I PAESI DEL GOLFO PERSICO SONO DIVENTATI VULNERABILI PER “COLPA” DELLE BASI USA – GLI ATTACCHI DELL’IRAN HANNO EVIDENZIATO I LIMITI DELLA RISPOSTA AMERICANA, PORTANDO WASHINGTON A RIVALUTARE LA PROPRIA PRESENZA NEL GOLFO E A OPTARE PER UN DISPIEGAMENTO PIÙ RIDOTTO E A UNO SPOSTAMENTO DELLE FORZE VERSO OVEST - IL RISULTATO E’ CHE I PAESI DEL GOLFO, ESPOSTI ALLE DECISIONI PRESE A WASHINGTON SENZA ESSERE CONSULTATI, SCELGANO UNA MAGGIORE AUTONOMIA STRATEGICA, COME DIMOSTRA IL RECENTE ACCORDO DI DIFESA TRA PAKISTAN, ARABIA SAUDITA E TURCHIA…
Nella guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, le basi statunitensi nel Golfo sono diventate un obiettivo degli attacchi iraniani, trasformando quello che doveva essere un elemento di deterrenza in vulnerabilità per i paesi ospitanti.
La presenza Usa nell’area doveva segnalare all’Iran che un attacco a un partner del Golfo o agli interessi statunitensi nella regione avrebbe potuto scatenare una risposta americana rapida e schiacciante.
Invece, le rappresaglie iraniane hanno evidenziato la vulnerabilità delle basi Usa nella regione e i limiti della risposta americana, portando Washington a rivalutare la propria presenza e a optare per quello che potrebbe essere un dispiegamento più ridotto e disperso o uno spostamento delle forze verso ovest.
missile iraniano lanciato verso la base usa di al udeid.
A oggi, gli Stati Uniti hanno circa 50mila soldati in quasi 20 siti militari tra il Golfo e le aree circostanti. Le principali installazioni sono Al Udeid in Qatar, NSA Bahrein, Camp Arifjan e Camp Buehring in Kuwait, Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti e la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita. Secondo alcune stime, l’Iran ha danneggiato almeno 15 siti militari statunitensi, tra cui radar e sistemi di allerta precoce ad Al Udeid, in Qatar, quartier generali navali, magazzini e infrastrutture di comunicazione in Bahrein, nonché aerei, strutture logistiche e di supporto in Kuwait. Il tutto nonostante circa l’80-90% degli attacchi sia stato intercettato.
teheran durante l attacco iraniano alle basi usa
Il conflitto con l’Iran potrebbe quindi cambiare la presenza Usa nella regione, anche in linea con la Strategia di sicurezza nazionale di Trump, pubblicata nel dicembre 2025, che cancella il Medio Oriente dalle principali priorità strategiche di Washington.
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A una presenza militare rimodulata deve corrispondere anche una politica aggiornata. Secondo Alexander, una delle principali preoccupazioni dei paesi del Golfo è l’esposizione alle decisioni prese a Washington senza un’adeguata consultazione regionale.
In futuro, uno Stato del Golfo potrebbe consentire alle forze statunitensi di condurre operazioni di sicurezza marittima, raccolta di informazioni o difesa territoriale senza concedere automaticamente l’autorizzazione per operazioni offensive contro l’Iran.
Nel frattempo, i paesi del Golfo stanno cercando di ridurre la loro dipendenza dagli Stati Uniti, puntando anche su una maggiore autonomia strategica attraverso la difesa collettiva, come dimostra il recente Accordo di difesa tra Pakistan, Arabia Saudita e Turchia.
«I paesi europei, la Turchia, il Pakistan e la Corea del Sud possono fornire armi, addestramento e cooperazione industriale. La Cina potrebbe trarne vantaggio a livello commerciale e politico, ma nessuna forza può sostituire gli Stati Uniti», specifica Alexander.
Per i paesi del Golfo sarà importante anche mantenere canali diretti con Teheran, per arrivare ad accordi di de-escalation ed evitare di essere trascinati automaticamente in futuri scontri tra Stati Uniti e Iran.
Ma le basi nel Golfo non sono le uniche a dover essere ripensate.


