felice maniero

LA NUOVA VITA DI FELICE MANIERO - L’EX BOSS DELLA MALA DEL BRENTA HA CAMBIATO GIÀ TRE VOLTE IDENTITÀ E ORA FA L'IMPRENDITORE: “OGGI È DURA, UN TEMPO CON LA PISTOLA TUTTO ERA PIÙ FACILE” - LE ACCUSE A “REPORT”, A BERNARD ARNAULT E LA PAURA DELLA VENDETTA DEI SUOI EX SODALI: “QUELLA NON E’ GENTE CHE ESCE DI CARCERE E VA LAVORARE E IN QUESTI ULTIMI TEMPI SONO USCITI I PIÙ PERICOLOSI…”

Da http://nuovavenezia.gelocal.it

 

Nel luogo dell'incontro arriva in auto, una vettura di piccola cilindrata, con la compagna. Guida lei, lui tiene in braccio un cagnolino, «ora che i figli sono grandi, abbiamo Bau», dice accarezzandolo. I capelli sono brizzolati, come la barba studiatamente incolta. È vestito bene e parla bene, l'immagine rimanda esattamente a quello che è oggi: un imprenditore. Dietro alle lenti, gli occhi rivelano però anche l'altra identità, quella che appartiene al passato.

felice maniero

 

È lui Felice Maniero, l'ex boss della Mala del Brenta, l'uomo che ha creato e per 20 anni ha guidato un impero criminale e una banda di 400 persone che imperversava in Veneto con furti, rapine, sequestri, omicidi, traffico di droga e di armi. Un impero che lui stesso, nel 1995, ha contribuito a smantellare decidendo di collaborare con le forze dell'ordine. E ha collaborato di nuovo due anni fa - stavolta da uomo libero (diventato tale nel 2010) - quando ha denunciato l'ex cognato e fatto ritrovare il suo tesoro su cui molto si è favoleggiato.

 

A breve tornerà in tribunale, a Venezia, sul banco dei testimoni proprio per parlare di quel tesoro. E non sono da escludere altri colpi di scena. Perché pur sempre di Felice Maniero si tratta. Della sua vecchia vita molto è stato svelato con libri e film che ne hanno fatto un bandito leggendario; di quella nuova, invece, non si sa quasi nulla, visto anche il programma di protezione a cui è stato sottoposto. Nella pasticceria di una città segreta, accetta di raccontare il presente.

felice maniero

 

Quello suo, prima di tutto, quello di un imprenditore deciso a misurarsi con una sfida quasi impossibile: la conquista della "normalità". E poi quello della criminalità che conosce nei meandri più bui e che - avverte - potrebbe tornare a colpire. Come preferisce essere chiamato, col nome della sua prima o della sua seconda vita, Felice Maniero o Luca Mori? «Non uso più quei due nomi da molto tempo». Nella precedente vita era a capo di una holding criminale, in quella attuale di un'impresa regolarmente registrata.

 

Com'è stata la riconversione alla legalità? «È stata molto dura inserirmi nel mondo lavorativo, non avevo alcuna esperienza. E per qualsiasi settore bisogna cominciare dal basso: se si vogliono vendere scarpe, faccio un esempio, prima si impara a fare le suole e solo alla fine a commercializzare il prodotto. Quando ho iniziato, io non sapevo neppure cosa fosse l'Iva, figurarsi. E ho pensato: ma questa è un'estorsione, io non pago. Poi ho mandato giù l'osso e pagato regolarmente.

 

felice maniero

Ho cominciato comprando aziendine già esistenti, ma le sceglievo senza un vero criterio perché, appunto, non conoscevo quel mondo. Inevitabili i pasticci dovuti all'inesperienza. Pensavo: un tempo, con la pistola, era tutto più semplice. Però sono andato avanti perché avevo un obiettivo ben chiaro in testa: avere un lavoro e sfondare. Sto facendo tutto questo per i miei figli, perché rimanga loro qualcosa da portare avanti. A complicare le cose nella mia nuova vita vi siete messi voi giornalisti, una disgrazia termonucleare, una continua corsa per non farmi trovare». Poi ha iniziato un'attività nel settore della depurazione dell'acqua.

 

«Prima ho lavorato con una persona che vendeva depuratori e poi, quando ho capito come funzionava, mi sono messo in proprio, con mio figlio. Mi sono appassionato, mi piaceva l'idea di depurare l'acqua, ho lavorato sodo, ho studiato per poter acquisire la necessaria competenza. È nata Anyacquae, andavamo molto bene, avevamo le casette dell'acqua in giro per tutt'Italia e migliaia di clienti».

felice maniero

 

Ha lavorato con diversi enti pubblici, sono buoni clienti?

«Nemmeno per sogno. Non pagano e fanno fallire le aziende oneste. Chi mai penserebbe che un Comune non paga? Ecco, io ci sono cascato».

 

La sua azienda è finita nel mirino di Report. La trasmissione ha contestato la qualità del prodotto, rilevando presenza di arsenico fuori norma in una delle casette installate in un comune laziale . Come si è conclusa quella vicenda?

«Dopo due ispezioni in azienda da parte dei carabinieri, una della Finanza e infine una della polizia Forestale, non è arrivato nemmeno un microscopico avviso di garanzia, zero assoluto. Perché allora tutto quel bugiardo can can, addirittura con due puntate?! Kafka avrebbe tratto un capolavoro da questa vicenda per noi devastante. La dottoressa Gabanelli ha eseguito una "caccia" al sottoscritto e famiglia senza pietà!

 

La prima puntata sulle residenze fasulle: gli ho inviato il mio certificato di residenza, eccone una copia anche per lei, nel quale si afferma che risiedo a centinaia di chilometri di distanza da Campolongo Maggiore da anni. I giornalisti di Report hanno intervistato il sindaco di Campolongo, perché non hanno bussato dieci metri più avanti, all'Ufficio Anagrafe, per verificare se ero residente lì?

 

FELICE MANIERO

Sono queste le tanto decantate verifiche certosine? Se fossero state fatte, si sarebbe evitato di mentire a milioni di telespetta tori. Prima della fine di ogni trasmissione di Report elencava una sfilza di querele vinte: visto che Gabanelli aveva in mano il mio certificato di residenza perché non ha riferito ai telespettatori l'errore commesso?

 

Facile fare un giornalismo simile, senza alcun contraddittorio, emettere "sentenze" vere o false contro chicchessia, come fosse un magistrato della Suprema corte. Ma dovrebbe dirlo prima o poi che è stata una trasmissione bugiarda, nel senso di non rispondente al vero, contro una famiglia in costante pericolo. Per onestà intellettuale, ma soprattutto per rispetto ai suoi telespettatori. Invece non si è mai scusata in merito al madornale errore che avrebbe dovuto far cancellare l'intera puntata».

 

Sono passati due anni da quella trasmissione.

FELICE MANIERO

«Questo argomento è ancora un nervo scoperto e credo lo rimarrà per tutta la vita. Un insieme di falsità, disprezzo delle persone e delle loro vite messe in pericolo, da parte di persone pubbliche ritenute integerrime, al di sopra di ogni sospetto e amate dalla stragrande maggioranza degli italiani. Nella mia precedente vita criminale non avrei mai potuto immaginarlo. Scriverò un libro su questa vicenda, suffragato da riscontri incontestabili, con nomi e cognomi: gli italiani devono sapere cosa è accaduto nei meandri di quelle due soap opera, lontane mille anni luce dal giornalismo onesto. Più volte mi sono detto "se questo è il mondo degli onesti, serve un codice penale anche per loro".

 

Ma l'arsenico c'era o no nell'acqua?

Mostra il certificato di un laboratorio di analisi datato 20 maggio 2013, relativo alle scuole di Aprilia.

«Quando siamo arrivati abbiamo trovato l'acqua con arsenico completamente fuori parametro. Ebbene, siamo riusciti ad abbassare il valore a 0,1 microgrammi per litro, ecco vede, a fronte di un limite di 10. Fornivamo acqua pura come raccolta in cima al Monte Bianco. La verità è un'altra. Con il Comune di Aprilia avevamo un contratto di noleggio triennale, ma dopo il primo anno il dirigente ingegner Cusano mi chiamò dicendomi che avevano messo un dearsenificatore nell'acquedotto per cui i nostri depuratori non servivano più e volevano stracciare il contratto».

maglietta felice maniero

 

Cos'è successo poi?

«Ora ci devono pagare tutto l'arretrato, danni compresi: circa 10 mila euro. Oltre un anno fa ho inoltrato denuncia alla Procura di Roma diretta al dottor Pignatone in cui, tra le altre cose, ipotizzavo il reato di tentata strage in merito alla Casa dell'Acqua in Fontenuova: da allora non sono mai stato sentito.

 

Tentata strage perché in entrata l'acqua della casetta di Fontenuova aveva l'arsenico con un valore di circa 1 mcg al litro e in uscita aveva un valore di 17 mcg al litro, quasi il doppio consentito per legge. Ora, non esistendo in questo pianeta filtri che rilasciano arsenico, il contaminante è stato senza dubbio inserito. Inserito dove quotidianamente centinaia di famiglie si approvvigionano di acqua».

 

Le hanno contestato anche la mancata manutenzione dei beverini nelle scuole.

«Falsità: la manutenzione l'abbiamo continuata anche quando hanno smesso di pagarci. E questo perché c'erano di mezzo dei bambini. Comunque è stata querelata anche l'assessore di Aprilia».

 

FELICE MANIERO

Alla fine, nel febbraio 2016, Anyaquae fallisce.

«Abbiamo dovuto chiudere perché a quel punto non si poteva più lavorare, il nome era stato compromesso: ci chiamavano i clienti dicendo che avevamo avvelenato il depuratore. Cose pazzesche. Ho perso un'attività importante con migliaia di clienti. Ma soprattutto ho perso una prospettiva per mio figlio che era cresciuto professionalmente diventando molto bravo».

 

Malgrado ciò è rimasto nell'imprenditoria.

«C'è stata una seconda azienda, ora siamo pronti per una start up, abbiamo i brevetti».

 

FELICE MANIERO

Ci sono nomi importanti tra i suoi ex clienti?

«In passato Fendi, Maggiore, Avis, Budget, Bartolini» .

 

Meglio i privati?

«Bernard Arnault ha un patrimonio 64,2 miliardi di dollari, è tra i 10 uomini più ricchi del mondo. Ed è il proprietario di Fendi, dove abbiamo installato i nostri depuratori: a palazzo Fendi Roma, a Palazzo Civiltà Italiana Eur e nella sede di Milano.

 

Ebbene, non ci stanno pagando il noleggio da oltre 1 anno e tantomeno vogliono restituire i depuratori stessi nonostante le reiterate richieste da parte nostra. Forse hanno saputo chi sono io, ma cosa vuol dire? Un contratto è un contratto, e io non sono più un criminale. Ho presentato denuncia lo scorso ottobre, sono passati oltre 3 mesi e al momento silenzio tombale».

FELICE MANIERO

 

Insomma la nuova vita è tutta in salita.

«Arnault non ci paga, Report oltre ad aver messo in grave pericolo la mia famiglia, pericolo aumentato viste le ultime scarcerazioni, ci ha fatto chiudere l'azienda, il Comune di Guidonia, nonostante un'ingiunzione al pagamento da parte delle magistratura, non ci paga 90 mila euro da almeno 5 anni. Se lo Stato non paga, se il Servizio Pubblico ci "distrugge" l'attività con programmi infamanti, allora mi chiedo: cosa deve fare la famiglia Maniero?»

 

Cosa fa la famiglia Maniero?

«Dopo Report io e i miei familiari siamo stati resi riconoscibili, non avevamo più il coraggio di uscire di casa. E mia figlia non voleva saperne di andarsene, lì aveva le sue amicizie, la sua vita. Diceva disperata: io da qui non mi muovo. Non sapevo cosa fare, mi sentivo in colpa, avrei buttato una bomba atomica. Scrissi anche al Presidente Mattarella e al ministro degli Interni, temevo potesse succedere qualcosa di grave».

 

E avete ricominciato di nuovo?

FELICE MANIERO

«Per forza, abbiamo dovuto traslocare. Mia figlia è finita in analisi, io in ospedale. È stata una situazione terribile, in assoluto il peggior periodo della mia vita».

 

Ha parlato delle scarcerazioni, teme che gli ex della Mala finiti in carcere dopo le sue rivelazioni le facciano pagare il "tradimento"? Non è che dopo tanti anni, si sono tranquillizzati?

«Io al loro posto non mi sarei tranquillizzato. Se prima temevo, ora temo molto di più: quella non è gente che uscita dal carcere va a lavorare. E in questi ultimi tempi sono usciti i più pericolosi. Manca Pandolfo, se non è già fuori, per chiudere il cerchio».

FELICE MANIERO

 

Perché non ha lasciato l'Italia per andare col suo tesoro in qualche paradiso esotico?

«Perché sono un cretino! Non lo so nemmeno io perché. Dovevo farlo subito, già nel '95, avrei potuto comprare una casa all'estero. Invece sono passati i mesi, i giorni e gli anni: il tempo è volato senza che succedesse nulla e alla fine sono rimasto».

 

È rimasto e ora deve misurarsi di nuovo con la giustizia, non più sul banco degli imputati, ma su quello dei testimoni. La vicenda è quella relativa ai soldi che il suo ex cognato Di Cicco le avrebbe sottratto, ma che lui assicura averle restituito. Cosa dirà in tribunale dopo le rivelazioni fatte nel 2016?

FELICE MANIERO

«Non posso rispondere, indagini in corso».

 

Ma davvero quei 33 miliardi di vecchie lire sono tutto il suo tesoro?

«Indagini in corso».

FELICE MANIERO FELICE MANIERO

 

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