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I FIGLI SO’ PIEZZ’ E CORE – A NAPOLI IL TRIBUNALE TOGLIE I FIGLI AL BOSS LATITANTE E ALLA MOGLIE, E IL CLAN SI VENDICA SPARANDO 26 RAFFICHE DI KALASHNIKOV SULLA CASERMA DEI CARABINIERI: “PRENDETE I FUCILI, AMMA POMPA’!”

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Dario Del Porto per “la Repubblica”

 

L’ordine di scuderia aveva fatto rapidamente il giro del quartiere: «Pigliate i fucili: amma pompa’, amma pompa’». Quindici minuti dopo la mezzanotte di ieri, i boss sono passati dalle parole ai fatti: 26 raffiche di kalashnikov hanno bersagliato la stazione dei carabinieri di Secondigliano, il quartiere della periferia settentrionale di Napoli teatro, insieme a Scampia, delle cicliche faide per il controllo del mercato della droga e dove ancora ieri sera un piccolo spacciatore è stato ucciso in un agguato.

 

 

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Quei 26 colpi di mitra suonano come una sfida che neppure gli autori della fiction Gomorra erano riusciti ad immaginare. Secondo la Procura, ad armare la mano dei sicari, almeno quattro e tutti giovanissimi, è stata la sete di vendetta per quanto accaduto martedì mattina, quando i carabinieri hanno bussato alla porta della moglie di uno dei capi del clan della Vinella Grassi, 25 anni appena, latitante da tre.

 

 

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Alla donna, i militari hanno notificato il decreto, firmato dal tribunale per i minorenni su parere favorevole del pm anticamorra Maurizio De Marco, che dispone l’allontamento temporaneo dalla famiglia dei due figli del boss, rispettivamente tre anni e dieci mesi, il più piccolo concepito durante la latitanza del padre. Un provvedimento a tutela dei minori, in considerazione dello spessore criminale del genitore e della presenza di un familiare pentito. 

 

 

Ma anche, agli occhi dei malavitosi, un affronto mai visto, che ha scatenato l’ira di questo gruppo camorristico nato ai tempi della prima faida di Scampia come gruppo di fuoco del clan Di Lauro, poi “giratosi” nel 2007 con il cartello Scissionista degli Amato- Pagano e infine assurto, da almeno sei anni, al rango di organizzazione autonoma con l’appellativo di “Nuova Vinella”.

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Una fazione composta da ragazzi violenti, spregiudicati. «Gente che prima spara e poi comincia a parlare», sottolinea un investigatore. A loro, ad esempio, è attribuito l’omicidio di Raffaele Stanchi, il cassiere dei narcos, al quale fu tagliata una mano prima di darne alle fiamme il cadavere.

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Un’azione come quella scatenata contro i carabinieri, ragionano dunque gli investigatori, è certamente nelle corde di questo clan, per giunta ripetutamente colpito in tempi recenti dalla pressione investigativa esercitata sulle diverse piazze di spaccio. Negli ultimi mesi, le cosche che si dividono il mercato della droga nell’area Nord di Napoli sono al centro di un’offensiva giudiziaria poderosa, che ha colpito i diversi livelli organizzativi portando a collaborazioni di spicco con la giustizia, come quella dell’ex boss Mario Lo Russo, le cui rivelazioni vengono raccolte dai pm Enrica Parascandolo e Henry John Woodcock.

 

 

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Tutti elementi che potrebbero aver alzato la tensione, poi esplosa definitivamente con il provvedimento di allontanamento dei figli del latitante. Solidarietà all’Arma è stata espressa da tutte le istituzioni. Adesso potrebbero essere ulteriormente rafforzate le misure di sicurezza, peraltro già elevate, sia per i carabinieri sia per i magistrati che stanno indagando sulle complicità delle organizzazioni di quella zona. “Cattivi ragazzi” che hanno deciso di dichiarare guerra allo Stato.

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