simonetta cesaroni via poma 2

IL MISTERO NEL MISTERO DI VIA POMA! “TROVAI MIA SORELLA MORTA E NELL’UFFICIO C'ERA QUALCUNO NASCOSTO” - LA TESTIMONIANZA DI PAOLA CESARONI, SORELLA DI SIMONETTA TROVATA MORTA IL 7 AGOSTO 1990 A VIA POMA, NEL NUOVO LIBRO “IN NOME DELLA VERITÀ”: “C’ERANO TRE STRISCE DI SANGUE DIETRO LA PORTA, POI SONO SPARITE. O È STATO IL KILLER O UNO CHE ERA GIÀ LÌ PER RIPULIRE. POI UNO SCONOSCIUTO DISSE: ‘IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE’ –QUELLO CHE NON TORNA: “L’AGITAZIONE” DI SALVATORE VOLPONI, SUO DATORE DI LAVORO, LA MOGLIE DEL PORTIERE CHE DICE DI NON AVERE LE CHIAVI, LA SERRATURA CAMBIATA, LE TELEFONATE ANONIME RICEVUTE DA SIMONETTA PRIMA DI MORIRE – LA NUOVA INDAGINE DELLA PROCURA: “RESTANO 70 PERSONE DI CUI ABBIAMO CHIESTO IL DNA, DA CONFRONTARE CON QUANTO RITROVATO OGGI…”

Giuseppe Scarpa per “la Repubblica” - Estratti

 

SIMONETTA CESARONI 44

Il peggio deve ancora venire». Il corpo di Simonetta Cesaroni giace riverso nell'appartamento di via Poma quando uno sconosciuto si avvicina alla sorella Paola, sconvolta, nell'atrio dell'elegante palazzo in Prati. Ha appena scoperto l'orrore. Quella nefasta profezia, pronunciata da un ignoto, è l'inizio di un labirinto che, 36 anni dopo, non ha ancora un'uscita. L'uomo non sarà mai identificato. Un mistero dentro il mistero di via Poma, sul quale oggi la procura è tornata a indagare. 

 

Paola Cesaroni ha deciso di rompere il riserbo che l'ha accompagnata per anni. E racconta tutto in un libro, da domani in libreria, che ha il sapore di una liberazione. In nome della verità, edito da Piemme, scritto a quattro mani con il giornalista Igor Patruno e con la prefazione dell'avvocata Federica Mondani.

 

Racconta prima di tutto Simonetta viva. Che ride fino alle lacrime, pattina, scia, balla nelle discoteche di una Roma più semplice. Una ragazza di vent'anni con l'estate davanti. Da poche settimane lavora anche negli uffici degli Ostelli della gioventù, in via Poma. Poi arriva il 7 agosto 1990. In un caldo pomeriggio estivo, per Paola il tempo si ferma. 

 

 

PAOLA CESARONI

(…)

Nell'estate del 1990, però, Simonetta soffriva per Busco. 

«Era innamorata. Lui aveva deciso di andare in vacanza senza di lei e questo la faceva soffrire. Io cercavo di scuoterla: sei giovane, bella, non sarà l'unico sulla terra». 

(…)

Quando capisce che qualcosa non va? 

«Quando non torna e non telefona. Simonetta chiamava anche per un piccolo ritardo. Quella sera niente». 

 

 

Andate da Salvatore Volponi, suo datore di lavoro. Dice di non sapere dove lavora Simonetta. 

«Sì. Solo dopo ho ripensato alla sua agitazione. Quella sera mi sembrava quasi che lo stessimo disturbando». 

 

Dopo una lunga ricerca arrivate a via Poma. Giuseppa De Luca, moglie del portiere, dice di non avere le chiavi. 

«Lo ripeté più volte. Io insistetti: saliamo comunque, magari Simonetta si è sentita male». 

PAOLA CESARONI DELITTO DI VIA POMA COVER

 

Davanti alla porta, però, le chiavi compaiono. 

«Dovetti insistere ancora. Aprì e disse: "Vede, ci sono quattro mandate. Era chiusa". Dopo mi sono chiesta tante volte: perché ci fece perdere tutto quel tempo?»

 

Volponi entra. Lei quando capisce? 

«Lo vedo arrivare in fondo al corridoio e tornare con le mani nei capelli. Corro. Nella penombra vedo una sagoma a terra, i capelli». 

 

Antonello, il suo compagno, entra e vede tre strisce di sangue dietro la porta. Poi spariscono. 

«Nelle fotografie della Scientifica quelle tracce non ci sono. Per me c'è una sola spiegazione: quando entrammo in quell'ufficio c'era già qualcuno. L'assassino o qualcuno che doveva ripulire». 

 

Qualcuno nascosto mentre voi trovavate Simonetta? 

«È un pensiero che ancora mi dà i brividi. L'ufficio era grande. Poteva nascondersi e, quando siamo scesi, finire di cancellare le tracce». 

 

Arriva la polizia. De Luca nasconde ancora le chiavi. 

«Le teneva dietro la schiena. Un agente le chiedeva e lei temporeggiava. Fui io a indicarla: "Ce le ha lei". Un comportamento che ancora oggi non riesco a spiegarmi». 

 

Poi compare uno sconosciuto. 

SIMONETTA CESARONI

« Pensai fosse un assistente sociale. Disse: "Il peggio deve ancora venire". In Questura mi dissero che non era uno di loro. Non abbiamo mai scoperto chi fosse». 

 

Giuseppina Faustini lavorava agli Ostelli. Negò perfino di conoscere Simonetta. 

«Mio padre non capiva perché. E non era l'unica a negare». 

Ma c'è un dettaglio: il 7 agosto Faustini firma l'ingresso. Non l'uscita. 

«Esatto. Quella firma manca». 

 

Il pm Cavallone ipotizzò che avesse visto l'assassino. 

«Scrisse che poteva essere rimasta in ufficio, aver visto la persona che poi uccise Simonetta ed essere fuggita nella concitazione dimenticando di firmare». 

 

Sei giorni dopo l'omicidio Caracciolo, presidente regionale degli Ostelli, entra nell'ufficio sotto sequestro. 

«Perché glielo permisero? Perché consentirgli di spostare e portare via delle cose? »

 

Non basta. La serratura era stata cambiata. 

IL PALAZZO DI VIA POMA 2 DOVE E MORTA SIMONETTA CESARONI

«Quando? Da chi? Perché? Papà lo chiese. Nessuno rispose». 

E prima di morire Simonetta riceveva telefonate anonime. 

«Un uomo le faceva complimenti e le diceva: "Tu mi conosci". Non abbiamo mai saputo chi fosse». 

Dopo l'omicidio il telefono squilla per lei. 

«Una voce disse a mamma che avrei fatto la fine di Simonetta. Misero il telefono sotto controllo. Niente». 

 

Nel 1993 un tamponamento. Poi tre uomini la inseguono e la aggrediscono. 

«Li identificarono. Fu la polizia a ipotizzare un legame con l'omicidio. Non so se fosse vero. L'indagine poi non venne fatta». 

 

Cosa si aspetta adesso dall'indagine della procura? 

«Vedo l'impegno del procuratore Lo Voi e del pm Lia. Restano 70 persone di cui abbiamo chiesto il Dna, da confrontare con quanto ritrovato oggi. Dopo 36 anni, sono ancora fiduciosa». 

SIMONETTA CESARONIil palazzo di via poma 2raniero busco 2pietro vanacore 1simonetta cesaroni 5il corpo di simonetta cesaroni 2simonetta cesaroniil corpo di simonetta cesaroni 1il delitto di via pomai luoghi del delitto di via poma

 

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