PERCHE’ SIGFRIDO RANUCCI, DURANTE LE AUDIZIONI IN PROCURA, HA TENUTO PER SÉ ALCUNE CIRCOSTANZE E NON NE HA PARLATO CON I MAGISTRATI? - IN UN’ORA E PASSA DI AUDIZIONE, NON MENZIONÒ MAI VALTER LAVITOLA - IN QUELLA OCCASIONE (A POCHI GIORNI DALLA PRIMA PERQUISIZIONE ESEGUITA NEI CONFRONTI DI LAVITOLA), RANUCCI, DAVANTI ALLA RICHIESTA DI ILLUSTRARE UN POSSIBILE MOVENTE DELL’ATTENTATO, PARLÒ DELLA POSSIBILITÀ CHE FOSSE STATA LA CAMORRA O DELL’EVENTUALITÀ CHE LA PISTA DA SEGUIRE FOSSE QUELLA DEI CANTIERI NAVALI APPROFONDITI NEL CORSO DI DUE SERVIZI DI ‘REPORT’ – RANUCCI NON HA MAI ACCENNATO NEMMENO ALLA FIGURA DI GOMES CLESIO TAVARES, IL FACTOTUM DI LAVITOLA OGGI IRREPERIBILE NELLO ZIMBAWE, CHE VEICOLÒ L’ORDINE DI LAVITOLA AGLI ESECUTORI MATERIALI…
Estratto dell’articolo di Ilaria Sacchettoni per www.corriere.it
La rilettura in chiave critica delle audizioni in Procura di Sigfrido Ranucci è già iniziata. In seguito al primo interrogatorio di Valter Lavitola (8 luglio scorso) i pm romani hanno riconsiderato parte delle informazioni offerte dal conduttore Rai quale contributo alla verità dei fatti.
È vero che per i pm Ranucci resta la vittima di un odioso attentato orchestrato da un avventuriero ambizioso, quel Valter Lavitola che, però, con Ranucci aveva una fitta frequentazione. Tuttavia quelle audizioni - e particolarmente l’ultima che si è verificata in seguito all’arresto di giugno degli esecutori materiali del blitz dinamitardo - potrebbero essere lette ora in altra prospettiva.
Non è ancora fissata la data di una nuova audizione in Procura ma entro i primi di settembre è verosimile che il conduttore Rai si debba ripresentare negli uffici di piazzale Clodio. Si tratta di appurare perché mai Ranucci abbia tenuto fin qui per sé alcune circostanze.
NON CITÒ MAI LAVITOLA
In un’ora e passa di audizione (alla quale oltre ai pm Carlo Villani e Edoardo De Santis partecipò anche il procuratore Franco Lo Voi) non menzionò mai Valter Lavitola.
In quella occasione - eravamo a pochi giorni dalla prima perquisizione eseguita nei confronti di Lavitola stessa - Ranucci ripercorse le sue direttrici di sempre. E, davanti alla richiesta di illustrare un possibile movente dell’azione dinamitarda, parlò della possibilità che fosse stata la camorra o dell’eventualità che la pista da seguire fosse quella dei cantieri navali approfonditi nel corso di due servizi di Report dal giornalista Daniele Autieri.
IL FACCENDIERE E LE INCHIESTE DI «REPORT»
Ranucci ha smentito vigorosamente un’altra circostanza. Quella che porta, oggi, ad adombrare pressioni o quantomeno influenze di Lavitola per indirizzare i servizi giornalistici. «Mai Report è stata piegata all’interesse di qualcuno», ha sostenuto il suo conduttore attaccato da più parti […] Ma la domanda gli verrà probabilmente posta - ufficialmente - dai pm che indagano sul blitz esplosivo. Vi sono poi interrogativi per così dire «accessori» ma non per questo meno importanti.
sigfrido ranucci e valter lavitola
IL FACTOTUM
Ranucci non ha mai accennato nemmeno alla figura di Gomes Clesio Tavares l’intraprendente factotum di Lavitola oggi irreperibile nello Zimbawe (stando alla anticipazione della Verità) che veicolò, secondo i pm, l’ordine di Lavitola agli esecutori materiali. Quanto al pregiudicato che aveva conosciuto in carcere il faccendiere accusato dell’estorsione a Silvio Berlusconi, Ranucci era a conoscenza della sua lealtà e del suo ruolo negli affari di Lavitola («Potresti prestarmi Gomes» scherza con una battuta in un caso, parlando del grande assedio di detrattori in Rai dai quali sarebbe stato indubbiamente vantaggioso liberarsi). Perché mai non nominarlo con i pm?
SIGFRIDO RANUCCI A OTTO E MEZZO
Si dirà che Ranucci non avrebbe potuto aderire a una prospettiva di colpevolezza dell’amico Lavitola ma è comprensibile che i magistrati vogliano conoscerne le ragioni in profondità. In tutto questo vi è la grande incognita dell’indagato.
Lo stesso faccendiere, assistito dal penalista Sergio Cola, potrebbe decidersi per un ulteriore interrogatorio e raccontare altro. Fino a questo momento ha ammesso il proprio piano, raccontando che fosse mirato a far aumentare la protezione per il conduttore, e ha in seguito aggiunto che, dopo l'attentato, Ranucci avrebbe potuto forse sospettare di lui. Ma quel sospetto non è mai stato ufficializzato.


