miuccia prada

UCCI UCCI, SENTO ODORE DI MIUCCIA - I VESTITI CHE ORA FA SENZA VERGOGNA, LA FAMIGLIA CHE È VENUTA PRIMA DI TUTTO, LA POLITICA CHE ‘UNA RICCA STILISTA NON PUÒ FARE’. PRADA SI RACCONTA E RIVELA LA SUA PAURA DI PASSARE DI MODA – "PER ANNI HO PROVATO UN SENSO DI INUTILITÀ: ERO CONVINTA DI OCCUPARMI DI UN ARGOMENTO CHE MOLTI CONSIDERAVANO TROPPO FRIVOLO" - "L'ETA' NON MI INTERESSA: SENTO DI..."

Silvia Nucini per "Vanity fair"

 

miuccia prada

Le regole non scritte della Signora Prada sono due: la prima è che nell’intervista si può parlare di tutto, ma lei conserva un diritto di recesso dalle sue parole, e se le sembrano «esagerate» poi può depennarle. La seconda è che se le suona il telefono e a chiamarla sono suo marito o i suoi figli, lei risponde sempre. Vestito bianco, sandali bassi, entra nella stanza e deposita sul cemento della sua sala riunioni un alone luminoso, una specie di allegria dorata.

 

Le confesso: «Sono un po’ emozionata». Mi risponde: «Non mi sembra proprio il caso».

È lei la signora indiscussa della moda dagli anni Ottanta, da quando inizia a camminare un chilometro avanti a tutti e trasforma l’azienda di famiglia (suo nonno Mario aveva un negozio in Galleria) nell’impero del lusso.

img miuccia prada 01 181958509533

 

Di cui dice: «I numeri non sono la priorità della nostra esistenza». Chiedo quale sia, allora. «Fare bene le cose che ci piacciono: più del business ci interessano le idee in cui crediamo», risponde.

 

Tra le cose che le piacciono c’è anche l’arte: la Fondazione Prada è uno dei posti che bisogna assolutamente vedere a Milano. «Sono cresciuta amando e conoscendo la letteratura e il cinema, l’arte contemporanea è stata una passione più adulta.

 

Ho studiato molto seriamente per dieci anni, ho cercato di conoscere gli artisti, di ottenerne il rispetto facendo loro capire che non volevamo, attraverso l’arte, vendere vestiti. Nel mio lavoro collaboro con tutti, ma mai con gli artisti: detesto approfittarmi della fama degli altri».

miuccia prada and patrizio bertelli

 

E quando finalmente ci è entrata come ha trovato questo mondo dell’arte?

«Pieno di persone intelligenti».

Più del mondo della moda?

«Ma io il mondo della moda lo frequento marginalmente. Non amo la vita mondana».

 

Un’affermazione di una certa gravità.

«Esco molto raramente. Vado solo dove mi interessa molto. O dove, se non andassi, sembrerei scortese. Le riunioni mondane fini a se stesse mi annoiano perché non impari niente. Ero così anche da ragazza: mi mettevo in un angolo a chiacchierare con qualcuno, lo faccio anche adesso».

 

Di cosa chiacchiera?

«Di lavoro. Il modo migliore per capire le persone è prima di tutto parlare di lavoro e poi, se ti interessano, lavorarci insieme. Questa è stata la mia maniera di conoscere e collaborare con grandissimi personaggi».

 

patrizio bertelli miuccia prada

Lei ama il suo lavoro?

«Tantissimo, perché amo la moda e questo ha compensato il senso di inutilità che ho provato per anni: ero convinta di occuparmi di un argomento che molti consideravano troppo frivolo».

 

Quando se n’è liberata?

«Solo quattro o cinque anni fa, quando ho capito che le persone che stimavo mi stimavano. E quando ho realizzato che tutti vogliono stare nel mondo della moda perché è un posto pieno di energia e di conoscenza.

 

miuccia prada

Il mio amore per l’estetica è stato più forte delle mie problematiche intellettuali. La moda è un processo complesso che richiede intuizione, conoscenza, passione, curiosità e la capacità di cogliere il momento e di tradurlo in immagini e oggetti».

 

Pensa alle donne quando disegna?

«Certo, alle donne e agli uomini. Nel creare c’è un aspetto legato al design e poi una parte umana, politica e sociale. La dignità femminile è qualcosa che ho nel sangue, non ci devo nemmeno pensare.

 

La dignità e la libertà – femminile e delle persone – sono valori fondamentali, che non si possono liquidare con una battuta. Se fanno parte di te, puoi vestirti come vuoi: anche il cliché femminile – che spesso ho criticato – va benissimo. Se sei libera e hai spirito e dignità ti puoi vestire super sexy o anche andare in giro nuda. Quello che non apprezzo è il vestito da conquista, quello che indossi per piacere agli altri.

miuccia prada (2)

 

Le donne, in generale, mi interessano molto. Ho sempre cercato di valorizzarne il lavoro, ad esempio con le Miu Miu Women’s Tales, cortometraggi diretti da donne che indagano il tema della vanità. La vanità è un tabù perché non è considerata colta e nemmeno chic. Il glamour è criticato, non piace, ma alla fine ne sono attratti tutti».

 

Instagram è pieno di un’estetica iper femminilizzata. Lo guarda mai?

«Sì, per capire. Se il modello è quello, va bene così. È un dato di fatto. La gente non è mai sbagliata: se si comporta in certi modi ci sono sempre delle ragioni».

 

Che vanno ascoltate?

miuccia prada artorsound 63

«Sì, l’intelligenza deve sempre confrontarsi e usare gli strumenti che interessano alle persone. Io, dal canto mio, con la Fondazione cerco di suggerire che la cultura non è un fiore all’occhiello, ma qualcosa che serve alla tua vita.

 

Leggendo, ho imparato la vita attraverso le vite degli altri. Ecco: le vite degli altri sono la cosa che mi interessa di più al mondo; nelle sfilate ne metto in scena dei pezzi».

 

Sono queste vite a ispirarla?

«In parte sì, in parte il mio istinto per la moda. Se tutti vogliono fare nero, io faccio rosso: è più forte di me. Partendo da questo principio, sviluppo il mio pensiero, che esprimo sempre con le forme e i colori.

 

Mai con gli slogan, perché penso che la politica debba essere trattata in modo più complesso. E comunque di politica pubblicamente non parlo mai, farei solo danni».

Perché?

«La ricca stilista non può fare la politicante. Ma ho trovato modi trasversali – nel mio lavoro in modo sottile e nella Fondazione in modo più esplicito – per dire quello che penso, per gettare semi che secondo me valgono più dei comizi».

MIUCCIA PRADA

 

Lei non vuole parlare di politica ma io devo chiederle se le piacciono questi tempi.

«Sono tempi complessi e per questo molto interessanti. Stiamo vivendo la rivoluzione della Rete che fa sì che siamo sempre in contatto con il mondo intero. E allora bisogna stare attenti. Il risultato è che stiamo tutti zitti, e se parliamo non diciamo la verità, perché qualcuno si potrebbe offendere.

 

Oppure parliamo semplificando il contenuto, con il rischio di renderlo vuoto. Ma io penso che senza la verità il pensiero non progredisca. Detto questo ritengo che il presente vada sempre capito: arroccarsi sulla nostalgia del passato non ha nessun senso».

MIUCCIA PRADA E PATRIZIO BERTELLI ARRIVANO A CA CORNER

 

Che rapporto ha con la nostalgia?

«Nessuno, per scelta. Nella moda però ho iniziato con il vintage – portavo solo quello, insieme alle divise e agli abiti per bambini: non mi piaceva altro. Il passato è molto importante e fonte di ispirazione.

 

Quando qualcuno mi dice che la moda fa le rivoluzioni, mi viene da sorridere: gli abiti seguono o partecipano ai movimenti della società, non li creano».

 

Lei ha due figli di cui si sa pochissimo: è stata protettiva con loro?

«Credo che abbiano scoperto solo da grandi che sono una famosa stilista. Ma non li ho protetti, ho solo cercato di vivere una vita normale».

 

Ci è riuscita?

«Penso di sì, ma forse mi illudo».

È stata una madre presente?

«La mia vita è cambiata totalmente quando sono arrivati loro. Prima ero sempre in giro, dopo mai. Sere e weekend li passavamo tutti insieme, con i nostri amici per casa. I nuovi genitori mi parlano della qualità del tempo con i figli, io invece credo che conti anche la quantità».

ART BY TELEPHONE LA MOSTRA ORGANIZZATA DA MIUCCIA PRADA

 

E poi quando sono cresciuti, è stato difficile lasciarli andare?

«Ero talmente intellettualmente preparata che ho governato il processo. Adesso spero solo che facciano quello che piace loro».

Indossa mai abiti di qualcun altro?

«No».

 

Si fa fare cose solo per lei?

«Sì, ma poi in azienda le vedono e le mettono in produzione. Di solito diventano best sellers».

Ha mai avuto paura di passare di moda?

«Quella ogni giorno, dal primo».

 

E come l’ha combattuta?

MIUCCIA PRADA

«Cercando di essere la più brava».

Quando qualche stilista indovina una collezione e diventa super trendy, lei cosa pensa?

«Che è stato bravo. Se ha successo uno bravo, sono contenta. Sono i successi dei non bravi a disturbarmi».

 

Prada ha anticipato sempre tutti, che effetto le fa vedere che altri si intestano le sue intuizioni?

«Adesso sembra che l’ultimo che si appropria di un’idea ne diventi l’inventore. Ma io penso, spero, che la gente sappia che non è così».

Quest’anno il suo è stato un compleanno importante.

«Vuole sapere che cosa penso dell’invecchiare? Le rispondo: non mi importa. Per il semplice fatto che io mi sento, dentro, un’altra età».

 

miuccia prada

Quale?

«Tra i 17 e i 18 anni».

Come sarà Prada tra 50 anni?

«Non lo so: a me interessa essere utile e brava oggi. Non ho nessuna intenzione di lasciare un patrimonio morale, non voglio essere celebrata».

Perché?

«Non penso di aver fatto niente di che. Non sono medico e non sono politico, i lavori che io ritengo tra i più nobili e utili».

 

Però i vestiti fanno stare bene le persone, o no?

famiglia prada - Patrizio Bertelli e Miuccia Prada coi figli Lorenzo e Giulio (1999)

«Domanda molto complessa alla quale ho cercato di dare una risposta: i vestiti servono a molte cose, ma dire che siano una priorità per l’umanità proprio non me la sento».

C’è un motivo per cui il sodalizio con suo marito tiene così a lungo?

«Evidentemente, se stiamo insieme da tanti anni, c’è qualcosa che ci unisce».

MIUCCIA PRADA MIUCCIA PRADA FRANCA SOZZANI MIUCCIA PRADA

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