adam kabobo

GIUSTIZIA ALL’ITALIANA: ADAM KABOBO HA OTTENUTO UN’ALTRA RIDUZIONE DI PENA - LA CASSAZIONE HA DECISO CHE IL GHANESE CHE NEL 2013 UCCISE A PICCONATE TRE PERSONE A MILANO DOVRÀ SCONTARE 22 ANNI E OTTO MESI DI CARCERAZIONE, E NON 28, COM’ERA STATO DECISO IN UN PRIMO MOMENTO - LA “SFORBICIATA” È DOVUTA A UNA SERIE DI CAVILLI LEGALI. ALLA FINE, TRA DETENZIONE EFFETTIVA E CARCERAZIONE PREVENTIVA, LA PENA FINIRÀ (PRESUMIBILMENTE) NEL 2033…

MADA KABOBO

Claudia Osmetti per "Libero quotidiano"

 

Quando e come non è attualmente ipotizzabile, ma quel che è certo è che uscirà di galera prima di quanto (inizialmente) previsto. Adam Kabobo, il cittadino ghanese che nel 2013 uccise a colpi di piccone tre persone nel quartiere Niguarda di Milano, ferendone a sprangate altre due. Tre passanti, senza un motivo se non la sua rabbia omicida.

 

A più di otto anni da quella mattinata di terrore che, nel Milanese ma non solo, si ricordano ancora tutti, è arrivata l’ultima parola della Corte di Cassazione: dovrà scontare 22 anni e

otto mesi di carcerazione, Kabobo, anziché i 28 decisi in un primo momento. Una “sforbiciata” sulla pena che sta già facendo indignare. Dovuta, in buona sostanza, a una serie di cavilli legali.

 

MADA KABOBO CON IL PICCONE

Di calcoli da rivedere e di numeri da riaggiornare. Tre delitti e altrettante rapine aggravate, nonché due tentati omicidi: il processo a carico di Kabobo è un iter intricato come una matassa che comincia con due condanne (mica una), una a 20 anni e un'altra ad altri otto, sulle quali sono pesate la semi-infermità mentale e la scelta del rito abbreviato, con relativa riduzione.

 

Complessivamente, quindi, 28 anni, almeno stando alla prima formulazione datata 2019 e che i suoi legali, Francesca Colasuonno e Benedetto Ciccarone, hanno contestato fin da subito, impugnando la sentenza.

MADI KABOBO AGGRESSIONE A MILANO

 

«Non c'è stato alcuno sconto - precisano loro, con il faldone ancora in mano e le carte bollate della magistratura meneghina, - semplicemente è stata ridefinita una pena legale. I dettagli tecnici sono molto specifici, in pratica sono stati considerati dei reati fratelli e la cosiddetta messa in continuazione delle sentenze. Così la Cassazione ha disposto, in due momenti differenti, il ricalcolo».

 

RECIDIVO

KABOBO TIRAVA PIETRE CONTRO LA POLIZIA FOTO CORRIERE

E non è la prima volta. Nel marzo dell'anno scorso la carcerazione di Kabobo si era già abbassata di quattro anni, proprio su invito della Suprema Corte che ha richiamato il tribunale di Milano. Adesso l'ulteriore diminuzione, questa volta di un anno e quattro mesi, decisa proprio dai giudici ermellini di Roma.

 

Il risultato è che il ghanese, che peraltro all'epoca dei fatti si trovava in Italia senza il permesso di soggiorno in tasca, dovrà stare in prigione cinque anni e quattro mesi in meno rispetto a quel che era stato decretato all'inizio. Al netto di eventuali misure alternative che però al momento attuale non è possibile prevedere né quantificare, la pena finirà presumibilmente nel 2033, considerando che la metà, tra la detenzione effettiva e la carcerazione preventiva, Kabobo l'ha già scontata.

 

IMMAGINE FISSA

MADI KABOBO AGGRESSIONE A MILANO

C'è quell'immagine, fissa nella memoria, ripresa dalle telecamere di una strada di Niguarda, di lui con un giaccone beige e una piccozza sulla spalla. È l'11 maggio del 2013: allora Kabobo ha 31 anni, da due si trova nel nostro Paese, prima come richiedente asilo, poi da clandestino.

 

E ci sono le sue vittime, che non sono soltanto numeri, hanno un nome e un cognome ed è giusto ricordarle: Alessandro Carolè, disoccupato di 40 anni, che incrocia per caso lo sguardo del ghanese fuori da un bar; Ermanno Masini, 64 anni, che sta solo portando a spasso il cane in un giardinetto lì vicino; Daniele Carrella, 21enne che sta lavorando col padre, i due distribuiscono giornali.

 

beppe grillo kabobo

Si scontrano con la furia, con la barbarie, all'alba di un giorno che doveva esse re un giorno normale e che, invece, si è trasformato in una delle pagine più violente del la nostra storia recente.

 

FURIA OMICIDA

«Una determinazione a uccidere che alberga nel sentimento di rancore che lo assediava», scriveranno poi i giudici della Corte d'Appello che, nel 2015, trattarono il caso Kabobo. Un disturbo mentale «di natura psicotica» che però, aggiungono i periti, «non ha agito al suo posto». La rabbia, dunque. La violenza incontrollata. Lo sconcerto per quelle picconate date a caso, tanto che la notizia fa il giro del mondo. E adesso, quasi un decennio dopo, la notizia che il giovane ganese.

PISAPIA E PODESTA AI FUNERALI DELLE VITTIME DI KABOBOPISAPIA AI FUNERALI DELLE VITTIME DI KABOBO

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