nicola silvia giuliana sgrena calipari

"MIO PADRE NON E' STATO UCCISO PER UNA TRAGICA CASUALITÀ: LA CASUALITÀ NON APPARTIENE A QUEL MONDO" - L'ACCUSA DI SILVIA CALIPARI, FIGLIA DELLO 007 DEL SISMI NICOLA, CHE VENNE UCCISO DA UN SOLDATO AMERICANO DURANTE LA MISSIONE DI SALVATAGGIO DELLA GIORNALISTA GIULIANA SGRENA, NEL 2005 IN IRAQ: "L’ITALIA POTEVA FARE DI PIÙ PER DARE GIUSTIZIA A NICOLA CALIPARI? DI MENO SAREBBE STATO DIFFICILE. TEMO CHE NON SARÀ POSSIBILE CONOSCERE I REALI RESPONSABILI DELLA MORTE DI MIO PADRE, CHE È STATO LASCIATO SOLO. LA SUA GENEROSITÀ, ANCHE NEL LAVORO, LO HA PENALIZZATO IN QUELL’AMBIENTE. ERA TROPPO PER BENE PER QUEL MONDO..." - IL DAGOREPORT: COME MAI LA NOTTE DEL 4 MARZO 2005 LA TOYOTA SU CUI VIAGGIAVANO CALIPARI E SGRENA NON ERA STATA SEGNALATA DALL’INTELLIGENCE ITALIANA AGLI ALLEATI AMERICANI?

 

DAGOREPORT – PIENONE DI AUTO BLU STASERA ALL’AUDITORIUM DI ROMA: DA MELONI E MANTOVANO A GIULI E BERNINI, TUTTI IN FILA PER ASSISTERE ALLA PRIMA DE “IL NIBBIO”, IL FILM ISPIRATO ALLA MORTE IN IRAQ DELL’AGENTE DEL SISMI, NICOLA CALIPARI, UCCISO NEL 2005 MENTRE STAVA RIPORTANDO IN ITALIA LA GIORNALISTA DEL “MANIFESTO”, GIULIANA SGRENA - A VENT’ANNI DALLA TRAGEDIA, RENDE OMAGGIO A CALIPARI ANCHE SERGIO MATTARELLA: “LE SPIEGAZIONI DELLA SUA MORTE PERMANGONO TUTTORA NON ESAURIENTI” - ESSÌ, LA VERITÀ NON È MAI VENUTA FUORI. SE IL SOLDATO AMERICANO HA SPARATO PER ERRORE, È ALTRETTANTO VERO CHE NESSUNO L’AVEVA AVVERTITO DEL PASSAGGIO DELLA TOYOTA - QUINDI, LA DOMANDA: COME MAI LA NOTTE DEL 4 MARZO 2005 LA TOYOTA SU CUI VIAGGIAVANO CALIPARI E SGRENA NON ERA STATA SEGNALATA DALL’INTELLIGENCE ITALIANA AGLI ALLEATI AMERICANI? LA RAGIONE PIÙ PROBABILE È QUESTA...

https://www.dagospia.com/politica/dagoreport-pienone-auto-blu-stasera-all-auditorium-roma-meloni-mantovano-426677

 

 

Estratto dell'articolo di Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

 

Silvia, ci racconta chi era Nicola Calipari?

NICOLA Calipari

«Un uomo perbene, che ha servito con dignità e onore lo Stato».

 

Un eroe?

«Il mio eroe sicuramente. Pubblicamente no, perché per me gli eroi sono anche persone che vogliono apparire e invece lui aveva grandi valori, un forte senso dello Stato e un immenso rispetto della vita».

 

Per Giuliana Sgrena è stato eroe.

«Ha fatto quello che era nella sua natura. Aveva promesso e si era promesso che l’avrebbe riportata a casa. Ha onorato l’impegno».

 

Sono trascorsi vent’anni da quando Nicola Calipari, all’epoca alto funzionario del Sismi, il servizio segreto militare, fu ucciso in una strada di Bagdad mentre riportava a casa la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, rapita il 4 febbraio e rimasta per un mese nelle mani dei suoi sequestratori. Ammazzato dal fuoco amico degli americani che spararono contro la sua Toyota Corolla quando era a meno di un chilometro dall’aeroporto dove lo attendeva un volo dei servizi segreti che doveva farli rientrare in Italia. Calipari fece scudo con il proprio corpo alla giornalista. La sua storia è diventata un film, Il Nibbio, trasmesso da Netflix.

 

NICOLA Calipari

Silvia, lei è la figlia maggiore, all’epoca aveva 19 anni. Cosa ricorda di quel giorno?

«Ho sentito in tv la notizia che Giuliana Sgrena era stata liberata e ho pensato: ecco finalmente papà torna a casa. E invece...». Silvia fa una pausa come a prendere fiato: «Soltanto dopo ho saputo da mia madre che quella doveva essere la sua ultima missione, che aveva già deciso di rientrare in polizia. Io comunque avevo intuito il suo malessere».

 

AUTO DOVE E MORTO NICOLA Calipari

In che senso?

«Non era più sereno, era sempre preoccupato. Non lo vedevo più, o era all’estero o rientrava in tarda serata. Non gliel’ho mai detto, però io speravo che finisse prima possibile. A me interessava che ricominciasse a fare un lavoro che gli facesse tornare il sorriso».

 

Che cosa lo angosciava?

«Con noi non parlava mai del suo lavoro, nemmeno quando faceva il poliziotto. Il fatto che avesse partecipato alla liberazione di Soffiantini l’ho scoperto leggendo il giornale. E dopo, quando è entrato nei servizi segreti, ancora di più. Ricordo che quando furono liberate le due Simone uscì un articolo dove si faceva il suo nome e si diceva che era il negoziatore. Non ne abbiamo mai parlato ma ho capito subito che in quell’occasione lo avevano messo in grande difficoltà».

 

Lei non faceva domande?

AUTO DOVE E MORTO NICOLA Calipari

«Era un tacito accordo tra noi. E questo ha fatto scattare in me una riservatezza totale. Ora faccio fatica anche a dire dove abito. Io non ho mai fatto domande, sapevo che del lavoro di papà non si doveva parlare».

 

[...] Era una papà severo?

«Direi esigente. Ti diceva quello che andava fatto, ma spiegandoti i motivi. Anche quando non voleva che facessi una cosa, mi spiegava le sue ragioni. È sempre stato un padre accogliente».

 

Quando è stata sequestrata Giuliana Sgrena lei sapeva che era lui a gestire le trattative per il rilascio?

«Stavamo partendo tutti insieme — lui, mia mamma, io e mio fratello — per la settimana bianca. È arrivata una telefonata e siamo tornati indietro. Io però credevo che dovesse coordinare il lavoro degli altri, non sapevo fosse operativo».

NICOLA E SILVIA CALIPARI

 

Invece è partito per l’Iraq.

«Sapevo del rapimento e ho fatto due calcoli. Ho capito dove andava. Quel giorno era preoccupato, è stato sempre al telefono, avrà fumato un pacchetto di sigarette». [...]

 

Quando lo ha visto andare via era spaventata?

«Ero in quella fase della vita in cui pensi che tutto vada bene, quindi non avevo paura».

SILVIA CALIPARI

 

 

 

 

E invece?

«Avevo la tv accesa, stavo studiando per un compito in classe e ho sentito la notizia che Giuliana Sgrena era stata liberata. Ho chiamato subito mia mamma. Eravamo felici. Poi ho provato a chiamare lui, non mi ha risposto. All’improvviso è cambiato tutto».

 

Come ha saputo che era morto?

«La nostra casa si è riempita di gente. Inizialmente ho sperato con tutto il cuore che fosse ferito. Nell’ingenuità dei 19 anni non pensi alle cose peggiori. Solo dopo che i telegiornali diedero la notizia, il capo del Sismi ci comunicò che era stato ucciso dagli alleati americani».

 

Nessuno aveva ritenuto di dovervi avvertire?

«Nessuno». [...]

 

 

Dopo la disperazione c’è la rabbia?

rosa calipari

«Tanta rabbia, anche perché siamo stati catapultati in una realtà che non era nostra, in un mondo che non conoscevamo. Io per carattere non amo apparire, in quei momenti è stato terribile. Eravamo al centro dell’attenzione, avevamo i giornalisti sotto casa, inseguiti ovunque.

 

È stato pesantissimo anche perché io volevo soltanto stare da sola. Non volevo contatti con il mondo e invece ero nel caos. Persino il funerale l’avrei voluto solo per noi. Ci sono voluti tanti anni per riuscire ad attenuarla, ma so che non mi passerà mai».

 

Pensa che suo padre non doveva andare in Iraq?

«No, se non fosse andato in Iraq, se non avesse fatto tutto il possibile per liberare Giuliana Sgrena, come aveva già fatto per altri ostaggi, sarebbe andato contro il suo forte senso del dovere e di responsabilità verso lo Stato.

 

cast il nibbio

La mia rabbia non era rivolta contro di lui, ma verso quella guerra sbagliata. Per questo motivo avevo partecipato alle manifestazioni pacifiste, anche se lui mi aveva detto di non andare. Come lui sono stata scout, questi sono i nostri valori».

 

Lo sparatore è il soldato Lozano, lei crede che sia stata una tragica casualità?

«No, non credo che la casualità appartenga a quel mondo».

 

Gli Stati Uniti non hanno mai concesso l’estradizione e il processo non è stato celebrato. Quello di suo padre è un delitto senza colpevoli?

«Sì perché non abbiamo ottenuto giustizia né temo che sarà possibile conoscere i reali responsabili della morte di mio padre».

 

claudio santamaria il nibbio

Sta dicendo che Nicola Calipari è stato tradito?

«Mio padre è stato lasciato solo. La sua grande generosità, anche nel lavoro lo ha penalizzato in quell’ambiente. Era troppo per bene per quel mondo, che alla fine lo ha tradito».

 

L’Italia poteva fare di più per dargli giustizia?

«Di meno sarebbe stato difficile».

autovettura originale dell'attentato alla sgrenagiuliana sgrena e marco mancini Giuliana Sgrena

Ultimi Dagoreport

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”