intelligenza artificiale john mccarthy marvin minsky

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È VECCHIA ALMENO SETTANT’ANNI – L’ESPRESSIONE “IA” FU CONIATA NELL’ESTATE DEL 1956, DURANTE UN WORKSHOP ORGANIZZATO DAL MATEMATICO JOHN MCCARTHY E DALL’INFORMATICO MARVIN MINSKY, IN NEW HAMPSHIRE. L’OBIETTIVO ERA DISCUTERE UNA SERIE DI METODI CHE RIGUARDAVANO LE “MACCHINE PENSANTI” – FU MCCARTHY A USARE PER PRIMO IL NOME “INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE NON SI RIFERIVA A UN INSIEME COERENTE: COMPRENDEVA QUALCOSA DI SIMILE ALLE ODIERNE "RETI NEURALI" , MA TOCCAVA ANCHE ARGOMENTI COME I "COMPUTER AUTOMATICI" E LE INTERFACCE LINGUISTICHE UMANO-COMPUTER (I LINGUAGGI DI PROGRAMMAZIONE)

Una breve storia dell'ia (e dell'hype sull'Ia)

Da “L’inganno dell’intelligenza artificiale”, di Emily M. Bender e Alex Hanna (Fazi editore)

 

L'INGANNO DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE

L'hype sull'IA esiste da quando esiste la ricerca sull'Ia. Nella narrazione comunemente accettata sullo sviluppo di questo campo di ricerca, il matematico John McCarthy e l'informatico Marvin Minsky hanno organizzato un workshop durante l'estate del 1956 al Dartmouth College di Hanover, New Hampshire, per discutere una serie di metodi che riguardavano le "macchine pensanti".

 

L'espressione "intelligenza artificiale" è attribuita a McCarthy, che stava cercando il nome adatto per un workshop che coinvolgeva varie comunità di conoscenza. McCarthy stava anche cercando di escludere Norbert Wiener - pioniere in un campo molto vicino, la cibernetica, che si occupa di comunicazione e controllo delle macchine - a causa di divergenze personali.

 

Secondo questa storia sulle origini della disciplina, Minsky e McCarthy hanno riunito per due mesi a Dartmouth il gruppo di lavoro costituito da un gruppo di dieci matematici, fisici e ingegneri che avrebbero fatto "progressi significativi" in questa area di ricerca.

 

John McCarthy Marvin Minsky e gli altri scienziati al workshop sull'intelligenza artificiale del Dartmouth College di Hanover, New Hampshire - 1956

Proprio come oggi, l'espressione "intelligenza artificiale" non si riferiva a un insieme coerente: comprendeva infatti qualcosa di simile alle odierne "reti neurali" (che in quei primi documenti venivano chiamate anche "reti di neuroni" e "reti di nervi"), ma toccava anche argomenti come i "computer automatici" e le interfacce linguistiche umano-computer (ovvero ciò che oggi considereremmo come "linguaggi di pro-grammazione").

 

Gli apripista di questo nuovo campo erano essenzialmente interessati alla traduzione di dinamiche di potere e controllo in formule interpretabili dalle macchine. McCarthy, Minsky, Herbert Simon (politologo, economista, informatico e, in seguito, vincitore del premio Nobel) e Frank Rosenblatt (uno degli ideatori della metafora delle "reti neurali") erano interessati allo sviluppo di strumenti che avrebbero potuto essere usati per la gestione di sistemi amministrativi e, in ultima analisi, di sistemi militari.

 

intelligenza artificiale e investimenti finanziari

In un contesto in cui la battaglia per la supremazia americana nella guerra fredda era combattuta su tutti i fronti, militare, tecnologico, ingegneristico, ideologico, questi uomini cercavano di ottenere appoggio e finanziamenti da un apparato della difesa che puntava a sconfiggere i sovietici.

 

Ricorrevano ad affermazioni sensazionali con prove empiriche scarse o inesistenti, a modalità di citazione scorrette, cambiando le regole del gioco per continuare a difendere i propri progetti e ciò gli ha permesso di fare presa sull'America della guerra fredda. Si tratta delle stesse modalità che osserviamo negli entusiasti dell'Ia di oggi, solo che oggi rincorrono soprattutto le valutazioni di mercato, oltre ai contratti governativi per la difesa.

marvin minsky

 

La prima mossa del manuale originale dell'hype sull'Ia consisteva nel mettere in primo piano la lotta ai sovietici. Con la seconda, si affermava che i computer avrebbero probabilmente eguagliato le capacità umane, sostenendo che gli umani non erano poi così complessi.

 

Nel 1956, Minsky, in un articolo che ha avuto una grande influenza, ha affermato che «gli esseri umani sono esempi di alcune tipologie di macchine molto complicate». Se fosse davvero così, potremmo usare circuiti elettronici, più facili da controllare, al posto delle persone in ambiti militari e industriali.

 

traduzioni con l'intelligenza artificiale 2

Alla fine degli anni Sessanta, Joseph Weizenbaum, emigrato dalla Germania, professore al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e contemporaneo di Minsky, era preoccupato dalla rapidità con cui le persone attribuivano la capacità di agire a dei sistemi automatici. Weizenbaum aveva sviluppato il chatbot ELIZA26, chiamato così in omaggio al personaggio di Pigmalione di George Bernard Shaw che, da appartenente alla classe lavoratrice, impara a imitare il modo di parlare degli aristocratici.

 

ELIZA era progettato per condurre una conversazione nello stile di uno psicoterapeuta rogeriano"; il programma si limitava soprattutto a ripetere ciò che gli utenti dicevano, riformulando i loro pensieri come domande. Weizenbaum non ha usato questo formato per ELIZA perché pensava che sarebbe stato utile come terapeuta, ma piuttosto perché era una soluzione adatta per il chatbot: questo tipo di psicoterapia è una delle poche situazioni comunicative in cui non è importante che la macchina abbia accesso ad altri dati sul mondo.

 

ELIZA26

A dispetto dei suoi significativi limiti, gli informatici hanno considerato ELIZA come l'occasione per celebrare il fatto che i computer avrebbero potuto rimpiazzare pienamente il lavoro umano e per annunciare l'ingresso nell'era dell'intelligenza artificiale.

 

Weizenbaum, scioccato, ha passato il resto della sua vita a criticare l'IA, mettendo in evidenza il fatto che gli esseri umani non sono macchine fatte di carne; Minsky, invece, ha fondato il laboratorio IA del MIT e ha ottenuto, senza problemi, finanziamenti dal Pentagono.

 

intelligenza artificiale e armi

Le reti di finanziamento oscure e poco etiche che si muovono intorno all'IA, a quel tempo incentrate sulla produzione di armi senza alcuna restrizione, oggi con l'aggiunta degli investimenti speculativi dei capitali di rischio in forte aumento, sono tuttora operative, così come persistono ancora le false equivalenze tra il cervello umano e le capacità di calcolo delle macchine.

 

Sostenere queste false equivalenze suscita quel tipo di soggezione che, a quanto pare, viene usata per raccogliere vagonate di soldi da investitori travolti dalla frenesia data dalla FOMO.

 

Mustafa Suleyman

Quando diciamo vagonate, immaginate dei treni lunghissimi: nel gennaio 2023, Microsoft ha annunciato l'intenzione di investire 10 miliardi di dollari in Openai. Questo è avvenuto

dopo che Mustafa Suleyman (ex amministratore delegato di DeepMind, divenuto amministratore delegato di Microsoft AI nel marzo 2024) e il cofondatore di LinkedIn Reid Hoffman avevano ricevuto la discreta somma di 1,3 miliardi di dollari da Microsoft e dal produttore di chip Nvidia in un round di finanziamenti per la loro giovane start up, Inflection.AI.

 

SAM ALTMAN DARIO AMODEI

Alcuni ex dipendenti di OpenAl hanno cofondato Anthropic, un'azienda con l'unico obiettivo di sviluppare strumenti di IA generativa, e hanno ottenuto 580 milioni di dollari in un round di investimento guidato da Sam Bankman-Fried, un truffatore attivo nel campo delle criptovalute. Queste start up, insieme a parecchie altre, hanno seguito la miniera d'oro degli investimenti provenienti da capitalisti di rischio e aziende Big Tech, spesso senza un percorso chiaro per raggiungere una valorizzazione solida.

Alla fine del secondo trimestre 2024, i capitali di rischio stavano consacrando 27,1 miliardi di dollari, cioè quasi la metà dei loro investimenti trimestrali, alle aziende che sviluppavano IA e machine learning".

 

Gli incentivi che spingono a cavalcare l'onda dell'hype sull'Ia sono chiari e generalizzati: basta che un prodotto venga presentato come IA e gli investimenti affluiscono. Ma sia le tecnologie sia l'hype che le circonda stanno già causando danni, qui e ora.

dario amodeiintelligenza artificiale sostituira il lavoro dei colletti bianchi Mustafa Suleymanmarvin minsky

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