roberto cannavo'

“HO PIANTO TANTISSIMO PER QUEL RAGAZZO” - L’EX KILLER DELLA MAFIA ROBERTO CANNAVÒ: “HO UCCISO 13 PERSONE, MA IL MIO RIMORSO PIÙ GRANDE SI CHIAMA FILIPPO PARISI. NEL 1991 AVEVA 18 ANNI, STAVA APRENDO UN PANIFICIO QUANDO SONO ARRIVATO LÌ VICINO. HO SPARATO A UNO CHE DOVEVO AMMAZZARE, MA UN PROIETTILE È RIMBALZATO E HA COLPITO LUI. L’HO PENSATO OGNI SANTO GIORNO. SUA MADRE HA DIRITTO AD ODIARMI, MA…”

 

 

Giusi Fasano per www.corriere.it

 

«Si chiamava Filippo Parisi e aveva 18 anni. Stava aprendo un panificio quando sono arrivato lì vicino. Ho sparato a uno che dovevo ammazzare, ma un proiettile è rimbalzato e ha colpito lui. Era marzo del 1991, a Catania. Ho pianto tantissimo per quel ragazzo. È uno dei miei rimorsi piu grandi. L’ho pensato ogni santo giorno per anni e ancora adesso, soprattutto di notte, ricordo spesso quella scena. Vedo lo strazio di sua madre che dopo, negli anni del processo, veniva in aula con la fotografia di Filippo sul petto.

l'ex killer di mafia roberto cannavo' 1

 

Mi guardava e io facevo pure lo spaccone. Se ci ripenso... Non avevo ancora capito che cosa fosse il dolore, non avevo ancora imparato a gestire i miei impulsi peggiori, a distinguere il bene dal male. Non so cosa darei per tornare indietro e non essere quello che sono stato». A questo punto il racconto ha bisogno di un sospiro, una pausa, un sorriso. Roberto Cannavò parla e gesticola. Disegna ricordi nell’aria, percorre le vie tortuose di un tempo che fa parte di lui ma non gli appartiene più: quello in cui è stato assassino, mafioso, scippatore, ladro, rapinatore.

 

Quanti anni ha?

«Quasi 53. Sono nato a Torino a marzo del 1967 ma quando avevo quattro mesi i miei, che erano siciliani, tornarono a Catania, dove poi sono cresciuto».

 

Quale pena sta scontando?

«Sono in libertà condizionale da due mesi. Di giorno lavoro, di notte ho l’obbligo di rimanere a casa. Sto scontando l’ergastolo per associazione mafiosa e per gli omicidi».

 

omicidio al mercato di moncalieri

Quanti omicidi?

«Tredici. Lo so: se uno mi conosce e mi parla adesso tutto questo sembra pazzesco. Ma è andata così e il passato purtroppo non si può cambiare».

 

Torniamo a quel ragazzo della panetteria.

«Il proiettile gli recise l’arteria femorale. Conoscevo infermieri dell’ospedale in cui lo portarono. Cercavo di informarmi sulle sue condizioni, ho sperato inutilmente che se la cavasse. Non avrei mai voluto uccidere un ragazzo innocente, nemmeno allora nonostante fossi quello che ero».

 

E che cos’era?

l'ex killer di mafia roberto cannavo'

«Ero uno che aveva come punti di riferimento miti negativi, assassini, gente che mi faceva sentire grande e potente. Ho cominciato con qualche furto, uno dietro l’altro. Poi rapine. Diventare una pedina della criminalità organizzata, è stato un attimo. Io sono stato un affiliato, ho fatto il giuramento a Cosa nostra».

 

Un momento, troppa fretta. Riavvolgiamo il nastro: provi a individuare il momento in cui tutto è cominciato.

«Credo sia stato l’8 marzo del 1984, quando avevo 17 anni e sognavo ancora di avere un’officina meccanica tutta mia. Quel giorno mio padre fu ucciso, a 38 anni, per un errore di persona. I sicari volevano ammazzare un tizio che abitava venti metri più in là e che è stato ucciso otto giorni dopo. Mio padre si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato con una A112, come l’altro tizio. Mio fratellino di 9 anni ha visto tutto. I carabinieri sono venuti in officina, mi hanno portato sul luogo del delitto e hanno alzato il lenzuolo. Ero scioccato».

santo mazzei e la bomba a palazzo pitti

 

E cosa ha fatto?

«Ero arrabbiato. Mi pareva tutto ingiusto. Ho cominciato a fare danni. Dopo pochi mesi ho abbandonato l’officina e i pochi furtarelli che avevo fatto fino a quel momento — e che nella mia testa dovevano servire a comprare l’attrezzatura meccanica e vivere poi onestamente — sono diventati altro e di più. Il fatto di mio padre mi ha dato l’alibi per diventare peggiore».

 

Non si salvò nemmeno con l’arrivo della prima figlia.

BATTESIMO COSA NOSTRA

«A gennaio dell’85 ho fatto la famosa fuitina, non avevo nemmeno 18 anni. Ad agosto di quello stesso anno mi hanno arrestato per rapina. La mia ragazza aveva 15 anni: l’ho lasciata incinta di un mese, quando sono uscito la bimba aveva un anno e mezzo. Oggi ha 34 anni e un figlio. Non ho visto nascere nemmeno la mia seconda figlia. Avevo 22 anni e ancora una volta ero in carcere. In quel periodo entravo e uscivo spesso: per rapine, furti, una rapina in banca. Non ero mai solo e non usavamo mai armi finte. Ci sembrava di andare a fare i giochi del far west ma era tutto vero».

clan mazzei

 

Rubavate negli appartamenti?

«Sì. Guardavamo il palazzo. Cercavamo quelli prestigiosi. Prima chiamavamo per essere sicuri che nessuno fosse in casa. Ci allungavamo in Romagna, Lombardia, Lazio, Toscana perché lì non erano così sgamati come in Sicilia. Si trovava più roba, più oro. A maggio del ‘90 mi arrestarono di nuovo, sono uscito a dicembre e da lì in poi è stato il peggio che c’è. A gennaio del ‘91 uccisero il mio amico più caro. Era in corso una guerra fra cosche, morire era una possibilità, uccidere faceva parte della partita. Fra la morte del mio amico e aprile di quello stesso anno ho ammazzato quattro persone».

 

Perché dice aprile? Che cosa successe ad aprile?

lettera di cosa nostra

«Sono diventato un uomo d’onore, come usano dire i mafiosi. Io avevo il mio uomo di riferimento. Uno che mi aveva seguito nel percorso criminale. Con Cosa nostra succede così: c’è qualcuno che è già uomo d’onore e che ti osserva attentamente. Lui sa se sei educato, ubriacone, umile, ubbidiente, sa come ti comporti con le donne, quanto sangue freddo hai. Se vai bene, se lo convinci, allora lui ti introduce, ti presenta agli altri, ti propone come uomo d’onore».

 

E quindi lui lo fece?

asse mafioso palermo catania

«Sì. Una sera mi disse: domani vestiti pulito che andiamo a fare una cena importante. Per me lui era un punto di riferimento, ma non sapevo che fosse un uomo d’onore. Sono andato a quella cena, c’erano altri che come me erano lì per giurare. Quella sera sono tornato a casa in pieno delirio di onnipotenza. Se ci ripenso oggi mi vengono i brividi. Dentro mi sentivo grande e invece di grande avevo soltanto la violenza. A quella tavola c’erano uomini che con un cenno della testa decidevano il tuo destino».

 

Non pensò nemmeno per un istante al passo che stava facendo?

«Sapevo che faceva schifo tutto: quelle persone e quello che facevano, ma in quel momento per me contava di più far parte di una famiglia mafiosa. Capivo che quelli che avevo frequentato fino a quel momento non valevano niente in confronto a me, nemmeno se avevano già ucciso. Noi eravamo una famiglia e io mi sentivo orgoglioso di farne parte. Volevo scalare le posizioni e arrivare all’apice. Avevo perso il senso stesso della vita, a quel punto».

PRODOTTI CON MARCHI LEGATI A COSA NOSTRA

 

Ma a casa o fra gli amici: possibile che nessuno avesse capito?

«Io non ho mai mischiato la mia famiglia con la mafia. Avevo amici d’infanzia con i quali andavo a pescare, a giocare a carte. Quando mi hanno arrestato sono rimasti tutti senza parole, nessuno doveva sapere o capire e nessuno aveva saputo o capito».

 

Lei dice di provare il suo più grande rimorso per quel ragazzo della panetteria. Per gli altri nulla? Le loro vite non valevano niente?

«Quel ragazzo era innocente, completamente fuori dal nostro schifo. Non c’entrava niente con noi e la nostra guerra tra clan. Quindi la mia coscienza davanti a lui è stata disarmata fin dal primo momento. Con gli altri c’è voluto più tempo prima che li sentissi pesare sulla coscienza. Ricordo un ragazzo di 19 anni, in uno scantinato.

angelo privitera

 

Quelli del mio gruppo mi hanno portato lì che lo stavano interrogando. Era uno che aveva a che fare con un gruppo rivale, volevano che dicesse dov’era nascosto uno. Lui piangeva, supplicava di lasciarlo andare, giurava di non sapere. Io mi sono messo a parlare con il capo dei torturatori, un po’ in disparte. Ma l’ho visto morire strangolato. Ricordo che sono uscito e mi veniva da vomitare. Era feccia e io ero talmente immerso in quella spazzatura. La maggior parte di quelli che ho ammazzato non li conoscevo nemmeno. L’ultimo, a Torino, me lo ha indicato con un dito un palermitano».

 

Poi arrivò l’ondata di arresti del ‘92.

falcone borsellino

«Arrestarono tutti i componenti del mio quartiere, compreso Santo Mazzei che era stato il capo del nostro gruppo. A un certo punto Mazzei stesso mi mandò a dire dalla cella che sarei dovuto andare a Mazara del Vallo a parlare con certa gente. Ci andai. E lì mi dissero: ora che Santo non c’è più devi prendere tu le sue redini. A quel punto mi sono spaventato, ma non potevo dire di no. Per fortuna nel febbraio del ‘93 mi hanno arrestato ed è finito tutto».

 

Però lei è rimasto fedele alla sua arroganza anche in carcere per un bel po’ di anni.

«È vero. Lo spartiacque è arrivato con i due anni di isolamento diurno che mi sono fatto dal 2006 al 2008. Due anni senza avere contatti con nessuno, senza uscire mai dalla cella se non per l’ora d’aria. Mi sono fermato completamente. Era tutto immobile attorno a me e dentro di me. È venuta a trovarmi la mia prima figlia. Aveva 18 anni. Per la prima volta le ho raccontato tutto quel che avevo fatto e lei per i sette anni successivi non ha più voluto sapere niente di me».

tano nicotra santo mazzei

 

È stata quella reazione a farla cambiare?

«All’inizio l’ho attaccata, non l’accettavo. Facevo il padre prepotente. Poi ho cominciato a capire, a riflettere. La mia vita era stata un fallimento totale. Ho pensato e ripensato a quanta determinazione avevo messo nel diventare l’uomo abominevole che ero diventato. Ho capito fino in fondo il significato della parola ergastolo. E allora ho cominciato i percorsi formativi per dare un valore a quei pensieri nuovi».

 

E cioè?

giovanni falcone paolo borsellino

«Discussioni di gruppo per guardarmi dentro, dieci anni di teatro-musical, un corso di comunicazione, incontri con i giovani detenuti. Mi hanno aiutato in molti, a cominciare dalla mia avvocatessa Eliana Zecca. In mezzo c’è stato anche un docufilm, Spes contra spem, realizzato da Nessuno tocchi Caino nel 2015 che ha fatto un passaggio anche al Festival del cinema di Venezia. Erano interviste a dieci ergastolani e io ero uno di loro. So che l’hanno visto e apprezzato anche molti giudici, dalla Corte Costituzionale alla Corte europea dei diritti dell’uomo, e di questo vado fiero. Insomma, ho fatto e faccio ancora oggi tutto quello che potevo e che posso fare per dimostrare a me stesso e agli altri che sono cambiato. È grazie a tutto questo e a tutto il bene che ho trovato sulla mia strada se oggi non sono più l’uomo dei primi anni Novanta».

 

Perché dovremmo crederle?

«Perché è la verità. So bene che si può non credermi, ma io so quello che sono e che sento: l’uomo che ero non esiste più».

 

FALCONE BORSELLINO

Oggi vede le sue figlie?

«Sì. E vedo anche il mio nipotino di 9 anni. Sto cercando di recuperare le lacune del passato, con loro e nella vita di tutti i giorni. Leggo, scrivo poesie. Faccio parte del Gruppo della trasgressione, un gruppo di lavoro e di discussione creato dal dottor Yuri Aparo che da 40 anni si occupa dei detenuti nelle carceri. Il lavoro nel gruppo, cioè lo scambio di pensieri e le iniziative con altri detenuti, religiosi, magistrati, psicologi, artisti, studenti mi ha aperto la mente e il cuore. Mi ha fatto capire in pochi anni quello che non avevo visto in una vita intera. Oggi vendo frutta al mercato per guadagnarmi da vivere e vivo con mia madre che ogni notte si sveglia assieme a me quando i carabinieri vengono a controllare se sono a casa. E sento che sto facendo bene perché ho rispetto delle persone e del patto sociale. Adesso ho la consapevolezza del male che ho fatto, non farei mai lo spaccone davanti alla mamma di quel ragazzino della panetteria che mi guardava in aula con la fotografia di suo figlio sul petto».

 

Ha mai provato a contattarla per dirglielo?

«Certo. Io ho chiesto la mediazione penale con tutti i parenti delle mie vittime, ma non ho ancora avuto risposta da nessuno. Mi metto a disposizione di queste persone per capire assieme a loro se e come posso alleviare il loro dolore. Non chiedo il loro perdono perché sono imperdonabile e semmai mi può perdonare solo Dio. A queste persone, soprattutto alla mamma di quel ragazzo innocente vorrei dire: cerchi di vedere suo figlio con i miei occhi che sono stato l’ultimo a vederlo. Io non sono più quell’uomo. So bene che le ferite non potranno mai rimarginarsi ma la prego: provi ad abbassare le barriere e cerchiamo di trovare insieme una strada per far vivere un po’ di bene da un dolore così grande».

 

PIETRO GRASSO CON FALCONE E BORSELLINO

È una mamma alla quale lei ha ucciso un figlio. Le sta chiedendo di fare un passo difficilissimo.

«Lo so. Ha il diritto di odiarmi fino alla fine dei suoi giorni, se vuole, come tutte le altre. Io sto cercando solo di restituire al mondo un po’ di bene, adesso che so che cos’è il bene. Oggi vivo per aiutare a vivere meglio quelli ai quali ho fatto del male».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")