mazzette

"IL CALCESTRUZZO? IL PRIMO ERA ACQUA IL SECONDO INTASAVA PURE LA POMPA" - UN “AMALGAMA” DI MAZZETTE PER LA TAV MILANO-GENOVA - MA IL BELLO DEVE ANCORA ARRIVARE: “LA SALERNO REGGIO CALABRIA NON E’ COLLAUDABILE”, DICE GIAMPIERO DE MICHELIS, IL DIRETTORE LAVORI''

 

Francesco Grignetti per “la Stampa

 

tav genova milanotav genova milano

Noi ci aspettiamo concorrenza. Loro invece puntano all'«amalgama» che significa truccare i conti, fare cartello tra imprese, imbrogliare sulle certificazioni, corrompere o cacciare chiunque possa dare fastidio. Così vanno le cose dietro le quinte delle grandi opere in Italia. Teorizza un imprenditore calabrese, Domenico Gallo: «Se ognuno tira e un altro storce, non si va avanti… Se c' è guerra tutti i santi giorni...».

 

Il calcestruzzo per la linea ferroviaria tra Genova e Milano? La prima fornitura - esplode al telefono uno degli arrestati, Paolo Brogani - «era acqua»; la seconda «non scendeva nemmeno dalla canalina» e «si intasava pure la pompa».

 

TAV MILANO GENOVATAV MILANO GENOVA

Gli dà ragione il tecnico Paolo Piazzai: «Il cemento sembrava colla». «Miscele assolutamente non adatte», annota il gip Gaspare Sturzo. Chi dovrebbe controllare, però, non controlla. Basta pagare mazzette e tutto va a posto. Il direttore lavori, l' ingegnere Giampiero De Michelis, ha capito il sistema: ha avviato una sua società e s' attendeva un lucroso subappalto in Qatar dalla ditta Salini.

 

I carabinieri del comando provinciale di Roma, agli ordini dal generale Antonio De Vita, intercettano. E una volta ascoltano una lite tra fidanzati, Jennifer De Michelis ed Enrico Conventi, piazzati dal papà di lei a controllare i lavori. Lui non se la sente di certificare un macroscopico errore di costruzione: hanno gettato il calcestruzzo a casaccio. «Si vede il calcestruzzo della fondazione che non ha una barriera fisica ma defluisce come gli pare...». E lei, furiosa: «Tu la devi smettere di confondere vita privata e lavoro... E non ti devo stare lì a spiegare ogni singola cosa perché dovresti capirle da solo certe cose». Capire come certificare il falso. Ecco, questo era il metodo.

 

TAV MILANO GENOVA GIOVITAV MILANO GENOVA GIOVI

Dice costernato il procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo: «Una frase che torna spesso è "coltivare l' orticello". Significa espellere dal mercato le società che non sono disponibili a pagare la mazzetta; e questo è ostacolo alla concorrenza. Oppure redigere finti piani per la sicurezza... E poi la gente muore sul posto di lavoro. O ancora fornire beni scadenti, tipo il cemento di scarsa qualità».

 

Le manovre dell' ingegner De Michelis - direttore lavori per la costruzione del terzo Valico per l' Alta velocità tra Genova e Milano, per un lotto dell' autostrada Salerno-Reggio Calabria, e fino al dicembre scorso anche del treno automatico in costruzione a Pisa per collegare l' aeroporto con la stazione centrale - portano dritti al cuore delle grandi imprese italiane di costruzione.

 

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Si prenda il caso dello Stato Avanzamento Lavori del maggio 2015, un foglio che garantisce al consorzio Cociv (Salini, Impregilo, Condotte) il pagamento da parte di Ferrovie di ben 61 milioni di euro. Qualche giorno prima aveva presentato un certificato da 18 milioni, ma chi se ne importa. Si lagna: «Qualsiasi cifra mandi a Roma da Pietro & company (annota il giudice: si riferisce a Pietro Salini, ad di Impregilo, ndr ), eh, "uno sforzo di più, uno sforzo di più". Gliel' ho detto: se mi sforzo un altro po', mi esce l' ernia».

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Questo ingegner De Michelis, che sarebbe un pubblico ufficiale e però non si fa scrupoli sulle certificazioni, evidentemente esagera nelle sue richieste. Entra in conflitto con l' amico-nemico Monorchio, che a un certo punto lo caccia, e lui esplode. Siccome è in contatto con la Guardia di Finanza a Firenze, che sta indagando su un altro scandalo, quello della nuova stazione ferroviaria, minaccia: «Sono stato qualche giorno fa a Firenze e quello (riferendosi a un investigatore, ndr ) mi ha detto: "Ma ingegnere, lei è sicuro di non sapere come stanno queste cose?". Io dico: "No, non so niente. Però posso ricordarmi"». E altrove, parlando in auto, la moglie lo istruisce: «Ti siedi e gli dici: cominciamo opera per opera. Pisa. La Salerno-Reggio Calabria. E il Brennero».

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Alla procura di Giuseppe Pignatone sono ansiosi di interrogarlo. Specie su questa battuta intercettata: «M' avete fatto revocare pure l' incarico... perché non firmo quello che volevate... E allora... Io le so tutte e tenete conto di un' altra cosa: allora... che qua caschiamo e tutta la Salerno-Reggio Calabria, dell' opera non collaudabile e dell' arbitrato...».

 

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