SMEMORATO O PARACULO? – CHI ERA DAVVERO LO “SMEMORATO DI COLLEGNO”, L’UOMO RICOVERATO IN UN MANICOMIO DELLA CITTA' PIEMONTESE, NEL 1927, CHE SOSTENEVA DI NON RICORDARE PIÙ NIENTE DELLA SUA VITA? –LA SUA STORIA DIVENNE UN CASO GIUDIZIARIO E MEDIATICO: GIULIA CANELLA, MOGLIE DEL FILOSOFO GIULIO CANELLA (DISPERSO IN GUERRA DAL 1916), LO IDENTIFICÒ COME SUO MARITO, MA PER I TRIBUNALI ERA MARIO BRUNERI, EX TIPOGRAFO E TRUFFATORE CHE AVREBBE SIMULATO L’AMNESIA PER USCIRE DAI GUAI – ALLA FINE, LO SMEMORATO VENNE CONDANNATO COME BRUNERI, ANCHE SE…
Estratto dell’articolo di Pierangelo Sapegno per “la Stampa”
Ancora oggi se dai a qualcuno dello «smemorato di Collegno» può significare due cose, una opposta all'altra: o che il tipo non ricorda niente o che fa il finto tonto. Perché questo è il dilemma di quella storia. Chi era davvero lo smemorato di Collegno? Uno che aveva perso la memoria o che fingeva? Mario Bruneri o Giulio Canella?
[…] Uno, Bruneri, ex tipografo, ladro e truffatore. L'altro, Canella, filosofo, autore di libri, docente universitario e direttore di riviste. Come fanno a convivere personalità così diverse dentro a quello sconosciuto ricoverato nell'ospedale?
Per i tribunali nessun dubbio: lo smemorato era Bruneri. Pure per le cronache. Ma la moglie di Canella è sicura: lui è suo marito. Ci farà tre figli. E il giorno che esce dal manicomio, grazie a un'amnistia per la Marcia su Roma, davanti al foglio di via obbligatorio lui si gira di scatto: «Devo firmare col nome Bruneri?». Sì, dice il commissario, dottor Frassetti, ritraendosi appena dalla scrivania. «Allora firmo col nome Bruneri, ma ricordatevi bene che sono Canella».
Emigra in Brasile con la famiglia e in pochi anni impara il portoghese, tiene lezioni, scrive articoli e pubblica libri di filosofia. Come aveva potuto un tipografo senza titoli di studio fare tutte queste cose in così poco tempo?
Se è vero che per arrivare alla verità devi sempre coltivare il dubbio (Cartesio), il problema nasce quando non vogliamo credere alla verità. […] Lo scontro allora non risparmiò nessuno, i giornali e le istituzioni. La Chiesa all'inizio aveva dichiarato che avevano ragione i tribunali, e invece a favore di Canella era sceso in campo persino il fascismo, con Farinacci avvocato difensore del filosofo.
Le cronache e le prove raccontavano una cosa, le persone un'altra. Tutto cominciò con dei furti al cimitero ebreo di Torino. Il 10 marzo del 1926 il custode coglie sul fatto uno che dice di non sapere quello che fa. In questura, batte la testa contro il muro, urla, e afferma di non ricordare più niente della sua vita. Lo portano in manicomio a Collegno. Numero 44170.
Gli prendono le impronte e gli fanno le foto. In tasca ha una cartolina. Poche parole vergate con calligrafia infantile: «Al mio caro babbo il tuo affezionatissimo Giuseppino». Il 6 febbraio 1927 La Domenica del Corriere pubblica una sua foto: «Chi lo conosce? Persona colta e distinta dall'apparente età di 45 anni». Rispondono in tanti, ma una sola sembra quella buona.
Giulia Canella, nata a Rio de Janeiro, sposata con il professor Giulio Canella, un suo cugino alla lontana, due figli e uno si chiama Giuseppe. Suo marito è disperso dal 1916, dopo una battaglia in Macedonia durante la Grande Guerra.
[…]E allora lo smemorato viene consegnato alla moglie e torna a vivere a Padova. Qualche giorno dopo però arriva una lettera anonima alla questura: quella foto è di Mario Bruneri. Un ex tipografo, sposato con Rosa Negro, ma separato. Ha un figlio che si chiama anche lui Giuseppe. È un latitante, perché è stato arrestato più volte per truffa e sostituzione di persona, ma dopo l'ultimo furto è scappato con l'amante, Camilla Ghedini, nascondendosi sotto falsi nomi.
La moglie non ha nessuna voglia di riaverlo di nuovo in casa, quel dannato perditempo, e non è molto convinta di fare il riconoscimento. È tutto a posto, no? Una donna ha dichiarato che è suo marito.
Solo che interrogano la Ghedini che a domanda risponde: «L'ultima volta che l'ho visto? Il 10 marzo. Mi ha detto che doveva andare a un cimitero». Proprio la sera che hanno arrestato lo smemorato. Allora la polizia ordina un confronto fotografico tra le immagini di Canella e quelle dello sconosciuto. L'esito evidenzia alcune differenze, un neo sparito e un'altra soprattutto, sull'orecchio sinistro. Mentre la moglie di Bruneri lo riconosce, pur senza troppo entusiasmo, così come altri parenti e l'amante. Lo smemorato torna in manicomio.
giulia canella e lo smemorato di collegno
I processi sono un andirivieni, l'appello viene rifatto due volte, ma le sentenze sono sempre le stesse. Lo sconosciuto è Mario Bruneri. Il perito psichiatrico non ha dubbi: l'amnesia è simulata. Ma, soprattutto, dicono i giudici, ci sono le prove. Bruneri ha la stessa altezza del malato n. 44170, Canella è 5 centimetri più alto, Bruneri era stato operato a una costola e lo smemorato ha una cicatrice nello stesso punto, Canella ha un neo, lo sconosciuto no, ha il segno di una ferita sul tallone, e l'uomo che ha smarrito se stesso no.
La perizia calligrafica poi attribuì al figlio di Mario Bruneri la cartolina trovata addosso al ladro del cimitero. Dei due Giuseppe - altra incredibile coincidenza - era lui quello giusto. Così lo smemorato di Collegno viene condannato definitivamente nel 1931. Deve pagare tutte le colpe di Bruneri, truffatore e millantatore. Esce due anni dopo. Va in Brasile, dove morirà per diabete nel ‘41, dopo aver fatto tre figli, sepolto come Giulio Canella. […]
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