I NUMERI REALI SMENTISCONO LA PROPAGANDA MELONIANA – NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI IN ITALIA CI SONO STATI 1,6 MILIONI DI OCCUPATI IN PIÙ, MA L’ISTAT SOSTIENE CHE IL LAVORO È POVERO ED È TRAINATO DAGLI UOMINI OVER 50, NON DAI GIOVANI NÉ DALLE DONNE – L’INFLAZIONE È CRESCIUTA A CAUSA DELLA GUERRA DI TRUMP IN IRAN, DEL CARO CARBURANTI E DELL’ENERGIA. COSÌ SONO STATI VANIFICATI I MODESTI AUMENTI DEI SALARI CHE COMUNQUE NON HANNO RECUPERATO L’INFLAZIONE, CUMULATA DALL’INIZIO DELLA GUERRA IN UCRAINA – TRA GLI ITALIANI CRESCE LA PERCEZIONE DEL RISCHIO POVERTÀ, LO DICE UN’INDAGINE BAROMETRO 2026 IPSOS-SECOURS POPULAIRE…
Estratto dell’articolo di Roberto Ciccarelli per “il manifesto”
SALARI E POTERE D AQUISTO IN ITALIA
Negli ultimi cinque anni, dal 2021 a oggi ci sono stati 1,6 milioni di occupati in più, ma il lavoro è povero ed è trainato dagli uomini over 50, non dai giovani né dalle donne, sostiene l’Istat. L’inflazione è cresciuta a causa della guerra di Trump in Iran, il caro carburanti e dell’energia.
Così sono stati vanificati i modesti aumenti dei salari che, in più, non hanno recuperato l’inflazione cumulata dall’inizio della guerra russa in Ucraina. E in Italia cresce la percezione del rischio povertà, dice un’indagine Barometro 2026 Ipsos-Secours populaire presentata ieri a Bruxelles.
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GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
In una cornice di crescita consolidata allo 0,8% del Pil per quest’anno va inserito l’aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto deciso ieri dalla Banca Centrale Europea peggiorerà gli effetti dell’aumento dell’inflazione - che è dovuto all’energia e ai profitti, non ai salari. Ciò non permetterà la ripresa dei salari e in più peggiorerà lievemente il costo degli interessi sul maxi-debito pubblico che l’Italia deve pagare ogni anno.
Sono tutti segnali di un’economia in difficoltà ieri non sono stati colti, come di consueto, dai partiti della maggioranza e da diversi ministri che hanno trovato nell’aumento quantitativo dell’occupazione una prova del successo dei quattro anni di Meloni al governo. [...]
L'incremento dell'occupazione «stabile» ha premiato in misura prevalente le fasce anagrafiche più avanzate, spinto da due precisi fattori strutturali. Da un lato agiscono le politiche previdenziali, la cui progressiva stretta sull'età pensionabile ha allungato la permanenza dei lavoratori senior e ritardato l'uscita per raggiungere i minimi contributivi, unita alla precarizzazione che ha posticipatola permanenza continuativa nel mercato del lavoro.
Dall'altro lato, pesa l’invecchiamento della forza lavoro. Il calo della partecipazione dei giovani bilanciato dall'aumento degli ultracinquantenni. Questa trasformazione è in atto da tempo ed è uno degli effetti della precarietà sistemica introdotta da destra e sinistra dalla metà degli anni Novanta.
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Anche la ripresa in corso del lavoro autonomo, cresciuto del 7,1% nel quinquennio con un balzo di 200 mila unità nel 2026, va considerata rispetto alla scelta strategica sulla quale hanno convenuto le classi dominanti. La scelta della partita Iva è spesso usata dalle imprese per esternalizzare a basso costo. E chi la sceglie volontariamente, e non è un imprenditore, fa la fame.
Così si arriva al record vantato dai meloniani di 24,37 milioni di occupati totali e al calo del tasso di disoccupazione generale (5,8%). Ma il tasso di occupazione resta tra i più bassi d’Europa (63.2%), mentre la disoccupazione giovanile sale al 18,9% e nel lavoro femminile cresce la precarietà. Sono dati coerenti con la storia italiana degli ultimi decenni. I quattro anni di Meloni a palazzo Chigi sono una goccia in questo mare.
E POI C’È l’aumento dell’inflazione al 3,2% (3,3% nell'eurozona) causato dal rincaro dei beni energetici ad agosto. È il picco da ottobre 2023. I rinnovi contrattuali rivendicati dai meloniani non hanno coperto l'inflazione cumulata dal 2022 e oggi nemmeno il nuovo aumento dei prezzi.
Una conferma dell’impoverimento emerge dal Barometro 2026 Ipsos/Secours Populaire: su 10 mila europei: il 29% vive in precarietà e il 43% teme il declino sociale, quota che in Italia sale al 63%. Il 73% degli italiani ritiene il proprio reddito insufficiente contro i rincari e l'83% si sente precario. Si tagliano i consumi per le bollette, si privano i figli del necessario e si arriva a saltare i pasti.[...]



