satana demonio diavolo

PER OGNI DIO, SERVE UN DEMONIO – LA CREAZIONE DEL DIAVOLO SERVÌ DAL PUNTO DI VISTA TEOLOGICO (E POI ICONOGRAFICO) ALLE RELIGIONE MONOTEISTE, E A QUELLA CRISTIANA IN PARTICOLARE, PER RAFFORZARE LA FIGURA DEL BENE ASSOLUTO: SERVIVA QUALCUNO CHE SI FACESSE CARICO DI TUTTE LE MISERIE DEL MONDO CREATO, DIVENENDO L'ARTEFICE DI OGNI MALE NATURALE E INTERIORE, PADRONE DEL VIZIO, DELLA MENZOGNA E DELL'INGANNO – IL DIO DELL’ANTICO TESTAMENTO ERA VENDICATIVO E SPAVENTOSO. PER ATTENUARE LA SUA POTENZA TERRIFICANTE, “NACQUERO” GLI ANGELI-SERVITORI, MALAK ELOHIM, POI TRASFORMATI IN OPPOSITORI DEL GENERE UMANO (SATAN) – NEL NUOVO TESTAMENTO IL DIAVOLO VIENE MENZIONATO 188 VOLTE (62 VOLTE COME DEMONIO, 36 VOLTE COME SATANA, 33 VOLTE COME DIAVOLO, 37 COME BESTIA, 13 VOLTE COME DRAGO, 7 VOLTE COME BEELZEBUB)

Introduzione al libro “Il diavolo. Storia iconografica del male”, di Laura Pasquini (ed. Carocci)

 

Laura Pasquini - Il diavolo, Storia iconografica del male

Il diavolo come figura storicamente riconoscibile, circoscrivibile, e come simbolo evocativo di ogni male e sua concettualizzazione non è appartenuto a ogni civiltà e non si è potuto insinuare con la medesima rilevanza e profondità nella spiritualità e nelle credenze di ogni popolo. In effetti, le religioni politeiste non hanno avuto la necessità di individuare un solo artefice della rovina umana: le numerose divinità del pantheon egizio, babilonese, fenicio, indiano, persiano ma anche greco e latino, rivali, ambivalenti, prepotenti e sovente mutevoli, erano sufficienti per dare un senso alle infinite disgrazie di uomini ed eroi.

 

A recitare la parte del malvagio non vi era un unico attore ma numerosi, uno per ogni calamità naturale, uno per ogni infima pulsione umana; e neppure sussisteva il rischio di una rigida contrapposizione dualistica rispetto a divinità esclusivamente benefiche.

 

Di certo, vi era una distinzione fra entità per lo più positive, dispensatrici di vita e prosperità, ed entità negative, foriere di impurità, guerre e devastazione; ma la separazione fra i due universi del bene e del male non era sempre così netta e definita, il dualismo così marcato: anche gli spiriti maligni potevano manifestare aspetti apprezzabili e viceversa la divinità benigna poteva rivelare, in alcuni casi, caratteri riconducibili quanto meno a un'incontrollata prepotenza, a un indomito abuso di potere.

 

Ra sotto la forma del Grande gatto sacro combatte contro apofi

Se, ad esempio, il dio Seth dell'antico Egitto, signore del deserto, delle tempeste, del disordine e della violenza, opposto a Horus, Iside e Osiride, era senz'altro percepito come appartenente alla schiera delle divinità temibili e sostanzialmente malvagie, non si poteva per altro verso trascurarne la funzione assolutamente benefica quale protettore del dio Ra, il sole, e come uccisore del suo nemico più acerrimo, il serpente Apofi, incarnazione della tenebra, del male e del caos.

 

Per contro, le religioni monoteiste, avendo un unico dio all'origine di tutto, dovettero assolutamente individuare la fonte del male e distinguerla chiaramente dall'essere supremo, in modo tale da non rischiare di attribuire la sofferenza, la morte, il dolore, la distruzione e la guerra alla divinità benigna e onnipotente.

 

diavolo 4

Di qui la creazione del diavolo come incarnazione della negatività, come risultato del tentativo dello spirito umano di trovare una spiegazione logica al problema del male, per individuarne l'origine, magari remota, e liberare l'umanità e il divino da ogni responsabilità.

 

Le calamità naturali, la morte, i morbi, le pestilenze, le guerre, la crudeltà e tutti quegli eventi che infliggono da sempre e ricorrentemente dolore e sofferenza dovevano reperire una causa prima, un attore cui attribuire ogni colpa, che fosse semmai ben riconoscibile, in modo tale da poter concentrare sulla sua persona ogni timore, mantenendolo a distanza, possibilmente confinato in un luogo "altro" dove un dio buono e potente lo lasciasse segregato per sempre.

 

diavolo satana 4

In tali contesti il diavolo, metafora per eccellenza del disordine e della calunnia, dell'ostilità e della tentazione, di violenza e devastazione, pur osteggiato o ignorato da ricorrenti razionalismi, ha continuato a reperire un suo spazio nella storia e a proporsi quale immediata rappresentazione della disgrazia fisica e morale dell'essere umano.

 

[…]

 

Quanto più un dio viene percepito come assoluto, possente e benevolo, tanto più il diavolo si rende necessario per giustificare gli aspetti concretamente negativi, a volte inaccettabili, dell'esistenza umana. Per tale motivo, proprio fra i monoteismi la figura del demonio ebbe modo di distinguersi in tutta la sua potenza, facendosi carico di tutte le miserie del mondo creato, divenendo l'artefice di ogni male naturale e interiore, padrone del vizio, della menzogna e dell'inganno.

 

diavolo 2

Il Dio onnipotente, trascendente e immanente della religione cristiana, la più diffusa e duratura, unico creatore del cielo e della terra e di tutte le cose visibili e invisibili, infinitamente buono con le sue creature, tanto da sacrificare suo Figlio per la loro salvezza dal peccato, fu quello che più di tutti necessitò dell'antagonista malvagio.

 

Fu proprio il monoteismo giudaico-cristiano a favorire la lenta ma inesorabile costruzione di una fisionomia diabolica; fu in tale ambito che il demonio poté alimentare la sua fama e occupare uno spazio talmente necessario e pervasivo, da rendere il rischio del dualismo manicheo sempre pericolosamente presente e minaccioso.

 

Di fatto, la religione ebraica non conosceva il diavolo. «lo formo la luce e creo le tenebre», si vanta Yahweh in Isaia 45, 7, avendo creato tutto quanto sulla terra e nel cielo vi è di buono e di fosco: il male è dunque parte integrante della creazione, né può essere attribuito ad altri se non a Dio.

 

bibbia

Totalmente assente nella Tanakh, la Bibbia ebraica, le sue tracce vennero in realtà riconosciute in alcuni brani anticotestamentari dalla successiva rielaborazione interpretativa dei Padri. In sostanza,

 

Il dio dell'Antico Testamento, Yahveh, fa quel che può per essere unico, ma finisce con il somigliare non poco ai suoi equivalenti del Medio Oriente: ambiguo, è lungi dall'essere il bene assoluto, ed ha perfino dei lati e degli atteggiamenti spaventosi, giacché esige lo sterminio dei nemici del suo popolo e infligge al suo popolo stesso terribili prove; lotta, senza una ragione apparente, contro Giacobbe, e cerca addirittura di uccidere Mosè (Es. 4, 24-26) .

 

diavolo 3

[…] Per attenuare questi aspetti, talvolta terrificanti, del Dio unico e onnipotente, per nulla compassionevole e invece sovente sanguinario e vendicativo, e per tentare di separare il male dalla sua figura, già al tempo dei profeti, e dunque a partire dall' vili secolo a.C., si trovò il modo di alleggerire il Signore dei compiti più ingrati, affidando i medesimi ad angeli-servitori, malak Elohim, i quali si occupavano delle faccende più sgradevoli in sua vece e con il suo consenso, benché talvolta con uno scrupolo e un'ostinazione persino eccessivi.

 

gesu

Erano figli di Dio, erano i ben Elohim, la sua corte celeste, manifestazioni, emanazioni, del principio divino, suoi fedeli servitori; tuttavia la loro funzione divenne sempre più distintamente quella di oppositori del genere umano e il termine ebraico satan, la cui radice significa "opporre", "accusare", "ostacolare", tradotto con diabolos da diaballein ("mettere ostacoli", "separare") nella Bibbia greca dei Settanta, fini per caratterizzare le loro azioni, sempre più autonome rispetto ai dettami divini. È un satan a bloccare, per volere di Yahweh, la strada sulla quale Balaam sta viaggiando a cavallo di un'asina (Nm 22, 22-27); è ancora lui ad accusare il sommo sacerdote Giosuè dinanzi all'angelo del Signore in Zaccaria (3, I); è sempre lui, in accordo con il Signore, a infliggere a Giobbe intollerabili disgrazie per mettere alla prova la sua fede incorruttibile.

 

diavolo satana 4

A partire dal IV secolo a.C. sarà la casta sacerdotale, in contrasto con il potere monarchico, a favorire il sempre maggiore affrancamento di Yahweh dai mali dell'umanità e ad agevolare la conseguente emancipazione del satan nell'azione oppositiva e accusatoria descritta nel testo biblico.

 

[…]  Lo spirito malvagio conquista nel testo biblico una sempre maggiore indipendenza, amplificando i suoi aspetti distruttivi come personificazione del lato oscuro del divino, trasformandosi in angelo vendicativo, menzognero, sterminatore, propenso a eccedere nella rigidità delle prove inflitte:

 

[…]

 

L'emancipazione del malak Elohim, del satan rispetto a Yahweh non si è tuttavia ancora completamente attuata: queste entità oppositrici continuavano a far parte della corte celeste come strumenti della volontà del Signore, come espressioni del suo potere distruttivo.

 

LA CADUTA DI LUCIFERO

Il grande cambiamento si verifica nell'ambito della letteratura apocrifa apocalittica elaborata dalle sette eretiche giudaiche a partire dal II secolo a.C. e diffusa anche presso i cristiani dei primi secoli della nostra era. Gli Ebrei erano oppressi da secoli, la Palestina era passata dal dominio persiano a quello tolemaico, poi a quello dei Seleucidi, divenuto sempre più pressante e intollerabile sotto Antioco Iv Epifane.

 

Difficile comprendere i segni della Provvidenza, sperare nel mantenimento delle antiche promesse e in un Messia liberatore. Mentre si cercava di individuare una possibile spiegazione per la sofferenza riservata all'essere umano, più ancora se giusto, e all'intero popolo ebraico, il problema dell'origine del male diveniva più che mai impellente: ora che Satana aveva conquistato il dominio del mondo, appariva necessario separarlo definitivamente da Dio per recuperare una speranza, per quanto remota, di salvezza.

 

La teodicea apocalittica ebraica si concentra così sul tema della caduta e del distacco definitivo da Dio da parte di quel satan che nell'Antico Testamento non era mai riuscito ad acquisire un ruolo di totale autonomia e potere.

 

Nella sezione più antica del Libro di Enoch, il Libro dei Vigilanti (II secolo a.C.)'°, che di fatto richiama e glossa un vago accenno del Genesi (6, 1-4)", l'esistenza del male viene ricondotta alla rivolta degli angeli. I figli di Dio, i ben Elohim, incaricati di vegliare sul mondo creato, videro la bellezza delle figlie degli uomini e se ne invaghirono. Istigati e capeggiati da Semyaza, del tutto consapevoli delle proprie azioni, si unirono a esse.

 

Dall'unione, che violava la necessaria separazione fra divino e umano, fra

diavolo 1

Cielo e Terra, nacque la stirpe dei giganti, che diffuse il male sulla terra insegnando all'uomo la metallurgia, l'arte di fabbricare monili, la cosmetica.

 

Per tale motivo i ribelli vennero cacciati e precipitati dagli angeli vendicatori del Signore nell'abisso delle tenebre sotto forma di stelle cadenti. Le parole proferite da Cristo nel Vangelo di Luca (10, 18), «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore», parrebbero rifarsi a questa tradizione cui le prime comunità cristiane non rimasero evidentemente indifferenti.

 

[…]

 

diavolo satana 5

Nel Nuovo Testamento il diavolo viene menzionato 188 volte (62 volte come demonio, 36 volte come satana, 33 volte come diavolo, 37 come bestia, 13 volte come drago, 7 volte come Beelzebub).

 

Il suo ruolo si delinea in parallelo e in stretto rapporto con la figura del Salvatore e dunque con la sua parabola terrena, finalizzata proprio alla liberazione dell'uomo dalla morsa del peccato. Benché il demonio abbia, per così dire, una consistenza "derivata", come figura complementare, la sua presenza come principio di ogni male risulta pervasiva, in quanto costantemente ribadita ed evocata per sottolineare la grandezza del dono che Dio attraverso il Figlio ha offerto all'umanità. Cristo sfida il male direttamente attraverso gli esorcismi", resiste alle sue potenti tentazioni e lo sconfigge definitivamente sulla Croce.

 

La vittoria sul demonio, sul peccato e sulla morte, che per invidia il diavolo ha diffuso nel mondo, sono i motivi stessi dell'Incarnazione. Solo un grande bene poteva sconfiggere l'infinito potere del male: ma proprio in questo si annida il rischio di una pericolosa deriva dualistica, che vede di nuovo contrapposte due entità di pari possanza.

LUCIFERO

 

Memore dei racconti apocrifi, l'Apocalisse giovannea, unico testo del genere escatologico che sia stato ammesso fra i canonici del Nuovo Testamento, sanciva l'identificazione del serpente del Genesi con il diavolo sprofondato per mille anni nell'abisso in attesa della battaglia finale, quando sarebbe stato gettato per sempre nello stagno di fuoco e zolfo: «E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli» (Ap 12, 9); e ancora, «E vidi un angelo che scendeva dal cielo con in mano la chiave dell'Abisso e una grande catena. Afferrò il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana, e lo incatenò per mille anni» (Ap 20, 1-2).

 

Nell'intento di far ricadere sul diavolo tutto il male del mondo, a partire dai primi atti della Creazione, il Vangelo di Luca richiamava il tema antico della caduta, caro all'apocalittica apocrifa giudaica, istituendo un'evidente corrispondenza fra Satana e l'angelo precipitato del Libro di Enoch: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico; nulla potrà danneggiarvi» (Le 10, 18-19).

 

LA CACCIATA DI LUCIFERO

Contro le insidie ripetute del demonio, con il quale san Paolo ingaggia una battaglia incessante, la grazia di Dio costituisce l'unica difesa: «Per il resto, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. Indossate l'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo» (Ef 6, 10-11).

 

Che Satana fosse ormai distinto dal Dio benevolo e onnipotente era chiaro; come spiegare, tuttavia, la persistenza incontestabile del male? Per quale motivo il sacrificio di Cristo non lo aveva estirpato? Era anche il male una creatura di Dio? Perché Dio dovrebbe ammettere la sua azione distruttrice e menzognera? I Padri faticarono notevolmente a reperire soluzioni convincenti a un dilemma di fatto inestricabile, teorie che proclamassero l'infinita bontà del Dio onnipotente tutelandone l'unicità senza sfociare nell'eresia dualistica.

diavolo satana 3

 

Il male poteva rendersi necessario per l'acquisizione di un bene superiore e più profondo; l'uomo potrebbe non essere in grado di comprendere i piani imperscrutabili della Provvidenza divina che evidentemente non si adegua alle categorie di bene e male così come il genere umano le intende: il progetto divino sarebbe comunque benevolo.

 

Oppure il male sarebbe una sorta di sottoprodotto della Creazione, un decadimento rispetto all'infinita perfezione di Dio. O, ancora, il male è assenza di bene, è antitesi dell'essenza, privazione necessaria perché vi sia una differenziazione di forme che consenta la pluralità del Creato.

 

La sofferenza potrebbe essere una prova cui ciascuno in varia misura è sottoposto per crescere, maturare e migliorare sé stesso, per acquisire saggezza e maturità; magari invece si tratta di una punizione per i nostri peccati e il peccato, l'errore, per il quale veniamo puniti, deriva dal libero arbitrio che Dio ci ha concesso per lasciarci liberi, per concederci comunque un' alternativa che sia anche quella di sbagliare, allontanandoci dalla perfezione nella quale siamo stati creati. Insomma, se il male esiste, non è certo perché Dio l'ha creato ma perché noi l'abbiamo scelto.

 

diavolo satana 2

Il problema rimane, tuttavia. Se Dio è così infinitamente buono e giusto, perché consentire tutto questo errore, tutta questa sofferenza? È una questione di intensità e di misura: il male soverchia talvolta di gran lunga gli eventuali esiti positivi che da quello potrebbero sortire ed è proprio in questo scarto che il diavolo di nuovo si insinua.

 

È per giustificare questa incomprensibile, talvolta intollerabile e ingiusta discrasia che la sua presenza si rende necessaria: una presenza invadente e dilagante che ripropone ricorrentemente nella teodicea cristiana la temibile componente dualistica ereditata da ancestrali e potentissime mitologie agoniche, capace evidentemente di intaccare e insidiare in maniera inevitabile la necessaria onnipotenza di Dio.

 

[…]

 

giudizio universale michelangelo 3d

Il male non va peraltro inteso quale entità autonoma e contrapposta al creato perfetto e buono, bensì come privatio boni, assenza, privazione del bene supremo, cui Adamo e Satana rinunciarono per orgoglio smodato ma soprattutto per libera scelta, esercitando, cioè, quel libero arbitrio che Dio, nella sua infinita magnanimità, aveva concesso alle sue creature come dono supremo e prezioso.

 

Il diavolo peccò ab initio temporis per superbia «e prima non ci fu alcun tempo in cui visse tranquillo e felice con gli angeli santi ma [...] si allontanò dal suo Creatore fin dall'inizio della sua creazione»; mosso da smisurato amore di sé, « si allontanò dalla luce della verità subito dopo essere stato creato, poiché era gonfio di superbia e corrotto, avendo provato compiacimento del proprio potere», e non poté in alcun modo partecipare, come sosteneva invece Origene, della luce primigenia cui forse sarebbe potuto tornare alla fine dei tempi.

 

diavolo satana 1

Se anche la libera volontà di rifiutare il bene affrancava Dio onnipotente dalla responsabilità del male, e se questa responsabilità ricadeva ora totalmente sul primo angelo e sul primo uomo, ciò non alleviava la pena, non sollevava dalla sofferenza, non liberava dalla sua presenza potente e pervasiva.

 

Teorizzare la non essenza del demonio, il suo essere assenza di bene, proclamare la sua impotenza dinanzi alla grazia divina era semmai possibile e in qualche modo necessario dal punto di vista della teologia ufficiale, ma gli assunti dei Padri rimanevano certamente difficili da comprendere per la gente comune, per le comunità cittadine del Tardo Impero che vivevano direttamente la crisi delle società urbane e dei loro antichi valori e per quelle rurali ancora fortemente attratte da antiche ritualità pagane.

 

Il male rimaneva vivo, presente, tangibile per tutti e diveniva racconto, confronto e relazione con il sociale, entità caparbiamente mutevole, capace di adeguarsi alla storia e di reperire con il mutare dei tempi nuove figure in cui riconoscersi, attraverso le quali potersi manifestare.

 

LUCIFERO

Rappresentarlo, descriverlo, divenne presto una necessità come lo era quella di raffigurare Dio, i santi, i martiri. Problema non di poco conto, tuttavia, poiché mentre la divinità positiva e salvifica rivela anche nelle immagini la sua unicità, immobilità e relativa coerenza, il grande inganno muta con la storia di cui è di fatto il grande autore: si adatta e nel contempo si ribella, si maschera onde evitare di essere riconosciuto, oppure si rivela, arrogante e irrispettoso, certo di non poter essere arginato in alcun modo, compagno, come rimane, di ogni evento nefasto prodotto dalla natura o dall'uomo nel quale sovente si annida e si nasconde.

 

Quale poteva essere la sua forma? A quali immagini ci si poteva ispirare? Come rappresentare l'angelo caduto, sprofondato nell'abisso o costretto fra Cielo e Terra nell' «aere caliginoso»?" In realtà il diavolo non trovò mai un'iconografia stabile con caratteri precisi e sempre inequivocabilmente ricorrenti: la sua rappresentazione deve piuttosto essere seguita nelle numerose e sorprendenti trasformazioni, nei numerosi mutamenti attuati nel corso della storia, cui il demonio seppe adattarsi con grande maestria e astuzia, essendone in parte l'artefice.

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