PER SCARDINARE L'AGGRAVANTE DEL METODO MAFIOSO, COME CONTESTATO A LAVITOLA (CHE E’ REO CONFESSO DI ESSERE IL MANDANTE DELL’ATTENTATO A RANUCCI) OGNI DETTAGLIO PESA – E ORA I LEGALI DI VALTERINO INSISTONO SUL FATTO CHE LAVITOLA, IL 7 SETTEMBRE 2025, MISE IN GUARDIA IL CONDUTTORE DI “REPORT” SULLA POSSIBILITÀ CHE QUALCUNO VOLESSE FARGLI DEL MALE, SOLLECITANDOLO AFFINCHÉ RAFFORZASSE LA SCORTA – E’ UN MODO PER DIMOSTRARE CHE L’ATTENTATO NON SERVIVA AD AUMENTARE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI IN VISTA DI UNA POSSIBILE CANDIDATURA (CHE AVREBBE POI PERMESSO AL FACCENDIRE DI ENTRARE IN POLITICA AL SUO FIANCO) MA PER FAR AUMENTARE LA SCORTA ALL'AMICO…
Estratto dell’articolo di Andrea Ossino per “la Repubblica”
Valter Lavitola è affranto», per aver «creato un guaio» a una persona che per lui «è come un figlio», Gomes Clesio Tavares. E anche «pentito», per aver messo Sigfrido Ranucci, «che è come un fratello, alla mercé delle note ipotesi di questa vicenda», come spiega il suo legale uscendo dal Carcere di Rebibbia.
Ma ciò su cui il faccendiere e i suoi avvocati Arturo e Sergio Cola insistono è una data: il 7 settembre, il giorno in cui Lavitola avrebbe messo in guardia il conduttore di Report sulla possibilità che qualcuno volesse fargli del male, sollecitandolo affinché rafforzasse il dispositivo di sicurezza, la scorta che già da tempo lo accompagna.
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
Un fatto e una data. Elementi che vengono sottolineati più volte. Prima da Lavitola, durante il suo interrogatorio. Poi dal suo difensore, Arturo Cola, intervistato da Libero. E ancora ieri entrando a Rebibbia e nuovamente al termine del colloquio con il suo assistito:
«C'è stato un incontro, il 7 settembre, nel corso del quale Lavitola avvisò il dottor Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati, quindi un mese e mezzo prima dell'attentato, ma il giornalista è probabile che abbia considerato la cosa non importante, affrontandola con superficialità». Un concetto che probabilmente Lavitola ripeterà anche nel corso delle spontanee dichiarazioni che farà quando verrà fissata l'udienza davanti al Riesame, come richiesto il 15 agosto nella speranza di affievolire la misura cautelare.
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
Il punto dunque è capire come mai per Lavitola sia così importante ribadire questa circostanza. E se stia cercando di comunicare qualcosa, di inviare l'ennesimo messaggio.
E allora occorre fare un passo indietro. Il faccendiere ha ammesso di essere il mandante della bomba deflagrata il 16 ottobre sotto casa del giornalista.
Non riconosce tuttavia il movente prospettato dai pm di Roma: l'idea di un attentato per aumentare la popolarità di Ranucci in vista di una possibile candidatura che consentisse poi all'ex direttore dell'Avanti! di frequentare le stanze della politica. Lavitola sostiene invece che lo avrebbe fatto esclusivamente per far aumentare la scorta all'amico. In quest'ottica l'incontro del 7 settembre è importante.
«Dal punto di vista penalistico, se lo ha fatto per la questione politica o per proteggere cambia poco», dice Cola. Però è pur vero che tra un tentativo di aiutare un amico e avere un tornaconto personale c'è una differenza. E quando si parla di cercare di scardinare l'aggravante del metodo mafioso – come contestato a Lavitola – ogni dettaglio pesa.
«Se sentono Ranucci e Ranucci conferma che si era parlato di questi attentati possibili – dice Cola – il movente che oggi non è creduto può ricevere dei riscontri». Al momento il giornalista non ha riferito nulla in merito all'avvertimento ricevuto da Lavitola. Non è l'unica strada che batte la difesa del mandante. Da una parte il movente, dall'altra le modalità dell'attentato: «Si dice nell'ordinanza – prosegue Cola – che avrebbe dato l'ordine di sparare, poi è stato disatteso».
valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma
Un fatto che gli esecutori materiali difficilmente confermeranno […] Ed è arduo pensare che sia stato l'intermediario tra Lavitola e il commando a impartire ordini diversi. Perché Gomes Clesio Tavares è l'uomo di fiducia di Lavitola […]

