corpi dei manifestanti morti in iran

IL PERFETTO INGRANAGGIO DELL’ATROCE REGIME IRANIANO: UCCIDE, RICATTA E GUADAGNA - LE FORZE DI REPRESSIONE CHE AGISCONO PER CONTO DEL REGIME, PRIMA UCCIDONO CHI PROTESTA POI PRENDONO IN OSTAGGIO IL CADAVERE ED ESIGONO UN PAGAMENTO PER OGNI PALLOTTOLA NEL CORPO DEL MORTO: CHI NON RIESCE A PAGARE NON AVRÀ INDIETRO IL PROPRIO CARO CHE VERRÀ SEPOLTO IN UNA FOSSA COMUNE – IN UN PAESE DOVE IL REDDITO MEDIO DI UN LAVORATORE È INFERIORE A 100 EURO MENSILI, SI CHIEDONO ANCHE 8MILA EURO, ALIMENTANDO LA DISPERAZIONE DELLE FAMIGLIE E…

Estratto dell’articolo di Fabiana Magrì per “La Stampa”

 

corpi dei manifestanti morti in iran

Altro che inodore. In Iran il denaro puzza di morte, di ricatto, di umiliazione e di intimidazione. Il fenomeno è diffuso. «È più frequente a Teheran e nelle città più grandi», dice Azam Bahrami, attivista iraniana per i diritti umani che da molti anni vive in Italia come rifugiata politica. «Non sappiamo se è uno schema comune o se si tratta di iniziative dei singoli». È la pratica, macabra e crudele, del pule tir in farsi (bullet money in inglese), una sorta di tassa sui proiettili.

 

DONNA IRANIANA ABBRACCIA IL CADAVERE DI UN MANIFESTANTE UCCISO

Le forze di repressione che agiscono per conto del regime, prima sparano su chi protesta, per ucciderli – l'ayatollah Ali Khamenei e il presidente Masoud Pezeshkian li etichettano come «terroristi» – poi esigono un pagamento per ogni pallottola nel corpo del morto ammazzato. È un'estorsione ai danni delle famiglie sotto choc e in lutto.

 

«Non a tutte le famiglie chiedono le stesse cifre – spiega Bahrami […] – Ci sono famiglie che non hanno dato soldi, perché non li hanno, e non hanno potuto riavere il corpo dei figli, dei mariti, delle sorelle».

 

Perché oltre al collasso morale che la pratica rappresenta, si tratta di cifre importanti.

Inarrivabili, per molte persone, in un Paese devastato dalla crisi economica, dove il reddito medio di un lavoratore è inferiore a 100 euro mensili.

[…] il regime si rifiuta di restituire i corpi a meno che le famiglie non paghino i proiettili usati per ucciderli. Se non possono permettersi di pagare il pizzo sui propri morti, l'alternativa è la sepoltura anonima in fosse comuni.

 

proteste iran.

«Per ridare i cadaveri chiedono un sacco di soldi. Cifre pari a 4.000, 5.000 e fino a 8.000 euro», secondo Bahrami. Altre fonti di organizzazioni e media di oppositori al regime, sulla base di resoconti sul campo, parlano dell'equivalente di 1.700 dollari per ogni proiettile. […]

 

Questa forma di depravazione e sadismo istituzionalizzato è comune ai regimi autoritari e appartiene alla tradizione di quello islamico radicale iraniano fin dal suo inizio, nel 1979. Se ne trova ampia testimonianza nel corso degli anni '80. Non solo la Repubblica Islamica chiede denaro in cambio della restituzione dei cadaveri ma arriva a rubare – o a prendere in ostaggio, secondo una pratica che ha emulatori nelle organizzazioni terroriste islamiche – i corpi.

corpi dei manifestanti morti in iran

 

«In Kurdistan e nel Kermanshah – conferma Bahrami attraverso le sue fonti – stanno rubando i cadaveri. Le famiglie che sono riuscite ad arrivare agli obitori o negli ospedali prima delle autorità e hanno ottenuto le spoglie dei loro cari, li nascondo in casa, li mettono sotto ghiaccio. O li seppelliscono in giardino, per non farseli portare via».

proteste in iran 6

 

Alle famiglie non viene chiesto solo di pagare. Secondo Dadban, un gruppo di monitoraggio dei diritti umani, le autorità di diverse città chiedono di firmare false dichiarazioni e registrare i propri morti come miliziani Basij, uccisi dai manifestanti. Un tradimento postumo che riscrive la biografia di chi è stato ammazzato e serve a gonfiare i numeri delle vittime delle forze di sicurezza e la versione ufficiale dei «terroristi».

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