MISERIA E NOBILTÀ - DOPO 13 ANNI SI STA PER CONCLUDERE IL PROCESSO NEI CONFRONTI DEL PORTINAIO DI PALAZZO MASSIMO LANCELLOTTI E DI SUA MADRE CHE, A ROMA, AVREBBERO RUBATO 124 LIBRI DI ANTICHI VOLUMI (DAL VALORE DI 1 MILIONE DI EURO) DALLA LIBRERIA DELLA FAMIGLIA LANCELLOTTI - NEL 2013, I VOLUMI SPARIRONO DALLA BIBLIOTECA, MA LA PORTA NON FU FORZATA (LE CHIAVI, OLTRE ALLA FAMIGLIA, LE AVEVA SOLO IL PORTIERE) - LE INDAGINI SI CONCENTRANO SU DI LUI: DAI TABULATI TELEFONICI DELL’UOMO EMERGE UNA CHIAMATA ALLA CASA D’ASTE "CHRISTIES" E UNA SERIE TELEFONATE A UNA SOCIETÀ DI IMBALLAGGIO E TRASPORTO MERCI - DOPO 13 ANNI, DEI VOLUMI ANCORA NON C'E' TRACCIA...
Estratto dell'articolo di Ettore Saladini per www.repubblica.it
Un palazzo nobiliare nel centro di Roma con una biblioteca di famiglia dal valore inestimabile. Un portinaio con le chiavi, sua madre, addetta alle pulizie, e un complice esterno. Al centro, un furto da 1 milione di euro: 124 antichi volumi che spariscono dagli scaffali senza lasciare traccia.
È una storia da romanzo giallo, quella finita tra i fascicoli del tribunale di piazzale Clodio. La procura accusa F. T., il portiere, F. P., la madre, e G.F., il presunto complice, di aver rubato i volumi dalla biblioteca di palazzo Massimo Lancellotti — la residenza dell’omonima famiglia in piazza Navona — con l’obiettivo di venderli.
Il colpo — si legge nella querela — è andato in scena nell’estate del 2013, quando la casa, dove vive il proprietario Filippo Massimo Lancellotti, si svuota. Al ritorno dalle vacanze la sorella di Lancellotti e l’archivista si accorgono che qualcosa non torna nella disposizione dei libri.
Dopo un controllo, si rendono conto che mancano i pezzi pregiati della collezione. Soprattutto, un incunabolo: uno dei primi libri moderni, stampati con i caratteri mobili nella seconda metà del 1400. Cugino dell’antenato di tutti i libri: La Bibbia di Gutenberg (1452-1455).
La famiglia Lancellotti perde così l’editio princeps delle Epistole di San Girolamo, stampate nella casa dei Massimo (la prima stamperia romana) da Sweynheim e Pannartz nel 1467. "Una rarità inestimabile — ha raccontato l’archivista in aula — Era in condizioni perfette. Non me lo potrei mai dimenticare”.
La porta della biblioteca, però, non era stata forzata: “Le chiavi le abbiamo io, mia sorella, la mia assistente e il portiere — si legge nella querela presentata da Lancellotti — L’archivista accede alla biblioteca chiedendo le chiavi al portinaio”. La signora delle pulizie, invece, entrava per lavorare.
Le indagini dei carabinieri del nucleo della tutela del patrimonio culturale si concentrano fin da subito sul portinaio e la madre. Dai tabulati telefonici dell’uomo emerge una chiamata a un numero intestato alla casa d’aste Christies.
Ancora, altre chiamate a commercianti al dettaglio e una serie di telefonate a una società di imballaggio e trasporto merci. A insospettire gli investigatori, è stata anche l’insolita disponibilità di denaro della madre: investiva in fondi e ha firmato un assegno da 17mila euro. [...]
A distanza di 13 anni i libri ancora non sono stati ritrovati. Ma il processo, dove l’accusa è sostenuta dal pm Mario Pesci e gli imputati difesi dai legali Alessandro Ierardi e Fabio Rocco, è sul punto di concludersi [...]




