luca varani marco prato manuel foffo

I MISTERI DEL COLLATINO - DELITTO VARANI, PRATO NON RISPONDE AL PM - SI PENSA CHE SULLA SCENA DEL DELITTO SIA ARRIVATA UNA TERZA PERSONA CUI I DUE RAGAZZI AVREBBERO CHIESTO AIUTO PER OCCULTARE IL CADAVERE - LE CHIAMATE AD "ALEX DELLA TIBURTINA": “QUESTI ME VOLEVANO AMMAZZA’”

PRATO FOFFOPRATO FOFFO

Chiara Pellegrini per “Libero Quotidiano”

 

Marco Prato, uno dei due giovani accusati della morte di Luca Varani, non ha voluto parlare di fronte al pubblico ministero della procura romana, Francesco Scavo. Prato, detenuto nel carcere di Regina Coeli, davanti al pm si è avvalso della facoltà di non rispondere. A parlare al posto di Prato - che da giorni piange in cella, «niente pulirà la mia coscienza», e che chiede di rendersi utile «mi sono anche offerto di pulire per terra» - ci ha pensato il difensore, Pasquale Bartolo.
 

marco pratomarco prato

Le ragioni del rifiuto ha spiegato l' avvocato sono chiare: «Marco Prato non ha voluto rispondere alle domande del pubblico ministero per un motivo ben preciso: il magistrato ha continuato a contestargli l' aggravante della premeditazione, benché il gip avesse fatto cadere questa contestazione.

 

Prato risponderà alle domande del dottor Scavo quando gli sarà contestata l' imputazione così come è stata indicata dal gip nell' ordinanza con la quale ha confermato l' ordinanza cautelare in carcere».
 

Il pm Scavo, affiancato dalla criminologa Flaminia Bolzan, punta infatti sulla premeditazione, su quella frase di Foffo, «volevamo vedere l' effetto che fa», che induce il pubblico ministero di piazzale Clodio a pensare che Foffo e Prato abbiano accuratamente scelto la preda da scannare.
 

foffo marco prato manuel luca varanifoffo marco prato manuel luca varani

Nell' ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice per indagini preliminari, Riccardo Amoroso, però c' è scritto soltanto «omicidio volontario aggravato dalle sevizie e dalla crudeltà».
 

Il gip, dunque, non ha riconosciuto l' aggravante della premeditazione per la quale, i due, detenuti nel carcere di Regina Coeli, restano indagati. I due accusati forniscono dall' inizio versioni contrastanti dei fatti. Uno scaricabarile continuo che non aiuta inquirenti e magistrati a far luce completamente su quanto accaduto la notte tra il 4 e il 5 marzo scorso, quando Luca Varani, 23 anni, è stato ucciso nell' appartamento di via Igino Giordani.

 

Cosa è accaduto in quelle ore maledette mentre il corpo del giovane giaceva sgozzato ed esangue sul letto del padrone di casa? Secondo gli inquirenti e dai tabulati telefonici Marco Prato si sarebbe messo al telefono, probabilmente per chiedere aiuto a qualcuno.
 

manuel foffo marco pratomanuel foffo marco prato

È dall' analisi delle celle telefoniche e dei numeri chiamati che gli investigatori cercano spunti per le indagini. Si pensa infatti che sulla scena del delitto sia arrivata una terza persona cui i due ragazzi avrebbero chiesto aiuto.

 

Un terzo uomo o una donna a cui Foffo e Prato potrebbero avere chiesto aiuto per sbarazzarsi del cadavere di Varani. Con la casa ripulita grazie agli stracci chiesti a Foffo alla madre, che abita al piano di sopra dell' appartamento degli orrori, non restava che occultare il cadavere.
 

MARCO PRATOMARCO PRATO

Cosa è andato storto? Era questo il piano? Dai tabulati telefonici emergono chiamate al tristemente famoso "Alex della Tiburtina". Alex è passato per via Igino Giordani ma sempre soltanto per sniffare droga. «"Vieni, c' è una festa. Ci sono tante caramelle" e invece questi me volevano ammazzà». Della ragazza bionda del treno, quella che Varani avrebbe incontrato a bordo del treno Viterbo-Roma, prima di essere torturato e ucciso brutalmente ancora non si sa nulla.
 

Anche ai funerali di Varani, avvenuti venerdì scorso, i carabinieri mischiati tra la folla hanno cercato di riconoscere la giovane donna, che avrebbe parlato con Luca sul treno regionale Fm3, la mattina del quattro marzo scorso. I due, avrebbero condiviso il tragitto almeno nella tratta tra le stazioni di Valle Aurelia e Quattro Venti, occupando un posto nella parte superiore di una carrozza a due piani.
 

MARCO PRATOMARCO PRATO

Gli inquirenti ritengono che la testimonianza di questa ragazza bionda dai capelli lunghi fino alle spalle potrebbe essere utile per chiarire circostanze importanti sul delitto. Intanto è prevista per domani l' udienza del Riesame per la richiesta di scarcerazione presentata dai legali Prato.

 

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…