UN TORTURATORE IN PARROCCHIA! EX TENENTE COLONNELLO RICERCATO IN ARGENTINA PER VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI, VIVE A GENOVA DA PENSIONATO IN PARROCCHIA - L’ITALIA HA NEGATO L’ESTRADIZIONE: “INSUSSISTENZA DELLE CONDIZIONI”

Alessandra Coppola per “il Corriere della Sera

 

Pomeriggio placido come altri a Ponente. Una traccia di fango per l’ultima alluvione, solo un negozio di alimentari aperto, una scuola pubblica e un istituto privato, il circolo degli anziani che giocano a carte, la strada che dopo la curva si allarga sulla facciata di San Giacomo Apostolo di Cornigliano.

CARLOS LUIS MALATTOCARLOS LUIS MALATTO

 

Alle spalle della chiesa affidata ai padri Scolopi, stessa struttura e uguale numero civico, ci sono la segreteria, una sala per le riunioni e le feste, due piani di alloggi. E c’è un sessantenne di passo svelto, che risale l’ultimo tratto della via, tra l’edicola e il tabaccaio, verso l’ingresso. È lei Carlos Luis Malatto? Esita, sorride, ormai è stanato: «Sono io». 
 

Dall’ultima foto disponibile online sono trascorsi quasi quarant’anni. Si riconoscono i lineamenti sottili, una calvizie precoce, che sulle tempie si è arrestata. Ora porta una barba rada non del tutto bianca, un jeans scuro, una polo anonima. Un pensionato con il borsello a tracolla e una sacca blu a mano: «Rientro ora da Milano», si giustifica.

 

CARLOS LUIS MALATTO RICERCATOCARLOS LUIS MALATTO RICERCATO

Del resto, in Italia è un uomo libero, di alloggiare in una parrocchia di Genova come di prendere il treno.  Se fosse rimasto in Argentina, sarebbe sotto processo per violazione dei diritti umani. I suoi commilitoni di stanza nella provincia di San Juan, con ruoli di comando negli anni della dittatura (1976-83), sono stati condannati per torture e sparizioni. Lui no: è andato via in tempo. Arrestato, poi scarcerato, quando sarebbe dovuto tornare in cella e comparire davanti alla corte, era già lontano, al di là delle Ande. 
 

La sua vecchia foto da sottoufficiale timido fu stampata, allora, sui cartelli di «ricercato». Ma la caccia durò poco. Fuggito in Cile, quindi arrivato in Italia grazie alla doppia cittadinanza nel 2011, «mi presentai io stesso alla Questura di Roma — precisa — per mettermi a disposizione della giustizia». Buenos Aires chiese l’estradizione, la Cassazione con sentenza del 24 luglio 2014 l’ha definitivamente negata per «insussistenza delle condizioni», lasciando «stupiti» i rappresentanti dell’ambasciata. 
 

LICIO GELLI A VILLA WANDA LICIO GELLI A VILLA WANDA

«In Italia mi hanno ascoltato — può dire adesso Malatto — In Argentina nessuno lo faceva, allora ho detto ai miei figli: prendo il passaporto italiano e vado via». Italiano di Sestri Levante era il nonno, racconta, sbarcato in Sudamerica nel 1890. Contadini per due generazioni, poi militari, Carlos Luis e suo padre, nella città di Mendoza. «Finita la scuola per ufficiali la mia prima destinazione fu San Juan, nel 1973». Il golpe è del ’76, ma la preparazione, questa è Storia, nei ranghi dell’esercito cominciò anni prima. Se ne ricorda? «Nulla». 
 

Nella sentenza che condanna i compagni d’armi e riporta le testimonianze dei sopravvissuti, è citato ampiamente anche lui. «Il tenente Malatto è uno dei più segnalati dalle vittime per la partecipazione agli interrogatori sotto tortura», si legge. Così prossimi lui e l’allora tenete Jorge Olivera (condannato all’ergastolo e poi evaso), da essere identificati come un sol uomo, «Malivera». «Fantasie — ribatte —: non ho niente a che fare con lui». 
 

Eppure, l’avvocato che ha aiutato Malatto a Roma e nei due anni e mezzo trascorsi all’Aquila, è Augusto Sinagra, già legale di fiducia del fondatore della Loggia P2 Licio Gelli (di cui sono documentati i legami con i golpisti argentini). E fu proprio Sinagra a muoversi quando nel 2000 Olivera venne arrestato a Roma e poi, sulla base di un documento risultato falso, venne rapidamente scarcerato e rientrò in Argentina. 
 

LICIO GELLI LICIO GELLI

Malatto agita le braccia come a cancellare: «Non ne so nulla, non ho visto mai nulla». Un continuo sminuire, mimetizzarsi, togliere sagoma, si direbbe in gergo militare. Ma alla domanda «Come se li ricorda quegli anni, com’era l’Argentina allora?» il tenente colonnello tiene la posizione: «Per la popolazione c’era ordine e sicurezza, non c’erano problemi». 
 

E lui adesso non ne vuole. «Nei due anni trascorsi all’Aquila ho fatto volontariato alla Confraternita della Misericordia — racconta —: trasporto pazienti». A Genova si è trasferito ad agosto. Uno dei preti di questa chiesa è argentino «della mia stessa città, l’ho contattato via Internet, e mi ha detto: vieni».

 

Che vita fa qui? «Niente di particolare», per carità: «Frequento la gente della parrocchia, il circolo, la segreteria, il coro». Canta? «Ma no — si schermisce —, vado alle prove». Un po’ affranto per aver lasciato per sempre l’Argentina: «Sono vedovo, ma lì ho quattro figli maschi». Tocca ricominciare, stringe le spalle, «il 22 ottobre faccio 65 anni, voglio cercare un lavoro. Forse un po’ stanco di testa — sottolinea, meno docile —, ma fisicamente ancora in forma». 

 

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)