don alberto ravagnani

“MOLTI PRETI HANNO DOPPIE VITE, È UNA SITUAZIONE PIÙ COMUNE DI QUELLO CHE SI PENSA” – PARLA ALBERTO RAVAGNANI, IL PRETE INFLUENCER CHE A 32 ANNI HA MOLLATO L’ABITO TALARE AVENDO TANTA VOGLIA DI GODERE: “LA QUESTIONE DEL CELIBATO È STATA CENTRALE NELLA MIA SCELTA. HO RINUNCIATO ALLA SESSUALITÀ COME SE FOSSE PECCAMINOSA E QUESTA RINUNCIA MI DISUMANIZZAVA. MA NON LASCIO PERCHÉ MI SONO INNAMORATO DI QUALCUNO MA PERCHÉ MI SONO RESO CONTO DI NON ESSERE IN GRADOI DI AMARE NESSUNO E MI SONO SPAVENTATO. LE CRITICHE? LO SCHEMA DA SETTA MI È CHIARO: APPENA UNO SI ALLONTANA, BISOGNA UMILIARLO E…”

Estratto dell’articolo di Simonetta Sciandivasci per “la Stampa”

 

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Gli danno dell'eretico. Più precisamente, «schifoso eretico». Sui social, per posta, per strada. Dicono che si è innamorato della fama, del consenso, di se stesso, dei soldi, del diavolo.

 

[…] Da quando, cinque giorni fa, Alberto Ravagnani, 32 anni, molto attivo sui social (ha 297mila follower) ha lasciato il ministero, gli hanno detto di tutto, dentro e fuori la Chiesa. «Non ho ricevuto pressioni […] ma i richiami per molte attività che facevo e che non erano in linea con precetti e regole, e che per me erano solo nuovi modi di fare evangelizzazione, mi hanno convinto che quello non era più il mio posto», dice alla Stampa, mentre rientra nella diocesi milanese dove vive, e che dovrà lasciare presto. Non sa ancora per dove. Non sa neppure che lavoro farà.

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[…]

In tanti credono che, dietro il suo ritiro, ci sia una qualche oscura trama vaticana, uno scandalo. Invece, le ragioni di questo appassionato, lucido ex sacerdote nato a Monza da due veneti piuttosto veraci, sono molto più grandi, importanti, hanno a che fare con un modo diverso, nuovo, di intendere il suo ruolo […] «Il cattolicesimo non è più la lingua dell'Occidente: è solo un punto di vista sul mondo», scrive Ravagnani in La Scelta (dal 7 febbraio per Sem).

[...]

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Quando ha smesso di voler appartenere a Dio?

«Mai. Ma credo che il sacerdozio, oggi, si possa e debba esercitare in modo diverso».

 

Evitando le rinunce?

«Qualsiasi scelta ne richiede. Però, a un certo punto, ho capito che i no del ministero sacerdotale non avevano per me più senso, erano problematici o addirittura contraddittori rispetto al messaggio di Gesù. Per secoli il sacerdozio è stato visto come un ruolo privilegiato […] Gesù non si è mai posto come sacerdote: la novità del cristianesimo è proprio che Dio scende tra le persone».

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La Chiesa le ha impedito di stare tra le persone?

«No. Ma a partire dal Covid ho vissuto e interpretato il ministero in un altro modo, ho iniziato a fare video, a comunicare in maniera nuova le stesse cose di prima, e però lo facevo da prete, col colletto, difendendo il mio ruolo, celebrando la dottrina cattolica classica. Poi, ho conosciuto tante persone del mondo della comunicazione, e questo mi ha portato altrove. Ho iniziato a ospitare ragazzi di tutta Italia dentro il mio oratorio e questo ha rotto le barriere e gli schemi della pastorale tradizionale.

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Ho scoperto di essere prete non solo della mia parrocchia ma di tutti i ragazzi d'Italia e ho fondato una community, sono diventato un influencer […] I ragazzi si avvicinano alla fede, come a qualsiasi cosa, se pensano di poterne trarre beneficio, se li aiuta a vivere meglio. Per questo è assurdo pensare ancora di poter imporre una Chiesa che giudica, tarpa le identità, indica la retta via».

 

Cosa dovrebbe fare, invece?

«Affiancare le persone. Essere, come diceva Papa Francesco, un ospedale da campo e non un tribunale. Mettersi accanto alle ferite e curarle anziché additare peccati ed eventualmente rimetterli».

 

Ma la chiesa è giudicante.

«Però prescrive di non giudicare. E questa una contraddizione imperdonabile. Nel corso dei secoli ci siamo imposti come ente morale e anche se adesso la nostra parola vale poco, nell'inconscio collettivo è rimasta questa idea di noi padri confessori davanti ai quali ci si deve comportare bene».

 

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Sacerdozio femminile sì o no?

«[…] Nella chiesa il vero potere è nelle mani del clero: fintanto che ne restano fuori, le donne non contano niente».

 

[…]

Che doveri ha un credente?

«Seguire l'esempio di Gesù, che ha detto e fatto l'amore. Il suo comandamento è: amatevi gli uni con gli altri come io ho amato voi».

 

[…]

 

I rimproveri più assurdi che ha ricevuto?

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«Mi hanno detto di aver messo "troppo io e poco dio", uno slogan mutuato da Acutis, da poco canonizzato, che diceva: "Non io ma Dio". Una frase che trovo pericolosa: è come se io e Dio si opponessero, come se dio non volesse la mia felicità».

[…]

 

Davvero non c'è di mezzo una ragazza?

«Non lascio perché mi sono innamorato di qualcuna ma perché mi sono reso conto che non ho mai voluto innamorarmi di nessuno, di non essere in grado di innamorarmi di nessuno e questo mi ha spaventato».

 

Non era in grado?

«Mi sono imposto di amare solo Gesù come se l'amore divino dovesse escludere gli affetti umani. Ho rinunciato alla sessualità come se fosse peccaminosa e questa rinuncia mi disumanizzava, perché la sessualità fa parte della nostra vita fin dall'origine, e dentro l'amore vissuto con il corpo e l'anima credo che si sperimenti molta della gioia di vivere che ha a che fare con il divino».

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Quindi la questione del celibato è stata dirimente.

«Centrale. Le regole della chiesa sul celibato sono chiare: non ci sono vie di mezzo lecite. Molti preti hanno doppie vite, è una situazione più comune di quello che si pensa. Ma io non ho voluto: perché avrei dovuto lacerare la mia anima in maniera così ipocrita? Peraltro, mentre vagliavo la mia scelta, parlando con uno psicologo, altri preti, teologi, molti di loro mi hanno detto che il celibato tornerà presto a essere obbligatorio solo nelle abbazie, come era in origine».

 

Che concessioni ha dato, in questi anni, al suo corpo?

«Molta palestra: mi ha riconnesso alla mia virilità, anzi me l'ha fatta scoprire»

 

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[…]

Risponda a chi dice che ha perso la testa per i social.

«Comprendo il bisogno che hanno di delegittimarmi. Lo schema da setta mi è chiaro: appena uno si allontana, bisogna umiliarlo. Tuttavia, al posto loro mi chiederei come mai nei giorni in cui ho lasciato il ministero, lo hanno fatto altri quattro. Sono abbastanza per parlare di un sintomo di qualcosa che non va, no?».

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