ODISSEA MORO! "C’ERA UN ALTRO UOMO NELL’AGGUATO DI VIA FANI". RIPARTE L’INCHIESTA SUL CASO DELLO STATISTA DEMOCRISTIANO RAPITO E UCCISO DALLE BR - IL GIP DI ROMA ORDINA ALTRI SEI MESI D’INDAGINE AI PM PER TROVARE IL KILLER CITATO DA VARI TESTIMONI CON MITRA E PASSAMONTAGNA PRESENTE IL 16 MARZO 1978 IN VIA FANI FORSE A BORDO DI UN’HONDA DI GROSSA CILINDRATA. IL GIP CHIEDE ULTERIORI ACCERTAMENTI. A PARTIRE DA QUELLI “BALISTICI” SULLE…
Articolo di Antonio Massari e Marco Lillo per “il Fatto Quotidiano” - Estratti
Sul caso Moro s’indagherà per altri sei mesi. L’obiettivo: verificare se il 16 marzo 1978 in via Fani fosse presente un uomo finora mai identificato, armato di un mitra modello “zerbino”, travisato da un passamontagna, forse a bordo di un’Honda di grossa cilindrata.
Il gip Francesco Patrone ha accolto l’opposizione degli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini contro la richiesta di archiviazione avanzata a maggio dalla procura di Roma. Brigida (già difensore di parte civile nel processo per la strage di Bologna) e Salvini (giudice istruttore che riaprì le indagini sulla strage di Piazza Fontana) rappresentano i figli dell’appuntato dei Carabinieri Domenico Ricci, assassinato quella mattina a Roma, insieme con altri componenti della scorta di Aldo Moro, durante la strage che consentì alla Brigate Rosse di sequestrare il Presidente della DC.
I due avvocati hanno valorizzato alcuni elementi emersi dai lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie e altre associazioni criminali istituita nel 2018. Elementi, si legge negli atti, legati alla “evenienza di ‘terze presenze’ sia sul luogo dell’agguato che nelle successive fasi di gestione e conclusione del sequestro”.
Alcune testimonianze hanno infatti descritto la presenza di “un uomo alto, atletico, armato di mitra e con un passamontagna nero attraversato da una striscia rossa”. Tra queste Cristina Damiani, una donna che abitava in via Fani e già nel marzo 1978 raccontò di aver visto la “canna di un’arma spuntare da dietro una vettura parcheggiata davanti al bar Olivetti e le vampate prodotte dagli spari”.
AGGUATO DI VIA FANI - UNO DEGLI AGENTI DI SCORTA DI ALDO MORO
Racconto confermato nel 2022. “La Signora Damiani” si legge nell’atto firmato dal gip “ha confermato a distanza di molti anni, il racconto fornito nel corso delle prime indagini dimostrando la verosimiglianza della ricostruzione secondo cui l’agente Iozzino, nel tentativo di difendersi dai brigatisti posti di fronte a sé, sia stato invece raggiunto inaspettatamente da colpi d’arma da fuoco da qualcuno che si trovava in diagonale alla sua sinistra e che, secondo la signora Damiani, si sarebbe poi allontanato autonomamente rispetto al commando”. Non è l’unica.
“Il signor Luca Moschini ha confermato (...) le sue lontane dichiarazioni in merito all’avvistamento avvenuto in via Fani, mentre era alla guida della sua autovettura, di un gruppo di avieri e di una motocicletta ferma sul suo cavalletto nella parte davanti al bar Olivetti che da su via Stresa con al posto di guida un altro giovane vestito da aviere come gli altri”. Il dato è importante perché è coerente con un ulteriore elemento: “La consulenza della Polizia Scientifica resa in data 11 giugno 2015 (...) da cui si evince che la traiettoria dei proiettili che hanno attinto il vicebrigadiere Zizzi è obliqua dal basso verso l’alto con un’inclinazione di circa 45 gradi.
Secondo la ricostruzione prospettata dai familiari, una persona appostata nella parte più alta della strada, forse dietro una Mini Cooper, avrebbe sparato contro l’Alfetta da una posizione diversa rispetto a quella dei quattro brigatisti in divisa. L’ipotesi sarebbe compatibile con la traiettoria obliqua, dal basso verso l’alto, dei colpi che raggiunsero Zizzi e con le ferite riportate da Iozzino”.
(...) La “terza forza” potrebbe essere la “figura dell’uomo col passamontagna, il quale, secondo la ricostruzione della difesa avrebbe dapprima sparato alcuni colpi contro la Fiat 130 e l’Alfetta nascosto dietro la 127 rossa e la Mini Cooper verde poste sul lato sinistro di via Fani rispetto ai quattro brigatisti con la divisa Alitalia spuntati dalle siepi davanti al bar Olivetti, per poi spostarsi verso la 128 bianca posta dietro l’Alfetta e da quella retrostante posizione avrebbe fatto fuoco, probabilmente abbassandosi, contro gli agenti Zizzi e lozzino”.
Il gip chiede ulteriori accertamenti. A partire da quelli “balistici” sulle “25 cartucce 9 Parabellum nel caricatore LMP da 40 colpi sequestrato a terra in via Fani, dal momento che non è mai stato sottoposto a verifiche tecniche circa i colpi ivi contenuti”. Passaggio fondamentale per verificare la “corrispondenza tra i colpi sparati e le armi utilizzate per compiere l’eccidio”.
E poi “verificare se siano presenti eventuali impronte papillari” e, nel caso vi fossero, “procedere al confronto con quelle dei già noti autori della strage di via Fani” e “ulteriori soggetti registrati presso le Banche Dati” per verificare le possibili “terze presenze” sul luogo dell’agguato non ancora individuate.
L AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MORO
L AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MORO
le auto di moro a via fani dopo l agguato delle brigate rosse
L AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MORO
VIA FANI RAPIMENTO MORO



