UN DRONE IRANIANO HA COLPITO LA BASE ITALIANA DI ALI AL SALEM, IN KUWAIT. NON CI SONO FERITI – NEL RAID È STATO DISTRUTTO UN “VELIVOLO A PILOTAGGIO REMOTO” DELLA TASK FORCE AIR ITALIANA – IL GENERALE LUCIANO PORTOLANO: “AL MOMENTO DELL’ATTACCO TUTTO IL PERSONALE ERA IN SICUREZZA E NON È STATO COINVOLTO. IL VELIVOLO COLPITO ERA INDISPENSABILE PER LE NOSTRE OPERAZIONI” – NELLE ULTIME DUE SETTIMANE LA BASE ERA STATA ATTACCATA GIÀ DUE VOLTE, CON DANNI A INFRASTRUTTURE LOGISTICHE – SOLO QUATTRO GIORNI FA DUE DRONI AVEVANO COLPITO IL COMPOUND MILITARE ITALIANO DI ERBIL, NEL KURDISTAN IRACHENO – ALL’ALBA DI OGGI HANNO LASCIATO L'IRAQ I PRIMI 70 MILITARI ITALIANI...
Articolo di Rinaldo Frignani per www.corriere.it.
base militare italiana di Ali Al Salem in Kuwait
Attacchi sulla base italiana in Kuwait. Anche domenica mattina la struttura dove si trovano militari protetti nei bunker è stata presa di mira con droni iraniani.
«Questa mattina conferma il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano - la base di Ali Al Salem, in Kuwait, che ospita capacità e personale americano e italiano, è stata oggetto di un attacco con drone che ha colpito uno shelter, all’interno del quale era ricoverato un velivolo a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana, andato distrutto.
Ho immediatamente sentito il Colonnello Mangini per sincerarmi delle condizioni del personale italiano presente nella base. Al momento dell’attacco tutto il personale era in sicurezza e non è stato coinvolto. Dell’accaduto ho prontamente informato il ministro della Difesa Crosetto, col quale sono in costante contatto per l’aggiornamento continuo della situazione di tutti i nostri contingenti all’estero».
base aerea militare italiana di Ali Al Salem in Kuwait
Sempre secondo quanto riferito da Portolano, il velivolo a pilotaggio remoto distrutto nell'attacco avvenuto alla base di Al Salem in Kuwait «costituiva un assetto indispensabile per lo svolgimento delle attività operative ed era rimasto schierato nella base al fine di garantire la continuità delle operazioni.
Il dispositivo italiano della Task Force Air era stato preventivamente alleggerito nei giorni scorsi, nell'ambito delle misure adottate in relazione all'evoluzione del quadro di sicurezza nell'area. Il personale rimasto nella base è impiegato per lo svolgimento delle attività essenziali della missione».
generale Luciano Antonio Portolano
Dall’inizio dei bombardamenti dell’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, proprio in seguito alla reazione di Teheran anche contro i Paesi del Golfo Persico e le basi statunitensi che si trovano nella zona, in alcuni casi condivise con quelle di europee e Nato, proprio come in Kuwait, la struttura italiana è già stata presa di mira più volte sia con missili sia con velivoli a comando remoto. Non ci sono mai stati feriti anche perché il personale della missione, in servizio nell’Aeronautica militare, con velivoli e droni da ricognizione, si è protetto nel bunker.
Negli ultimi giorni poi proprio il ministero della Difesa ha ordinato un progressivo alleggerimento della forza presente in zona verso l’Arabia Saudita disponendo comunque che alcune unità rimangano in loco nella base.
LEADER OPPOSIZIONE AVVERTITI DELL'ATTACCO ALLA BASE ITALIANA DA CROSETTO
luciano portolano guido crosetto sergio mattarella festa delle forze armate foto lapresse
(ANSA) - ROMA, 15 MAR - I leader dell'opposizione, a quanto si apprende, sono stati avvertiti per le vie brevi dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, relativamente all'attacco di un drone alla base di Ali Al Salem, in Kuwait.
NELLA BASE ITALIANA IN KUWAIT È IL TERZO ATTACCO IN DUE SETTIMANE
(ANSA) – La Ali Al Salem in Kuwati colpita questa mattina da un drone - dove tutti i militari italiani sono rimasti incolumi - era stata già presa di mira nei giorni scorsi, in almeno altri due attacchi: il primo si era verificato tra l'1 e 2 marzo, con danni limitati ad alcune infrastrutture logistiche e operative.
IL DRONE ITALIANO DISTRUTTO NELL ATTACCO ALLA BASE DI ALI AL SALEM IN KUWAIT
Il secondo attacco si era invece verificato nella notte tra il 5 e il 6 marzo scorso: erano stati colpiti dei rifornimenti di carburante e si era per questo verificato un vasto incendio. Due caccia F2000 italiani, di cui uno è inefficiente da circa un mese, erano stati colpiti da schegge durante i recenti attacchi.
ALL’ALBA VIA DA ERBIL I PRIMI 70 MILITARI ITALIANI.
Articolo di Lorenzo De Cicco e Giuliano Foschini per www.repubblica.it
All’alba di oggi in 70 lasceranno Erbil. Decisione del ministero della Difesa. Via terra, su convogli che risaliranno il Kurdistan iracheno. Di fatto, dopo le bombe di mercoledì sera, il contingente italiano a Camp Singara sarà dimezzato. Erano 141 i soldati fino alla scorsa notte. Non sarà però una smobilitazione.
La discussione nel governo è stata tribolata, ci sono vite di mezzo. La Lega preme: via tutti. Pure dal Libano, se necessario. Tra i ministri titolari del dossier da 48 ore si fanno valutazioni diverse. Il tema dei contingenti in Medio Oriente è stato naturalmente al centro del Consiglio supremo di difesa riunito ieri mattina al Quirinale.
Nella nota diffusa dal Colle, si fa esplicito riferimento alla «tutela dei numerosi militari italiani presenti in quelle aree», parlando di «missioni in atto e già autorizzate dal Parlamento». Un richiamo che in ambienti governativi traducono così: si possono ridimensionare i contingenti, ma nel rispetto delle missioni internazionali. E degli impegni con gli alleati.
Non a caso un nucleo di una cinquantina di soldati dovrebbe restare in Iraq. Così come i mezzi dislocati in zona. [...]
Non è un ritiro né uno smantellamento, conferma il generale Giovanni Maria Iannucci, il comandante operativo di vertice interforze. «Porteremo via il personale non essenziale. Non abbandoneremo certamente l’Iraq - il succo dell’intervista di ieri al Tg3 - Laddove abbiamo portato via il personale era perché non c’era possibilità di operare. Rimangono in numero ridotto, ma rimangono».
Il processo di alleggerimento è partito a ridosso dell’attacco di Usa e Israele contro l’Iran. Si è via via intensificato. Nell’area direttamente coinvolta dalla crisi in Medio Oriente, prima del conflitto erano dislocati 2.576 militari, ora quasi 500 sono stati riposizionati, da ultimo con la manovra di stamattina.
È attenzionato anche il Libano, dove sono impiegati 1.300 italiani nella missione Unifil: a Shama, Al Mansouri e Naqura, a ridosso della “blu line” tormentata dal conflitto tra le milizie di Hezbollah e le truppe israeliane. I 106 operatori civili sono già stati rimpatriati.
Per i militari è pronto da giorni un piano di esfiltrazione, che per adesso è congelato. Ma una nave della nostra Marina è in zona, pronta a ogni evenienza. Tutto avverrà d’accordo con le Nazioni Unite, dicono dal governo. Il segretario generale dell’Onu è a Beirut: le attuali regole d’ingaggio sono tarate sulle presenza dei caschi blu nell’ambito di una missione di pace, ma il confine si è nuovamente trasformato in una polveriera.
La missione scade a fine anno. Se dovesse tramontare l’idea di un’altra missione Onu con diverse regole di ingaggio, l’ipotesi più accreditata è la nascita di missioni bilaterali, a supporto delle forze libanesi. [...]




