marco benedetto ursula von der leyen

GIU' LE MANI DAI VECCHI! - MARCO BENEDETTO: “DALL’ALTO DEI MIEI 75 ANNI, RIVENDICO IL DIRITTO DI MORIRE GODENDOMELA” - “ADESSO SONO TUTTI SCATENATI SUI VECCHIETTI CHE IL VIRUS VUOLE MORTI. SIAMO GIÀ BEN OLTRE QUOTA 10 MILA. QUANDO SARÀ FINITA, SARÀ INTERESSANTE CONOSCERE IL RISPARMIO DELL’INPS SUL CONTO PENSIONISTICO'' - “ME NE STO CHIUSO IN CASA MA NON ACCETTO CHE A DECIDERE SE, COME E QUANDO POSSO USCIRE SIA UNA VAN DER LEYEN QUALUNQUE” - 

Marco Benedetto per www.blitzquotidiano.it

 

LA VIDEOCHIAMATA DI UN ANZIANO MALATO DI CORONAVIRUS AI PARENTI

Coronavirus e vecchi. Lasciateci morire in pace, ho scritto. Non ho scritto: voglio morire. Ho rivendicato per tutti, anche per chi ha superato i 70 anni, come me, il diritto di camminare nelle strade e nei giardini, andare al cinema, ricevere gli amici in casa, fare festa in terrazzo. Per tutti, non solo per noi. Rivendico, ho scritto, il diritto alla vita e alla morte. Anche perché non è che sequestrandomi mi renderete immortale.

 

Amici che conosco e stimo da decenni hanno preso la mia invocazione di libertà come un atto di rinuncia. Giovanni Valentini, con il quale, a partire dal 1976, ho condiviso anche tratti importanti di vita, mi ha scritto sgomento: “Un combattente come te non può deporre le armi. Sappiamo tutti che dobbiamo finire, ma ciascuno di noi ha il dovere di vivere il più a lungo possibile, nel miglior modo possibile. La vita è una sola e va vissuta fino in fondo. Forza e coraggio!”. Condivido pienamente, non ci penso nemmeno a rinunciare. Il mio motto è sempre stato: Credere: con precauzione, obbedire: mai, combattere: sempre.

MARCO BENEDETTO

 

La mia invocazione del diritto di morire come si vuole era un grido di libertà. Era il rifiuto della corrente imperante ipocrisia che fa piangere la strage dei nonni, che però ci vuole tenere reclusi a vita, per poi magari alla fine del percorso tagliarci anche le pensioni. Dall’alto dei miei 75 anni, rivendico il diritto di morire godendomela. Non voglio essere segregato in casa, esposto, se esco, all’arbitrio di una delle tante pattuglie che decidono, senza appello e spesso in contraddizione fra loro, della validità delle nostre ragioni.

 

coronavirus anziani 3

Se i vecchi sono l’anello debole della catena, come peraltro Natura vuole che sia, sono invece i giovani e i giovanissimi i massimi diffusori del contagio. Non sono portato al suicidio al punto di cercare il contagio per sfidare la morte.

 

Me ne sto ben chiuso in casa, come faccio peraltro da anni. Ho solo un po’ ridotto le passeggiate, già rare e solo finalizzate all’esercizio motorio, a zero, ripiegando sulla cyclette. Ma non accetto che a decidere se, come e quando posso uscire sia una van der Leyen qualunque. Ursula van der Leyen, presidente della Commissione Europea, è diventata la porta bandiera della segregazione dei vecchi.

 

coronavirus, il video messaggio di ursula all'italia 1

Dai suoi primi atti è risultata abbastanza incapace. In realtà la sua nomina è stata un colpo magistrale di Angela Merkel, che si è tolta dal governo un ministro della Difesa inadeguato, inviso ai militari e sotto incubo di inchiesta giudiziaria.

 

La van der Leyen non è certo di sinistra nemmeno un po’. Ma qui da noi le sono tutti corsi dietro. Il coronavirus fa esplodere le contraddizioni, come si diceva una volta. Non del capitalismo, o non solo. Ma, nel caso nostro, della pseudo sinistra, figlia di benestanti borghesi, impanata in sacrestia e in parrocchia, fritta nell’olio un po’ rancido che ogni tanto i superstiti di Lc o delle Br tirano fuori dalla dispensa della loro politica. Un maitre à penser di questa sinistra è Tito Boeri, posto da Matteo Renzi alla presidenza dell’Inps.

 

TITO BOERI MATTEO RENZI

Arrivò a invocare tagli alle pensioni più elevate. Un intervento, spiegò, che avrebbe alzato la mortalità del segmento e determinato significativi risparmi. “Chi percepisce pensioni più alte ha un tasso di mortalità più basso della media nazionale e questo ci dice che interventi perequativi sugli assegni in essere avrebbero “un impatto sul sistema pensionistico ancora più forte” diventando una “fonte di risparmio importante”.

 

Renzi, a dire il vero, lo aveva anticipato, auspicando un taglio o la abolizione delle pensioni di reversibilità. Quando i compagni Zingaretti, Orlando e Franceschini si interrogano sulle cause del crollo dei voti, dal 40 al 20 per cento, che afflisse e affligge il loro partito in questi ultimi anni, pensino alle incaute parole di cui sopra. Adesso sono tutti scatenati sui vecchietti che il coronavirus vuole morti. In fondo, il coronavirus ha agito nel senso auspicato da Boeri. Quando sarà finita, sarà interessante conoscere il risparmio dell’Inps sul conto pensionistico. Siamo già ben oltre quota 10 mila.

coronavirus anziani 2

 

Loro, i giovani, questo non lo ammettono. Almeno a parole, ci vogliono eterni. Ma chi gli crede? Ecco emergere la grande ipocrisia. Premesso che la Morte è condizione preliminare della Vita. Ci dobbiamo dire fortunati perché le aspettative di vita, dai 30 – 40 anni dei nostri remoti antenati (eccezion fatta per gli ultra centenari Patriarchi) sono oggi di 80, anche 90 anni. Muoiono i giovani, per malattie incurabili e improvvise. Muoiono per incidenti stradali o domestici. Fra il 1915 e il 1918 sono morti in seicentomila, in prevalenza sotto i 30 anni. Fra il 1940 e il 1945 credo siamo andati vicini. Non ci furono trincee, ma carri armati e bombardamenti a tappeto sulle città inermi. Alfa e Omega, non c’è Alfa senza Omega.

 

coronavirus 2

Una recente biografia di Riccardo Gualino, grande imprenditore italiano fra le due guerra, caduto come tanto di buono che c’è in Italia nell’oblio, ricorda come, lui laico e ateo, superati i settanta anni di età prese a parlare di “Mi Signur”, Nostro Signore in Piemontese. Sentiva avvicinarsi l’ora della resa dei conti. Le probabilità di farli proprio con Mi Signur aumentavano, vedessi mai. Ci sono ampie spiegazioni sul perché la morte colpisca in prevalenza le fasce di età più elevate. Ci sono anche noti casi di vecchi che, opportunamente curati, sono guariti. Il dubbio è che la scelta di tenerci chiusi in casa fino alla fine dell’anno sia solo un diversivo.

 

coronavirus Italia

Non sanno che pesci pigliare. Non sanno come imbrigliare l’espansione del contagio. Come in una partita di pallanuoto chissà quali oscure lotte di potere e di interessi ciclopici si stanno combattendo sotto il pelo dell’acqua della piscina in cui nuotano scienziati e politici.

 

La posta in gioco è gigantesca. Se pensate che quando si fondono due case farmaceutiche i valori in gioco sono decine di miliardi di dollari o euro, avete una pallida idea di quanto può valere il primato su un vaccino. Ma fino a quel momento, tutti a casa. Più di tanto non possono.

 

coronavirus 1

Se bloccano le fabbriche moriamo tutti per altra malattia, la decrescita tutt’altro che felice e la fame. Se aprono le fabbriche devono aprire anche le scuole. Altrimenti dove li mettono i bambini senza genitori a controllarli? Qualcosa devono pur fare.

 

E allora se la prendono con gli anziani, almeno noi dobbiamo restare isolati. Isolati, ma come? Un nonno che vive solo può cavarsela, ma un nonno che vive in famiglia come farà?

Apriranno le scuole, apriranno gli esercizi pubblici e gli uffici. I nonni torneranno a svolgere la funzione essenziale di baby sitter qualificati e amorosi. E gli adorati pargoletti, da sempre portatori più o meno sani di tutti i genere di malattie infettive da quei centri di infezione che sono le aule scolastiche, tornando a casa saranno per i nonni una minaccia molto più intensa di una passeggiata in una strada deserta.

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