corsi di formazione

L’UNICO MERCATO DEL LAVORO FLORIDO IN ITALIA È QUELLO DELL’INDOTTO DEI CORSI DI FORMAZIONE – C'È CHI LO CHIAMA, SENZA TROPPI GIRI DI PAROLE, UNO SQUID GAME. SOLO CHE QUI NON SIAMO DENTRO UNA SERIE TELEVISIVA DISTOPICA, MA IN UNA REALTÀ MOLTO CONCRETA: QUELLA VISSUTA OGNI GIORNO DA DECINE DI MIGLIAIA DI PRECARI CHE INSEGUONO UN POSTO FISSO TRA CONCORSI, GRADUATORIE E UN ECOSISTEMA SEMPRE PIÙ AFFOLLATO DI CORSI, PIATTAFORME, TUTOR E TITOLI SPESSO DI DUBBIA UTILITÀ REALE, MA DETERMINANTI PER ACCUMULARE PUNTEGGIO...

Estratto dell’articolo di Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni per “Panorama”

 

C'è chi lo chiama, senza troppi giri di parole, uno Squid game. Solo che qui non siamo dentro una serie televisiva distopica, ma in una realtà molto concreta: quella vissuta ogni giorno da decine di migliaia di precari che inseguono un posto fisso tra concorsi, graduatorie e un ecosistema sempre più affollato di corsi, piattaforme, tutor e titoli spesso di dubbia utilità reale, ma determinanti per accumulare punteggio.

 

concorsi dipendenti pubblici 4

È in questo spazio grigio che sta crescendo un vero e proprio mercato parallelo. Un business legale, certo, ma costruito sulle spalle di chi cerca stabilità. E più il sistema si complica, più questo mercato si espande. La storia di Luigi Sofia, 32 anni, consigliere comunale a Pisa e insegnante precario da cinque anni, è emblematica. Ha superato più concorsi senza mai ottenere il risultato finale: idoneo, ma non vincitore.

 

Prima il Pnrr 1, poi il Pnrr 2. Ora si prepara al Pnrr 3. Una corsa continua, senza linea d'arrivo. Un tunnel in salita che Sofia sui social denuncia quotidianamente raccogliendo anche storie di colleghi, tanto da essere diventato un simbolo per i tanti precari che affollano il mondo della scuola. Siamo condannati a ripetere concorsi, ha detto l'insegnante.

 

Nella graduatoria Pnrr mi son trovato scavalcato da chi aveva meno esperienza e meno punti di me, solo perché aveva fatto 12 mesi di servizio civile. Sono regole che non conoscevamo e che cambiano tutti gli anni. Così il precario si ritrova sempre al punto di partenza.

 

corsi di formazione

Poi c'è anche chi consegue titoli tramite università telematiche e scala le graduatorie: certificazioni, lauree, dottorati. Mentre a noi non riconoscono nemmeno l'abilitazione. Il punto è proprio questo: le regole mutano in corsa. E ogni cambiamento apre nuove opportunità di guadagno per chi vende formazione.

 

Dal 2022, con la riforma introdotta dalla legge 79, i requisiti per insegnare sono diventati più stringenti: non bastano più 24 crediti formativi, ne servono 60.

 

Come? Facendo corsi. Collezionando titoli, soprattutto nelle università private, per aumentare il punteggio. Non solo. Quella legge ha imposto il conseguimento di un'abilitazione. In altre parole: oggi per insegnare non basta vincere il concorso, serve poi essere abilitati collezionando ulteriori crediti partecipando a corsi spesso inutili perché si ripropongono materie pedagogiche abbondantemente già studiate durante l'università.

 

concorsi dipendenti pubblici 3

Un paradosso che Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della federazione Gilda degli insegnanti, sintetizza così: Penso che siamo l'unica nazione al mondo in cui si verifichi questo: chi vince il concorso non ha la certezza di avere un posto a tempo indeterminato, perché deve prima di tutto abilitarsi e lo deve fare a sue spese.

 

E ancora: In questo modo si sta creando un sistema per cui si diventa docenti non per merito ma per censo: arriva a fare l'insegnante solo chi può permetterselo. Anche perché le cifre sono ragguardevoli: per i corsi di abilitazione, molto spesso tenuti da università private (e dunque a pagamento), si può arrivare a spendere parecchie migliaia di euro.

 

A cui si aggiungono le spese di viaggi e trasferte poiché molta formazione è in presenza. A oggi ci sono innumerevoli graduatorie in vigore. Vedremo cosa accadrà con le assunzioni di settembre, ma l'errore è dietro l'angolo, racconta Federico Bozzanca, segretario generale della Funzione pubblica Cgil.

 

i corsi di formazione dopo lo stop al reddito di cittadinanza vignetta by rolli

Ci sono graduatorie addirittura del 2016 che sono ancora in essere, e nel frattempo si stanno aggiungendo ulteriori procedure. Ma la scuola è solo una parte del fenomeno. Lo stesso meccanismo si ripete altrove, nella pubblica amministrazione.

 

L'ambito nel quale riscontriamo le principali difficoltà è sicuramente quello degli enti locali, frutto anche dell'uscita di personale per pensionamento o perché si cerca la valorizzazione professionale in altri settori, spiega ancora Bozzanca.

 

Negli ultimi anni, anche grazie all'azione del ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, le assunzioni sono ripartite. Parliamo di più di 500 mila ingressi, sottolinea il sindacato. Ma non basta: Non compensano ancora le uscite degli ultimi anni e la riduzione degli organici per effetto dei diversi blocchi del turn over. E così si torna al punto di partenza: nuovi concorsi, nuova competizione, nuova domanda di preparazione.

 

Ed è qui che il business si ramifica. [...]  proliferano decine di siti e piattaforme dove tutor e professori offrono lezioni individuali: un mercato parallelo in continua espansione, con tariffe che arrivano anche a 100 euro all'ora per una preparazione personalizzata. Le testimonianze raccolte online raccontano bene il fenomeno. Ho speso quattromila euro per prepararmi a un concorso nelle forze armate e al momento sono ancora in attesa di una chiamata perché idoneo, racconta Carlo.

 

TIROCINIO

Valeria scrive: Io ho speso più di settemila euro tra Tfa (Tirocinio formativo attivo, ndr), sostegno e due corsi abilitanti, che penso siano stati introdotti per rendere ancora più difficile e complessa la strada per arrivare al ruolo.

 

E poi c'è Margherita: Ho iniziato pagando un tutor online che mi chiedeva 40 euro all'ora, poi mi sono iscritta a dei quiz online per prepararmi a un concorso per entrare nella pubblica amministrazione. E alla fine tra siti, manuali e corsi dedicati credo di aver speso 3.500 euro inutilmente, dato che alla fine non sono rientrata tra gli idonei.

 

Il punto è che ho studiato per questo, per cui dovrò rifare tutta la trafila e intanto continuo a lavorare part-time in un bar. Basta cercare su Internet per avere un'idea concreta.

 

corsi di formazione

C'è, ad esempio, una piattaforma dedicata alla Preparazione per il concorso Allievi ufficiali accademie militari. È rivolto, dunque, a chi vuole intraprendere una carriera nella Finanza, nella Marina, nell'Arma dei carabinieri o nell'Aeronautica. Ogni anno, è scritto sul sito, realizziamo il sogno di centinaia di giovani: quello di vincere il concorso e indossare la divisa tanto ambita. Il tutto al costo di 6.800 euro.

 

E non cambia molto se si passa alla formazione in ambito sanitario. Qui c'è chi offre tutor personale, lezioni, docenti specializzati, manuali e addirittura campus con Intelligenza artificiale. In questo caso il pacchetto completo può arrivare a sfiorare i tremila euro. [...]

 

Non si richiedono requisiti troppo stringenti, dunque è alla nostra portata. Al telefono la centralinista ci spiega che servirà comprare due manuali, uno di diritto e uno specifico per la preparazione al concorso. Poi c'è la possibilità di avere un tutor ad personam e, ovviamente, lezioni online e l'accesso ad una piattaforma dedicata dove esercitarsi con i quiz in previsione della prova scritta.

 

concorsi dipendenti pubblici 2

Superata quest'ultima ci sarà una prova fisica (corsa, salto in alto e piegamenti) e, infine, un colloquio orale con tanto di verifica in lingua inglese e informatica. Diciamo a questo punto di aver bisogno anche di una preparazione per l'orale, l'inglese e l'informatica. Non c'è problema. Basta pagare. Conto finale: 5.200 euro. Tutto regolare. Tutto legale.

 

Tutto, però, sempre più costoso. Il risultato è un sistema che rischia di selezionare non i più preparati, ma i più abbienti. Dove l'accesso al pubblico impiego, anziché essere un ascensore sociale, diventa un investimento economico sempre più oneroso e incerto. E mentre migliaia di candidati arrancano, la domanda resta aperta: quanto può reggere, nel lungo periodo, un modello in cui per lavorare nello Stato bisogna prima pagare - e molto?

 

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