USARE IL QUIRINALE COME FUMO NEGLI OCCHI – LA SPARATA DI GIORGIA MELONI SUL FUTURO “PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI DESTRA” È UNA MOSSA CHE AIUTA LA DUCETTA A NASCONDERE I PROBLEMI REALI DEL PAESE, DALLE BOLLETTE ALLA SICUREZZA – LO STORICO GIANNI OLIVA: “RISCHIAMO DI AVERE UNA CAMPAGNA ELETTORALE IN CUI IL TEMA ‘PRESIDENTE DI DESTRA SÌ O PRESIDENTE DI DESTRA NO’ SARÀ CENTRALE, MENTRE RESTERANNO NELL'OMBRA LE LISTE D'ATTESA NEGLI OSPEDALI, L'EVASIONE FISCALE, IL COSTO DELL'ENERGIA. CIÒ CHE CONTA, IN UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, NON È L'ETICHETTA DI PROVENIENZA, MA LA CAPACITÀ DI ESSERE PRESIDENTE DI TUTTI GLI ITALIANI, DI MOSTRARE UN PROFILO MISURATO, CAPACE DI COMPRENDERE E FARE SINTESI…” – VIDEO
Estratto dell’articolo di Gianni Oliva per “L’Arena”
giorgia meloni a 10 minuti rete 4 1
Che un Presidente della Repubblica possa provenire dall’area del centrodestra, come sostiene la premier, è fuor di dubbio e rientra a pieno titolo nel gioco della democrazia rappresentativa. Ciò che non funziona è l’impostazione del tema dato dalla maggioranza e dall’opposizione, con la forma che sostituisce la sostanza: da Destra si rivendica perentoriamente che il prossimo presidente sarà di destra, la Sinistra evoca invece fantasmi all'idea che possa esserlo.
E rischiamo di avere tra qualche mese una campagna elettorale politica in cui il tema «presidente di Destra SI»-«presidente di Destra No» sarà centrale, mentre resteranno nell'ombra le liste d'attesa negli ospedali, l'evasione fiscale, i ritardi del sistema scolastico, il costo dell'energia, e tutto ciò che riguarda la vita vera dei cittadini.
Ciò che conta, in un Presidente della Repubblica, non è l'etichetta di provenienza, ma la capacità di essere Presidente di tutti gli Italiani; di mostrare un profilo misurato, capace di comprendere e fare sintesi; di applicare con rigore la Costituzione e di vigilare perché nessuno provi a forzarne le regole; di essere insieme efficace e sobrio nelle dichiarazioni, evitando faziosità o «picconate» [...]
Uomini con queste qualità non mancano, indipendentemente dalle loro culture politiche, e lo hanno dimostrato gli ultimi due presidenti: Giorgio Napolitano proveniva dalla storia del Partito comunista, cui si era iscritto ventenne nel 1945; Sergio Mattarella proviene da quella opposta della Gioventù Maschile dell'Azione Cattolica e poi della Democrazia Cristiana.
giorgia meloni ignazio la russa sergio mattarella parata 2 giugno foto lapresse
In periodi di disaffezione alla politica e di crisi, sono stati riferimenti popolari, non a caso rieletti con ampie convergenze tra i partiti. Vorrei (forse vorremmo tutti) che il prossimo Presidente avesse queste stesse caratteristiche; vorrei fosse frutto di una scelta meditata e il più possibile condivisa.
Soprattutto vorrei che la campagna elettorale del 2027 vertesse su proposte concrete che riguardano la vita di tutti noi, sulle urgenze che sentiamo nel nostro quotidiano, sulla realtà di un Paese pieno di disagio e di problemi irrisolti, e non sulla disquisizione teorica «Presidente di Destra o di Sinistra»: perché questo sarebbe solo l'ennesimo alibi di una classe dirigente incapace di programmi, che nasconde la mancanza di identità politica con le scintille dello scontro polemico.

