INGIUSTIZIE DIVINE - IL 56% DEI DIPENDENTI LAICI DEL VATICANO DENUNCIA DI AVER SUBITO DELLE INGIUSTIZIE SUL PROPRIO POSTO DI LAVORO (NELLA SANTA SEDE, IL REATO DI MOBBING NON ESISTE) - IL 71,6% DI CHI LAVORA ALL'INTERNO DELLE MURA LEONINE CREDE CHE I SUPERIORI NON SIANO STATI PROMOSSI SECONDO CRITERI TRASPARENTI E IN MODO MERITOCRATICO - IL 73,4% CREDE CHE CI SIANO FAVORITISMI, DISPARITA' DI TRATTAMENTO, MANCANZA DI ATTENZIONE VERSO I DIPENDENTI E INSICUREZZA SULLA TUTELA DEI PROPRI DIRITTI (CHE BELL'AMBIENTINO...)
i dipendenti dei musei vaticani
(AGI) - Insoddisfatti della crescita professionale, sfiduciati nei confronti della dirigenza, desiderosi di essere maggiormente rappresentati: e' il quadro di un'indagine effettuata dall'Associazione dipendenti laici vaticani (Adlv) tra i lavoratori della Santa Sede nel periodo compreso tra il 15 dicembre e il 7 gennaio.
E' stato individuato un campione il piu' possibile eterogeneo dei vari dicasteri e di diversi enti del Vaticano, e al questionario sulle condizioni di lavoro hanno risposto 250 persone, per l'80% associati all'Adlv, si legge in una nota. In particolare, piu' del 56% dei colleghi denuncia "di aver subito ingiustizie e vessazioni dal proprio responsabile, fattore che andrebbe seriamente approfondito e arginato, benche' in Vaticano il reato di mobbing non sia ancora configurato".
Il 75,9% dei partecipanti ritiene che le risorse umane non siano adeguatamente collocate, valorizzate e motivate. Il 73,9% percepisce uno scollamento tra dirigenza e lavoratori, contro una minoranza del 12,8%, che si dimostra invece soddisfatta. L'Adlv sottolinea che e' "significativo il fatto che per il 71,6% degli interpellati i superiori non sono stati selezionati secondo criteri di trasparenza e tramite un percorso curriculare.
Il 26% dei lavoratori sostiene che non sia possibile dialogare in modo libero e sincero con i propri responsabili". In generale, i dipendenti del Vaticano lamentano una scarsa valorizzazione delle risorse umane. Il 75,8% pensa che l'ambiente di lavoro in cui opera non premi lo spirito d'iniziativa, il merito e l'esperienza acquisita con l'anzianita'.
I dipendenti vaticani vorrebbero dunque essere valutati maggiormente per le loro competenze, e infatti il 73,4% percepisce favoritismi, disparita' di trattamento, mancanza di attenzione verso i dipendenti, insicurezza sulla tutela dei propri diritti, anche pensionistici.
Per l'ADLV e' poi "allarmante che il 73% lamenti un blocco dell'avanzamento di carriera in riferimento ai livelli funzionali, ricordando spesso anche l'operazione imposta dall'alto e sentita come ingiusta di sospensione del biennio, per la quale si attende ancora una riparazione".
Per quanto riguarda le riforme del lavoro in Vaticano, "e' chiaro che i dipendenti vaticani si aspettino una nuova stagione di riesame delle tematiche piu' critiche evidenziate nel questionario e, piu' in generale, dei rapporti con i responsabili delle amministrazioni". Il 68% degli intervistati pensa che le riforme dell'ultimo decennio non abbiano portato concreti vantaggi ai dipendenti, anzi maggiori chiusure e restrizioni, e piu' del 79% e' convinto che non si investa sufficientemente nella formazione del personale.
Dal questionario emerge anche la necessita' di "avere organi di rappresentanza dei dipendenti che siano ufficialmente riconosciuti e abbiano piu' potere, riponendo grande fiducia nell'Adlv". Infine una sezione del questionario e' stata dedicata a possibili suggerimenti da sottoporre al Papa, qualora se ne presentasse l'occasione.
Dalla maggioranza dei rispondenti emerge la necessita' di "ridare dignita', voce e tutela reale ai lavoratori, attraverso rappresentanza, trasparenza, dialogo e rispetto della persona e dei suoi diritti". "I piu' esprimono la richiesta di un dialogo continuo, e le espressioni piu' usate sono: 'non essere dei numeri', 'tutelare con dignita'', 'amare il personale come il prossimo'". Piu' in generale, in molti mettono in luce la necessita' di rivedere gli stipendi, di ampliare le tutele per la famiglia, premi di produzione equi.



