caduto sul fatto che le informazioni potessero essere state date a Report addirittura da un componente dei Servizi. Il sospetto è andato sul generale Parente, che io non conosco. Quello che posso dire è che quelle informazioni sono esclusivamente frutto del collega Mottola».
Per non lasciare nulla al caso i pm capitolini hanno dunque preso in carico anche la pista sui servizi. A un interrogatorio di febbraio scorso condotto dal pm Stefano Pesci, al lavoro su un’indagine sui fondi riservati dei servizi e la squadra Fiore, viene chiesto a un ex generale della Guardia di finanza, Giancostabile Salato chiamato come testimone, legato all’intelligence, se sapesse qualcosa dell’attentato a Ranucci.
«Ci può dire di che cosa lei è a conoscenza in relazione all’attentato subito da Ranucci, sul contesto recente e anche meno recente che potrebbe avere un collegamento con l’attività di Ranucci ma in particolare con l’attentato da lui subito?», chiede il magistrato. La risposta: «Non sono in grado di riferire nulla. Dopo la notifica del vostro invito in cui era indicata la data del 16 ottobre 2025 ho cercato sul web cosa fosse accaduto e lì ho appreso dell’attentato». Ad ulteriori verifiche, seguono zero riscontri.
Ma torniamo all’audizione in commissione Antimafia. Davanti alla presidente meloniana Chiara Colosimo, Ranucci torna a parlare delle altre possibili ragioni della bomba. «Una sicuramente riguardava le concessioni balneari a Ostia, l’altra riguarda un’inchiesta sull’eolico. Di questo ci ha parlato un collaboratore di giustizia che singolarmente, il giorno stesso dell’attentato, è stato spostato in località protetta perché aveva parlato con noi, come se ci fosse sentore che poteva esserci qualcosa di importante», dice Ranucci.
Tutte quelle piste sono risultate senza riscontri, prive di fondamento così come la terza che viene evocata in commissione, quella più famosa: i cantieri navali veneti. «Report ha scoperto il 15 settembre, quindi in prossimità dell’attentato, una mitragliatrice che era nei cantieri navali di Adria».
Gomes Clesio Tavares con Antonio Passariello e Pellegrino DAvino - 22 luglio 2024 tiktok
Una pista nella quale si è inserito, come già raccontato, anche Lavitola per avvelenare i pozzi. Una pista poi abbandonata dagli inquirenti. Fino ad aprile i carabinieri l’hanno vagliata attentamente. E l’hanno fatto, almeno per un periodo, intercettando, oltre a una collaboratrice di Ranucci, anche Francescomaria Tuccillo, ex manager dei cantieri navali e, come rivelato da La Verità, ex avvocato di Lavitola, entrato successivamente in rotta di collisione con il faccendiere […]
Chiuso il capitolo sulle piste, nel corso di quell’audizione, Ranucci dà anche un altro particolare. Forse è il più importante. «La cosa singolare è che io ho detto veramente all’ultimo momento quando rientravo a casa, l’orario, perché stavo lavorando da remoto proprio a una delle inchieste di Report e ho mandato un sms alla scorta, dicendo che sarei partito alle 21 da casa.
Quindi è abbastanza singolare», dice Ranucci. Da qui l’altro mistero, l’ennesimo. Chi ha avvisato il commando conosceva molto bene i suoi spostamenti.
Nell’audizione, insomma, non si poteva immaginare chi fossero i reali personaggi coinvolti nella vicenda. Nessuno dell’intelligence, nessuno di “importante”. Gli investigatori ritengono infatti esecutori materiali della bomba quattro persone dell’agro nolano: il livello più basso della catena dell’attentato.
Gli unici a non aver capito nulla di questa storia: giocano con i fuochi d’artificio, vendono qualche pezzo di crack, e vivono tra disagio e povertà. Sui social postano video mentre cantano, si abbracciano augurandosi «una presta libertà».
Più che Gomorra sembrano i gomorroidi, la parodia di chi vive di crimine. Sono l’anello che si lega all’«intermediario», Clesio Tavares Gomes, un uomo che come svelato una settimana fa da Domani bazzicava gli ambienti dei Russo, camorristi con feudo a Nola, ed era in rapporti con Valter Lavitola, l’uomo, invece, del mondo di sopra. […]
GIOVANBATTISTA FAZZOLARI AL SENATO - FOTO LAPRESSE
GOMES CLESIO TAVARES
pellegrino davino - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci


