PERCHÉ UN’ORA DURA 60 MINUTI, E OGNI MINUTO 60 SECONDI? – TUTTO MERITO DEI SUMERI E DEI BABILONESI, CHE SVILUPPARONO IL SISTEMA NUMERICO “SESSAGESIMALE”, CHE UTILIZZAVA IL 60 COME UNITÀ FONDAMENTALE – LA FACILITÀ CON CUI IL 60 È DIVISIBILE (E QUINDI PRATICO PER I CALCOLI) FECE SÌ CHE IL SISTEMA VENISSE ADOTTATO IN ASTRONOMIA E NELLA MISURAZIONE DEGLI ANGOLI, DUE AMBITI STRETTAMENTE LEGATI ALL’OSSERVAZIONE DEL CIELO E QUINDI ALLA DEFINIZIONE DEL TEMPO – LA DIVISIONE DEL CERCHIO IN 360 GRADI E LA SUDDIVISIONE DEL TEMPO IN 60 FU UNA CONSEGUENZA NATURALE…
Sintesi dell’articolo di Jocelyn Timperley per www.bbc.com
Perché un’ora dura 60 minuti e ogni minuto è composto da 60 secondi? È una domanda che sembra quasi banale, eppure affonda le sue radici in una storia antichissima, che risale a civiltà lontane migliaia di anni. Come ricostruisce Jocelyn Timperley in un approfondimento per la BBC, il sistema che ancora oggi governa il nostro modo di misurare il tempo è il risultato di una scelta matematica fatta nella Mesopotamia di oltre 4.000 anni fa.
Il numero perfetto (per gli antichi)
Alla base di tutto c’è il sistema numerico sessagesimale, sviluppato dai Sumeri e poi perfezionato dai Babilonesi. A differenza del nostro sistema decimale, basato sul numero 10, quello sessagesimale utilizza il 60 come unità fondamentale.
Non si tratta di una scelta casuale. Il 60 è un numero altamente divisibile: può essere suddiviso per 2, 3, 4, 5, 6 e molti altri numeri interi senza lasciare resti. Questo lo rendeva estremamente pratico per i calcoli, soprattutto in un’epoca in cui frazioni e operazioni complesse erano difficili da gestire.
Come sottolinea Timperley, questa caratteristica rese il sistema sessagesimale particolarmente utile per l’astronomia e per la misurazione degli angoli, due ambiti strettamente legati all’osservazione del cielo e quindi alla definizione del tempo.
Dal cielo agli orologi
Gli antichi Babilonesi osservavano il movimento del Sole e delle stelle per suddividere la giornata. Fu in questo contesto che nacque la divisione del cerchio in 360 gradi, un altro retaggio del sistema sessagesimale. Da qui, il passo verso la suddivisione del tempo in unità basate sul 60 fu naturale.
La giornata venne progressivamente divisa in 24 ore, un numero che deriva in parte dalla tradizione egizia, mentre la suddivisione interna delle ore seguì la logica babilonese: 60 minuti per ora e 60 secondi per minuto.
È interessante notare che, come evidenzia l’articolo della BBC, queste unità non erano inizialmente utilizzate nel modo preciso e uniforme che conosciamo oggi. Per secoli, la durata di un’ora poteva variare a seconda della stagione e della latitudine. Solo con l’avvento degli orologi meccanici, tra Medioevo e prima età moderna, il tempo venne standardizzato.
Un’eredità che resiste
Nonostante il mondo moderno sia interamente basato sul sistema decimale, il tempo continua a sfuggire a questa logica. Tentativi di riforma non sono mancati: durante la Rivoluzione francese, ad esempio, si cercò di introdurre un sistema decimale anche per le ore, dividendo la giornata in 10 ore da 100 minuti ciascuna. L’esperimento fallì rapidamente.
Il motivo è semplice: il sistema basato sul 60, per quanto antico, è estremamente efficiente e profondamente radicato nelle abitudini culturali e scientifiche.
Ancora oggi, la sua influenza si estende ben oltre gli orologi. La divisione dei gradi in 60 minuti d’arco e 60 secondi d’arco, utilizzata in navigazione e astronomia, è un chiaro esempio della sua persistenza.
orologio louis xvi progettato da robert robin 3
Il tempo come fossile culturale
Come osserva Jocelyn Timperley nel suo articolo per la BBC, il modo in cui misuriamo il tempo è una sorta di “fossile culturale”: una traccia viva di civiltà scomparse che continua a scandire la quotidianità contemporanea.
Ogni volta che guardiamo l’orologio, in realtà, stiamo utilizzando una convenzione matematica nata sulle rive del Tigri e dell’Eufrate, molto prima dell’invenzione della scrittura alfabetica, delle democrazie moderne o della tecnologia digitale.
E forse è proprio questo l’aspetto più affascinante: in un mondo in continua accelerazione, il modo in cui contiamo i secondi resta legato a una scelta fatta migliaia di anni fa — una decisione che, per la sua eleganza matematica, non è mai stata davvero superata.





